La scelta del “Giovanni Celeste” come possibile casa stabile del Messina non nasce soltanto da ragioni ambientali o dal legame storico della città con l’impianto di via Oreto. Dietro il cambio di orientamento rispetto al “Franco Scoglio” ci sono soprattutto valutazioni tecniche, organizzative e legate al lavoro quotidiano della squadra.

A chiarirlo è stato Maurizio Pellegrino, direttore sportivo del Messina, intervenuto nella trasmissione “Fuori Categoria”, andata in onda su Zona Sportiva e Messinanelpallone. ( LINK )

“Credo sia stata un po’ una combinazione di entrambe le cose”, ha spiegato Pellegrino riferendosi alla domanda se l’input fosse arrivato dall’area tecnica o fosse maturato più complessivamente all’interno della società. “Nelle nostre intenzioni non c’è quella di non sbagliare, ma di sbagliare il meno possibile. In questo momento della ripartenza del Messina dobbiamo essere molto pratici e valutare ogni aspetto”.

“ALLENARSI IN UN POSTO E GIOCARE IN UN ALTRO È UNA DIFFICOLTÀ OGGETTIVA”

Il punto di partenza del ragionamento del direttore sportivo è la quotidianità. “Parlo soprattutto da un punto di vista pratico. Quando una squadra ha già difficoltà nel trovare un campo nel quale allenarsi e poi deve andare a giocare in un altro impianto che vede magari soltanto la domenica, questa è una difficoltà oggettiva per una squadra di calcio”.

Il Messina sta svolgendo gran parte del proprio lavoro settimanale proprio al Celeste. “Stiamo facendo dei sacrifici per trovare gli spazi, ma ci alleniamo cinque-sei volte a settimana al Celeste. Credo che anche dal punto di vista della prevenzione degli infortuni sia importante non cambiare continuamente terreno di gioco”.

“LO STESSO CAMPO DÀ CONFIDENZA E FAMILIARITÀ”

Da qui la considerazione che ha riportato il “Giovanni Celeste” al centro delle valutazioni societarie. “Allenandoci su un campo che può diventare anche quello della domenica possiamo avere molta più confidenza e familiarità. E poi, alla fine, stiamo parlando del Celeste”.

Non viene nascosta la difficoltà di organizzare gli spazi in un impianto utilizzato da numerose società, ma per Pellegrino il dato concreto è che, al momento, quello è diventato il luogo nel quale il Messina svolge la propria attività. “Capisco le tante esigenze del movimento sportivo messinese e stiamo facendo davvero tanti sacrifici per avere il nostro spazio. Però in questo momento il nostro spazio è il Celeste ed era giusto valutare seriamente la possibilità di rimanere e giocare lì”.

ANCHE L’INVERNO HA PESATO NELLA SCELTA

C’è poi un aspetto legato alla stagione che sta per iniziare. “Ci apprestiamo al periodo invernale e le piogge potrebbero comportare ulteriori problemi nell’utilizzo del San Filippo”, ha osservato il direttore sportivo. Il “Franco Scoglio” dispone infatti di un terreno in erba naturale che necessita di cure specifiche, mentre il Celeste presenta una superficie sintetica. Per Pellegrino la valutazione complessiva ha quindi riguardato diversi elementi: “È una scelta fatta soprattutto sotto il profilo tecnico, della prevenzione degli infortuni e anche della serenità mentale: avere un campo, un posto nel quale allenarsi e nel quale poi giocare”.

“AL CELESTE SERVONO ORGANIZZAZIONE E COORDINAMENTO”

Questo non significa che tutte le difficoltà siano già risolte. Pellegrino riconosce apertamente che la contemporanea presenza di molte squadre al Celeste richiede una gestione precisa. “Tante squadre all’interno dell’impianto non sono certamente la situazione ideale. La struttura deve essere gestita, curata, organizzata e coordinata”. Il direttore sportivo, però, registra disponibilità al confronto. “Ci sono aperture e disponibilità. Speriamo di riuscire a trovare un programma di lavoro per il Messina che possa diventare definitivo, una volta scelta la sede del Celeste”.

“PER NOI L’ECCELLENZA È COME SE FOSSE LA SERIE A”

Dietro la richiesta di avere maggiori spazi c’è anche il tipo di lavoro impostato da Alfio Torrisi. Le sedute sono lunghe, con parte atletica e tattica, e richiedono tempi compatibili con una preparazione che il Messina vuole mantenere su standard professionali. “Sappiamo di essere in Eccellenza, dobbiamo accettare questa categoria, calarci e rispettarla. Però siamo il Messina e per noi è come se fosse la Serie A. Cerchiamo di comportarci da professionisti e di curare ogni particolare”. Una filosofia che inevitabilmente ha riflessi anche sull’organizzazione degli allenamenti. “Questo comporta sedute più lunghe, più intense e impegnative. Avere poco tempo a disposizione sicuramente non aiuta”.

DOPO LO SCORDIA, L’OBIETTIVO È TRASFERIRSI AL CELESTE

Per la partita contro la Gymnica Scordia il Messina resterà ancora al “Franco Scoglio”, ma l’orientamento per le successive gare interne sembra ormai definito. “Da parte della società non credo ci siano grandi problemi per giocare la prossima partita casalinga, dopo quella con lo Scordia, al Celeste. Ormai siamo mentalizzati su questo”. Pellegrino precisa però di non occuparsi direttamente degli aspetti burocratici. “Non sono cose che gestisco io. La società credo abbia fatto tutto e stia lavorando con l’amministrazione e con le istituzioni per permetterci finalmente di giocare al Celeste e stabilirci lì in maniera definitiva per le partite casalinghe”.

“NON VEDO OSTACOLI INSUPERABILI”

Quanto alle questioni di ordine pubblico, viabilità e organizzazione della gara, il direttore sportivo non individua, per quanto di sua conoscenza, impedimenti tali da rendere impraticabile la soluzione. “Se giocheremo al Celeste verranno attivati tutti i criteri e gli aspetti necessari per disputare lì la partita. Sinceramente non vedo un problema serio che possa impedirlo”. Per la sfida con lo Scordia, invece, i tempi sarebbero stati troppo stretti. “Probabilmente non si è fatto in tempo a organizzare tutto per questa settimana. È stato deciso così e ne abbiamo preso atto: giocheremo al San Filippo. Poi avremo quasi quindici giorni per organizzare una partita al Celeste e non mi sembra ci sia qualcosa di apocalittico o insuperabile”.

UNA SCELTA SOPRATTUTTO TECNICA

Le parole di Pellegrino aiutano quindi a leggere il cambio di rotta senza ridurlo a una semplice preferenza tra due impianti. La questione, per l’area sportiva, è innanzitutto quella di dare al Messina una sede stabile. Allenarsi ogni giorno nello stesso posto nel quale si gioca, conoscere il terreno, evitare continui cambi di superficie, organizzare meglio sedute lunghe e intense e affrontare con minori incognite il periodo invernale. Il Celeste, nelle valutazioni del direttore sportivo, risponde oggi meglio a questa esigenza. Resta da completare la parte organizzativa e istituzionale. Ma l’indirizzo tecnico appare ormai chiaro: se le condizioni lo consentiranno, il Messina vuole allenarsi e giocare al “Giovanni Celeste”, trasformandolo nella propria casa quotidiana e non soltanto nello stadio della domenica.

Sezione: Acr Messina / Data: Sab 03 ottobre 2026 alle 15:14
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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