Dovessimo dire davvero quello che pensiamo sulla Commissione Sport che ieri è stata convocata a Palazzo Zanca per parlare di stadi e Messina calcio, probabilmente non faremmo il bene dell'Acr e feriremmo nell'orgoglio più di qualcuno. Allora preferiamo turarci il naso e fare finta che la pace sia tornata, che in questi mesi non si siano registrate le solite assurde dinamiche che ormai da anni rendono questa piazza slegata, poco attrattiva, perennemente inquieta.

Le riflessioni poggiano su due piani. Il primo è quello politico: il nulla cosmico. Interventi su interventi parsi più finalizzati a fare vedere di saperne, di interessarsi, di capirne qualcosa. Il problema di base, in questo senso, è che è stata proprio sbagliata la sede per discutere di tali argomenti. Il Messina, l'uso più o meno consono delle strutture, i rapporti tra le parti, non dovrebbero viaggiare su un terreno politico, di questi tempi già di base divisivo, ma su un campo strategico. Non c'è nulla da inventare, né primordialità da assumersi, ma semplicemente ci sarebbe da sedersi intorno a un tavolo, l'Amministrazione e i vertici del club, ragionando su quale siano i modi per mettere a frutto le migliori prospettive per lo sviluppo del calcio cittadino. Questo, se davvero lo si volesse.

Ormai da tempo, invece, lo sport ma nello specifico il Messina, è diventato quasi un "peso". Un'entità nei confronti della quale approcciarsi nella maniera più veloce possibile per togliersi questa "camurria dalle palle" (seccatura per i non siciliani) e con essa quei tifosi (sempre di meno purtroppo anche per colpa di questo approccio) che seguono la squadra e diventano a loro volta "camurriusi". Lo dimostra l'assenza del sindaco Federico Basile, che comunque ha delegato gli assessori Massimo Finocchiaro e Stello Vadalà: i rappresentanti della "delega spezzata". Un altro segnale che dovrebbe fare riflettere, come se pratica e parte strutturale fossero scollegate.

Forse stiamo cadendo nel burrone che avremmo voluto evitare. Cioè: dire qualche verità di troppo che potrebbe alterare i rapporti tra Comune e Acr, che diciamocelo chiaramente, continuano a giurarsi collaborazione ma finora sono stati improntanti solo e soltanto sulla confusione! Una costante datata nel tempo, purtroppo. Mentre a pochi chilometri si formano cordate e si fa la voce grossa a livello nazionale. E veniamo al secondo piano, quello pratico.

Cosa servirebbe oggi al Messina? A luglio la società ha inviato una pec al Comune chiedendo la concessione annuale del "Celeste" per attività della squadra femminile, allenamenti e gare del settore giovanile, allenamenti e gare ufficiali della prima squadra. "Tutto concesso", dice Finocchiaro. Tranne le gare casalinghe, per le quali servono dei lavori nei pressi della Curva Sud per garantire la massima sicurezza. Il Messina intanto ha giocato dalla Coppa in poi tutte le gare interne al San Filippo, si era anche trasferito lì con il proprio quartier generale della prima squadra, per giostrarsi meglio a livello logistico, di materiale, spazi e orari. Fossimo stati in loro, non ci saremmo mossi dal "Franco Scoglio", perché la sensazione sembra quasi che per ottenere il benificio di tornare nella storica casa biancoscudata, si debba "pregare" qualcuno. E' invece una scelta, d'altronde il Comune aveva deciso di riaprire il catino di via Oreto proprio per dare sfogo, anche emergenziale in attesa di ritrovare il "Bonanno", alle squadre di categorie minori. E questo si sta verificando. Si devono assumere delle scelte, anche impopolari, come d'altronde questa Amministrazione (anche con successo) ha fatto in altri settori. Allora o priorità al Messina, o continuità sugli spazi a tutti: la via di mezzo non funziona, seppur questa situazione sia stata fortemente condizionata dall'infausta retrocessione dello stesso Messina in Eccellenza.

Sullo stadio "Celeste", oggetto di restyling seppur parziale e i cui lavori effettuati hanno già mostrato qualche preoccupante crepa tra spogliatoi e terreno sintentico, al di là di tutte le chiacchiere in Commissione, l'interrogativo è solo uno: cosa si vuole fare di quello stadio? Come lo si vuole gestire? Perché la formula della responsabilità a tempo tra le società, della chiave che passa di mano in mano, evidentemente non funziona.Anche con una firma su un disciplinare. Serve un gestore unico e in questo senso pare prendere forma la strada dell'Ati che unisca più società. Dunque rimarrà deluso chi ci immaginava dentro la "casa del Messina" che "ritorna al futuro", chi sperava (il club stesso?) in una gestione pluriennale, chi pensava a una concessione esclusiva. Al momento non si cambierà l'attuale andazzo, ma che almeno si metta un poco di ordine e si segua una linea coerente, chiara e definita. Che sia tramite concessione diretta, un bando o una gestione in house: è sempre una scelta.

Ma l'aspetto più importante è un altro e lo ribadiamo ancora una volta: a questa Amministrazione importa sostenere, supportare e facilitare l'ascesa di una realtà come Racing che, al netto di alcuni limiti ancora palesati a livello organizzativo e programmatico (bisogna crescere su coerenza operativa, strutturazione interna, contatto con la realtà locale, settore giovanile e molto altro), sta investendo già da mesi delle risorse importanti per provare a costruire un progetto sportivo in città? Se la risposta è sì, l'unica cosa da fare e sedersi a tavolino una volta per tutte e pianificare, nero su bianco, dei passi condivisi da compiere da ora ai prossimi due, tre o cinque anni su stadi e non solo. Impegni reciproci, per ritornare a essere un blocco unico, aumentando anche il peso "politico" che è venuto a mancare evidentemente di recente (leggasi mancato ripescaggio), trascinando anche la città nel rilanciare quello che, anche se materiale, resta un bene comune. Perché identifica il senso d'appartenenza di una comunità, come solo lo sport probabilmente sa fare.

Sezione: Il focus / Data: Gio 15 ottobre 2026 alle 13:29
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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