Più che una preferenza tra “Franco Scoglio” e “Giovanni Celeste”, per Alfio Torrisi la questione riguarda le condizioni nelle quali il Messina deve poter lavorare ogni giorno.

Alla vigilia della sfida con la Gymnica Scordia, il tecnico è tornato sulla vicenda dello stadio e sul cambio di orientamento maturato nelle ultime settimane, affrontando il tema con toni molto più ampi rispetto alla semplice scelta dell’impianto nel quale disputare le gare interne.

“Penso che la società sia stata abbastanza chiara sul nostro pensiero iniziale. Noi abbiamo un obiettivo che va oltre il San Filippo, il Celeste, il campo grande o piccolo, la tribuna coperta o scoperta: far stare e lavorare la squadra nel miglior modo possibile”.

“SONO I GIOCATORI CHE DEVONO PORTARCI IN SERIE D”

Torrisi riporta tutto alla priorità tecnica: “Dobbiamo creare meno problemi possibile ai giocatori, perché sono loro che ci fanno vincere le partite e sono loro che devono portarci in Serie D”.

Il problema, secondo l’allenatore, è che oggi questa condizione non sarebbe ancora garantita: “Le posso assicurare che in questo momento è molto complicato. A livello logistico stiamo lavorando in una difficoltà enorme”.

“VIVIAMO UNA SITUAZIONE INDEGNA SOTTO IL PROFILO LOGISTICO”

Il tecnico ringrazia esplicitamente chi ogni giorno cerca di compensare le difficoltà organizzative.

“Voglio ringraziare i nostri magazzinieri, Cirino e Giuseppe Ortale, perché sono degli stakanovisti incredibili. I sacrifici che fanno quotidianamente non potrebbero essere ripagati economicamente”.

Poi una frase particolarmente dura: “Viviamo una situazione indegna sotto il profilo logistico. Si stanno facendo tantissimi sacrifici, soprattutto da parte dei ragazzi”.

“LA PROPRIETÀ DEVE TUTELARE I PROPRI INVESTIMENTI”

Torrisi lega direttamente il problema degli impianti agli investimenti sostenuti dalla nuova proprietà.

“La società è attiva a 360 gradi perché vuole tutelare i propri investimenti. Se la squadra non sta bene e non può lavorare nelle condizioni giuste, non si stanno tutelando gli investimenti di una proprietà forte come quella che abbiamo noi”.

Per questo, secondo l’allenatore, si continua a cercare una soluzione differente.

“Stiamo cercando di dare un vantaggio alla squadra e non uno svantaggio. In questo momento, per come ci stiamo allenando e poi giocando al San Filippo, diamo uno svantaggio alla squadra”.

“È FONDAMENTALE GIOCARE DOVE CI SI ALLENA”

Alla domanda sul perché non venga semplicemente svolto l’intero programma settimanale al “Franco Scoglio”, Torrisi entra nel cuore della questione.

“Io penso che per una squadra sia importantissimo giocare dove si allena. È una cosa che in questo momento non stiamo potendo fare”.

Una condizione che, precisa il tecnico, non è stata finora garantita né allo “Scoglio” né completamente al “Celeste”.

“Quando giochiamo al San Filippo non possiamo farlo e nemmeno andando al Celeste siamo ancora riusciti ad avere questa possibilità nelle modalità che vorremmo. Sui motivi non sono io la persona adatta a rispondere”.

“ABBIAMO ESIGENZE DIVERSE”

Torrisi rivendica quindi il modello professionale scelto dal club.

“Con tutto il rispetto per l’Eccellenza, ci sono squadre che vivono questa categoria quasi come un dopolavoro. Noi non lo facciamo e quindi abbiamo esigenze differenti”.

Il Messina si allena con programmi e carichi concepiti secondo una logica professionistica e questo, inevitabilmente, comporta necessità organizzative diverse.

“Io vorrei che una volta per tutte si comprendesse quanto sia importante questo progetto Messina, perché sinceramente in questo momento non ho ancora la percezione che sia stato compreso fino in fondo”.

“QUESTA PROPRIETÀ STA FACENDO INVESTIMENTI IMPORTANTI”

Torrisi sottolinea con forza la dimensione economica del progetto.

“C’è una proprietà che sta facendo investimenti importanti. Gli investimenti che questa proprietà sta facendo oggi, in Serie D, li fanno forse due squadre per girone”.

Da qui la richiesta di tutelare il progetto:

“Credo sia corretto proteggerlo, perché altrimenti alla lunga rischia di non poter andare avanti. Le difficoltà che incontriamo ogni santo giorno sono enormi, alcune volte faccio fatica persino a crederci”.

“SIAMO ARRIVATI A LUGLIO, A OTTOBRE E NON È CAMBIATO NULLA”

Il passaggio successivo riguarda i tempi.

“La società e la dirigenza stanno lavorando perché questi problemi vengano risolti. Però il tempo passa e noi abbiamo bisogno di una velocità e di tempistiche differenti”.

Quindi l’affondo:

“Siamo arrivati a luglio, siamo già a ottobre e non è cambiato nulla. Qualcosa deve cambiare”.

Non una rivendicazione personale, precisa Torrisi.

“Non lo dico per me. Io oggi alleno il Messina e domani potrò essere da un’altra parte. Il direttore Pellegrino oggi è qui e un giorno potrà essere altrove. Noi siamo tutti di passaggio”.

“LA STORIA DEL MESSINA NON VA CALPESTATA”

È qui che il discorso dell’allenatore assume un significato più ampio.

“Il Messina e la storia del Messina non vanno calpestati”.

Per Torrisi una grande squadra deve tornare a essere uno dei simboli della propria città.

“Io penso che in tutte le città dove c’è il grande calcio, la cartolina debba essere rappresentata dalla squadra di calcio e dalla città. In questo momento questa cartolina è una brutta cartolina, sbiadita e calpestata, e merita più rispetto”.

“LE PROPRIETÀ CHE INVESTONO VANNO COCCOLATE”

L’ultimo pensiero riguarda ancora Justin Davis: “Giocatori e allenatori passano. Le proprietà che invece investono, e investono seriamente, vanno coccolate, perché sono quelle che possono portare lustro e progettualità a una squadra di calcio”.

Torrisi insiste anche sulla differenza rispetto al recente passato:

“Negli ultimi dieci anni non penso che il Messina abbia avuto una proprietà con questa ambizione di vincere e con la volontà di fare investimenti così importanti”.

“NON ABBIAMO NEMMENO GLI SPAZI PER UNA PALESTRA”

Il problema, nella lettura del tecnico, non riguarda soltanto il terreno di gioco.

“Tutto quello che viene fatto fuori dal campo – investimenti, mercato, struttura societaria – non riesce a essere completato dal modo in cui oggi siamo costretti a lavorare”.

E porta un esempio concreto:

“Non possiamo avere uno spazio per una palestra, non possiamo avere i nostri spazi. Sono proprio queste cose a fare la differenza tra una società importante e un’altra”.

UNA CASA PER IL MESSINA

Il pensiero di Torrisi, quindi, va oltre la contrapposizione tra “Scoglio” e “Celeste”.

Il tecnico chiede soprattutto che il Messina possa finalmente avere un luogo stabile nel quale lavorare e giocare, con spazi e tempi compatibili con il progetto professionale che proprietà, direttore sportivo, staff e squadra stanno cercando di costruire.

Il “Giovanni Celeste” è diventato la soluzione individuata perché permetterebbe, nelle intenzioni dell’area tecnica, di avvicinare il più possibile allenamento e partita.

Per Torrisi la questione è prima di tutto questa: mettere il Messina nelle condizioni di comportarsi da società professionale già oggi, pur disputando l’Eccellenza.

Perché, come ripete il tecnico, la categoria è quella che è, ma il Messina deve prepararsi e lavorare come se fosse già altrove.

Sezione: Acr Messina / Data: Sab 03 ottobre 2026 alle 14:32
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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