Per capire il -20 inflitto oggi al Messina bisogna tornare al gennaio 2025. I tesseramenti firmati da Stefano Alaimo mentre era inibito sono il fatto disciplinare centrale, ma maturano dentro una società già disarticolata, attraversata da cambi di proprietà, debiti, penalizzazioni, trattative mai concluse e ruoli non sempre chiari. In quella lunga fase esistevano più occasioni per fermare il problema. Nessuna ha funzionato.
GENNAIO 2025: AAD PRENDE L’80%, MA LA SVOLTA NON ARRIVA - A inizio gennaio l’80% dell’ACR passa ad AAD Invest Group, mentre Pietro Sciotto conserva il 20%. Alaimo e Doudou Cissè diventano amministratori e rappresentanti della società. Il cambio di proprietà dovrebbe aprire una nuova fase, ma già nei mesi successivi emergono difficoltà economiche e gestionali. Il Messina continua a vivere senza una struttura realmente stabile.
LA CITTÀ NON TROVA UN’ALTERNATIVA - Già a febbraio il sindaco Federico Basile chiama in causa l’imprenditoria locale. Arrivano appelli, incontri e disponibilità generiche, ma non nasce un gruppo messinese capace di assumere il controllo del club. La tifoseria continua invece a sostenere la squadra. Il vuoto riguarda soprattutto il tessuto economico: molto interesse, a parole, nessun progetto proprietario solido, tante chiacchiere, molte sottovoce: lo stesso identico scenario già visto tante volte dalla mancata iscrizione in C1 dell'Acr storico nel 1993 ad oggi.  
FERRERO, GRUPPI ESTERI, BARBERA E PEDITTO - Nei mesi successivi si alternano diversi possibili interlocutori. Massimo Ferrero valuta l’operazione e poi si ritira. Un gruppo estero rimane anonimo e non arriva a un’offerta conclusiva. Francesco Barbera prova a raccogliere risorse locali per affrontare le emergenze. Si intravvedono anche, per un periodo più o meno lungo, figliol prodighi emigrati, magnati, capitani di lungo corso, eterni fidanzati e facce buone per tutte le piazze e tutte le stagioni. Giuseppe Peditto entra invece in scena già prima della retrocessione, chiede i bilanci e avvia una lunga trattativa che proseguirà per tutta l’estate. 
MAGGIO: RETROCESSIONE E -14 - Il 17 maggio il Messina retrocede in Serie D dopo il playout con il Foggia. Pochi giorni dopo arriva un’altra mazzata: quattordici punti di penalizzazione da scontare nella prima stagione utile e dieci mesi di inibizione per Alaimo e Cissè. È qui che nasce il problema destinato a produrre il -20. Alaimo rimane sul piano societario amministratore e rappresentante dell’impresa, ma sul piano federale non può più svolgere determinate attività. Da quel momento iscrizioni e tesseramenti avrebbero dovuto essere affidati a un soggetto pienamente legittimato.
GIUGNO: IL MESSINA FINISCE DAVANTI AL TRIBUNALE - Il club entra nella procedura per la regolazione della crisi. Maria Di Renzo viene nominata commissaria giudiziale. La priorità non è più soltanto costruire una squadra, ma evitare il collasso dell’impresa. Intanto il Messina deve iscriversi alla Serie D, pagare arretrati e trovare risorse. La società sopravvive, ma resta senza una prospettiva proprietaria definita.
LA COOPERATIVA DEI TIFOSI PROVA A MUOVERSI - In questa fase nasce la Società Cooperativa Calcio Messina. Il progetto tenta di dare ai tifosi uno strumento stabile di partecipazione e soprattutto di creare un ponte con possibili investitori. La Cooperativa presenta una proposta, cerca interlocutori e successivamente porta al tavolo anche un gruppo imprenditoriale non messinese. Quel gruppo, dopo avere analizzato la situazione, rinuncia. È una delle poche iniziative organizzate provenienti dalla città, mentre l’imprenditoria tradizionale continua a non esprimere una soluzione.
LUGLIO: ISCRIZIONE SALVATA, SOCIETÀ ANCORA SOSPESA - Il Messina riesce a iscriversi alla Serie D, ma il problema è soltanto rinviato. Deve partire con il -14 e ricostruire quasi completamente la squadra. Nel frattempo proseguono le trattative. Da una parte la Cooperativa cerca investitori, dall’altra Peditto lavora su un’ipotesi legata alla Doadi. Nessuna operazione produce però subito un cambio definitivo di proprietà. 
AGOSTO: PEDITTO GESTISCE, MA I POTERI RESTANO INCERTI - Il 21 agosto il club annuncia Peditto come direttore generale con “pieni poteri di firma e rappresentanza”. Le visure camerali successive raccontano però una situazione diversa: il 3 settembre e ancora il 17 settembre gli amministratori e rappresentanti dell’impresa risultano Alaimo e Cissè. Peditto non compare come amministratore, procuratore o rappresentante. Questo non esclude accordi o deleghe interne, ma significa che i poteri annunciati pubblicamente non risultano formalizzati nella documentazione camerale esaminata. 
TRE LIVELLI CHE NON COINCIDONO - È forse la fotografia più chiara dell’estate 2025. Sul piano pubblico viene annunciata una nuova gestione. Sul piano camerale restano Alaimo e Cissè. Sul piano federale, però, entrambi sono inibiti. Nel frattempo bisogna firmare contratti, tesserare giocatori e iniziare il campionato. È dentro questa frattura che maturano gli atti oggi contestati. 
IL PRIMO ERRORE CHE POTEVA ESSERE FERMATO - Una volta intervenuta l’inibizione, il Messina avrebbe dovuto impedire ad Alaimo di sottoscrivere qualsiasi pratica federale. Se ciò non era avvenuto, esisteva una seconda possibilità: controllare i moduli prima di utilizzare i calciatori e, in presenza di dubbi, chiedere immediatamente alla LND come regolarizzare le posizioni. Fino al chiarimento, quei giocatori non avrebbero dovuto scendere in campo. Ma, chi avrebbe dovuto prendere queste decisioni se, di fatto, il Messina era una barca senza remi alla deriva in alto mare? Sciotto, con il suo 20%, stava alla finestra e chiedeva il concordato preventivo, Alaimo, Cissè e Chateaux con la targa AAD Invest erano irreperibili. 
SETTEMBRE: LA LIQUIDAZIONE OFFRE UN’ALTRA OCCASIONE - Con l’apertura della liquidazione giudiziale cambia nuovamente il quadro. La curatela acquisisce la documentazione contrattuale. A quel punto erano disponibili sia l’inibizione di Alaimo sia i contratti che portavano la sua firma. Un controllo incrociato avrebbe potuto fare emergere il problema mesi prima degli esposti e limitare drasticamente il numero delle gare contestate.
APRILE 2026: IL PLICO ANONIMO FA EMERGERE IL CASO - La vicenda esplode soltanto nella primavera successiva. Alle società potenzialmente interessate, tra cui Acireale, Reggina e Sancataldese, arriva un plico anonimo contenente anche copie dei contratti firmati da Alaimo. Da lì partono gli esposti e successivamente gli accertamenti della Procura Federale. Il procedimento ha poi una propria autonomia, ma resta il paradosso: il collegamento tra inibizione e firme viene individuato dall’esterno molti mesi dopo, quando quelle informazioni erano già presenti nel sistema societario e federale. 
QUANDO ARRIVA LA NUOVA ACR, IL PROBLEMA ESISTE GIÀ - Racing City Group entra nella vicenda solo successivamente. La nuova società acquista l’azienda sportiva dalla procedura e il 15 dicembre riceve dalla FIGC titolo sportivo e parco tesserati. Una parte rilevante delle partite oggi contestate era già stata disputata. Alla luce dell’attuale orientamento della giustizia sportiva, azzerare completamente le conseguenze del passato sarebbe stato quindi difficile. 
IL 15 DICEMBRE ERA L’ULTIMA OCCASIONE -Da quel momento, però, la nuova ACR poteva interrompere la catena. Avrebbe potuto verificare formalmente con la FIGC la posizione dei calciatori ricevuti dalla precedente società, soprattutto considerando il caos dal quale proveniva il club. Se la Federazione avesse confermato la validità dei tesseramenti conoscendo il problema Alaimo, l’affidamento della nuova proprietà sarebbe stato molto più forte. Se invece li avesse considerati inefficaci, i giocatori avrebbero dovuto essere fermati e regolarizzati dove possibile. Ma, tornate con la mente a quel periodo, con una squadra che aveva recuperato la penalizzazione, continuando a fare punti, recuperare in classifica e, addirittura, arrivando a toccare con mano il miracolo salvezza. Chi si sarebbe mai sognato di fermare tutto e chiedere ulteriori controlli dopo l'affiliazione previo esborso di una somma pari a 290.000 euro a favore della FIGC, cui occorre sommare la contropartita versata alla curatela fallimentare per acquisire l'azienda sportiva? Probabilmente sarebbe stato appeso al pubblico vilipendio in piazza Cairoli sulle grate della "tarigghia".
LE 18 GARE FANNO LA DIFFERENZA - È questo il vero spartiacque della sentenza. Dopo il passaggio alla nuova ACR vengono disputate altre 18 gare con calciatori considerati irregolarmente tesserati. Senza quelle partite la penalizzazione non sarebbe necessariamente scomparsa, ma sarebbe cambiato radicalmente il quadro. La nuova società avrebbe potuto sostenere di avere ereditato un problema e di averlo bloccato appena scoperto. Sarebbe venuta meno la parte della responsabilità che oggi il TFN attribuisce direttamente alla gestione successiva. Tutti ragionamenti impeccabili, ma fatti con il senno di poi e dopo una sentenza draconiana.
IL -20 È IL RISULTATO DI UNA CATENA DI CONTROLLI MANCATI - La vicenda non nasce quindi con il dispositivo del TFN. Nasce in una società già fragile a gennaio 2025, attraversa la retrocessione, il -14, la crisi davanti al Tribunale, una serie di aspiranti acquirenti, il tentativo della Cooperativa, la lunga trattativa Peditto e l’assenza di una struttura di comando chiara. A ogni passaggio sarebbe stato possibile accorgersi delle firme di Alaimo e fermarne gli effetti. Non è successo. E ora ne pagano le conseguenze una società, una squadra e una tifoseria che speravano di ripartire vincendo, alla grande, sul campo, il torneo di Eccellenza. 
COSA SAREBBE BASTATO FARE
La prima soluzione era semplice: dopo l’inibizione, nominare immediatamente un soggetto pienamente abilitato agli atti federali. La seconda: controllare i tesseramenti prima di utilizzare i calciatori. La terza: verificarli con l’ingresso della curatela. L’ultima: il 15 dicembre, prima di continuare a schierarli sotto la nuova ACR, chiedere una verifica formale alla FIGC. Il -20 nasce perché nessuno di questi filtri ha funzionato. E un problema che poteva essere circoscritto nell’estate 2025 ha continuato a produrre effetti fino a colpire una società, una proprietà e un campionato diversi. Ma, senza guida, in mezzo a una tempesta, affidato ai venti più feroci, in mano a personaggi in cerca di autore, chi poteva prendere queste decisioni? 
Adesso serve prendere in mano la situazione e non sbagliare le scelte del collegio di avvocati che dovrà portare le ragioni del Messina in appello. Messina calcistica non merita di essere, ancora una volta, sbattuta nel fango, calpestando la dignità e la passione del suo popolo. Le colpe non si possono espiare in eterno.

Sezione: Il focus / Data: Sab 07 novembre 2026 alle 18:05
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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