La Fitalese ha preso posizione formale dopo la sospensione della gara interna contro il Castelbuono, disputata ieri, valida per la sesta giornata del girone C di Seconda categoria e interrotta dall'arbitro Filippo Quartararo di Palermo sull'1-1 al 37’ dopo l’espulsione del calciatore biancorosso Marco Lombardo. La società ha inviato una relazione al Comitato Regionale Sicilia della Lnd per tutelare la squadra, il club, per spiegare quanto successo e chiedere anche un approfondimento, in attesa delle decisioni del giudice sportivo.

“La presente non intende essere un semplice reclamo per un provvedimento disciplinare. È la presa di posizione ufficiale di una società dilettantistica che ritiene di aver subito un episodio di estrema gravità, tale da aver compromesso il regolare svolgimento della partita e da poter produrre conseguenze pesantissime sul futuro della società e sulla prosecuzione del campionato. Ai fini di una lettura chiara, la ricostruzione tiene distinti i fatti che, a giudizio della società, risultano dal filmato (che ha allegato alla relazione), le testimonianze dei presenti e la ricostruzione della società e le dichiarazioni che la società attribuisce al direttore di gara”, ha esordito la Fitalese, che ha poi ricostruito le vicende sul campo.

Innanzitutto, la prima ammonizione per Marco Lombardo: “Nel corso della gara, in riferimento a un fallo laterale non rilevato dal direttore di gara nell’azione precedente, il calciatore della Fitalese, numero 10, Marco Lombardo, pronuncia testualmente le seguenti parole: «Era fuori 3 metri». A seguito di tale frase, il direttore di gara estrae un cartellino giallo nei confronti del calciatore, presumibilmente per proteste”.

La seconda ammonizione: “La situazione si sviluppa successivamente nel modo seguente – continua la relazione del club –: Essendo prevista una rimessa dal fondo a favore della Fitalese, il calciatore accetta l’ammonizione, chiedendo naturalmente spiegazioni in merito al provvedimento ricevuto. Il capitano della Fitalese richiama il numero 10 per chiedergli il motivo dell’ammonizione. Il calciatore Marco Lombardo si gira verso il proprio portiere e pronuncia testualmente la seguente frase: «Non lo so, mi avrà ammonito perché gli ho detto che la palla prima era tre metri fuori». A questo punto il direttore di gara estrae un secondo cartellino giallo, determinando l’espulsione del calciatore. È fondamentale evidenziare che, per quanto ricostruito dalla società e per quanto emerge dal filmato allegato, il calciatore non stava rivolgendo ulteriori proteste all’arbitro, ma stava semplicemente rispondendo al proprio capitano, parlando con il portiere della squadra. La frase pronunciata, nel suo contenuto letterale, si limita a riferire il motivo per cui il calciatore ritiene di essere stato ammonito”.

Dalla sanzione scaturisce l’intervento della panchina e il triplice fischio anticipato che la società illustra così: “A seguito della seconda ammonizione e della conseguente espulsione, dirigenti e allenatore della Fitalese si dirigono verso il direttore di gara per chiedere spiegazioni sull’accaduto. Come visibile nel video allegato, nessuno dei rappresentanti della società risulta aver toccato fisicamente l’arbitro o averlo insultato verbalmente. L’intervento era finalizzato esclusivamente a comprendere le motivazioni di un provvedimento ritenuto dalla società incomprensibile e ingiustificato. La società sottolinea con fermezza che chiedere spiegazioni a un direttore di gara non può essere automaticamente interpretato come un comportamento aggressivo o intimidatorio. La situazione culmina con il fischio anticipato della fine della partita già nel corso del primo tempo, lasciando completamente sbigottite entrambe le società presenti sul terreno di gioco. Un epilogo che ha generato incredulità non soltanto nella Fitalese, ma anche tra i componenti della società avversaria”.

La relazione della società riporta anche le dichiarazioni successive attribuite al direttore di gara: “L’episodio assume contorni ancora più delicati a seguito del successivo confronto pacifico avvenuto tra il vicepresidente della Fitalese, Calogero Germanà, il vicecapitano Marco Lombardo e il direttore di gara. Alla richiesta di chiarimenti in merito alla seconda ammonizione, l’arbitro avrebbe dichiarato testualmente: «Dal tono di voce sembrava riferito a me, anche se ho sbagliato ormai ho preso la mia decisione». Questa dichiarazione, se confermata, rappresenta un elemento di particolare rilevanza nella ricostruzione dei fatti. Il direttore di gara avrebbe infatti ammesso di aver preso una decisione sulla base di una propria interpretazione del tono di voce del calciatore, riconoscendo contestualmente di aver sbagliato, ma sostenendo di non poter più modificare il provvedimento. Si tratta di un aspetto che la società ritiene indispensabile sottoporre all’attenzione degli organi federali. Inoltre, prima di entrare negli spogliatoi, rivolgendosi al capitano della Fitalese, il direttore di gara avrebbe pronunciato le seguenti parole: «Capitano, tu togliti, se no scrivo nel referto che mi impedisci di entrare negli spogliatoi. Anche in questo caso il capitano si era avvicinato esclusivamente per comprendere quanto accaduto e chiedere chiarimenti, senza alcuna intenzione di ostacolare il direttore di gara».

“La società – precisa nella relazione – non intende in alcun modo mettere in discussione l’autorità del direttore di gara né esprimere giudizi sulla sua persona. Intende però sottoporre all’attenzione del Comitato alcune considerazioni di fondo:
• una seconda ammonizione, con conseguente espulsione, appare alla società fondata non su parole o gesti offensivi, ma, secondo quanto attribuito all’arbitro, sul «tono di voce» di una frase rivolta al proprio portiere e non all’arbitro;
• le dichiarazioni attribuite al direttore di gara contengono, se confermate, un riconoscimento di possibile errore («anche se ho sbagliato»), accompagnato dall’affermazione che la decisione non sarebbe più modificabile;
• la richiesta di spiegazioni da parte di dirigenti, allenatore e capitano, in assenza – come risulta dal filmato – di contatti fisici e di insulti, è un comportamento che la società non ritiene qualificabile come aggressivo o intimidatorio;
• la sospensione definitiva della gara già nel primo tempo è un evento di eccezionale gravità, le cui ragioni la società desidera vedere chiarite e confrontate con quanto emerge dal filmato e dalle testimonianze, comprese quelle della società avversaria.
Resta ferma la volontà della società di rimettersi alle valutazioni degli organi competenti, nella convinzione che solo un esame completo e imparziale di tutti gli elementi possa condurre a una decisione equa”.

La Fitalese ha sottolineato di essere una realtà dilettantistica che rappresenta la comunità di San Salvatore di Fitalia, che tutte le componenti affrontano sacrifici per portare avanti una società e una squadra che, con risorse limitate e senza finalità di lucro, rappresenta un piccolo centro di montagna, ma anche un luogo di incontro, un motivo di orgoglio, un presidio sociale: “Un episodio come quello descritto non può pertanto essere considerato soltanto un normale incidente di gara, quando rischia di compromettere il lavoro di un’intera stagione. La società teme concretamente che quanto accaduto possa tradursi in squalifiche, ammende economiche o ulteriori provvedimenti disciplinari, con conseguenze sproporzionate rispetto ai fatti effettivamente verificatisi”.

Infine, il club si rivolge al presidente del Comitato Sicilia, Sandro Morgana, con richieste precise: “Prendere immediatamente visione del filmato allegato, che documenta una parte fondamentale dell’accaduto; disporre, attraverso gli organi competenti, un approfondimento puntuale della vicenda e della condotta arbitrale; verificare la corrispondenza tra quanto emerge dal filmato, le testimonianze dei presenti e quanto eventualmente riportato nel referto arbitrale; valutare attentamente le dichiarazioni attribuite al direttore di gara durante il confronto successivo all’interruzione della partita; tutelare la società da eventuali conseguenze disciplinari sproporzionate rispetto ai comportamenti effettivamente tenuti dai propri tesserati; fornire un riscontro ufficiale e tempestivo, considerata la delicatezza della situazione e le possibili ripercussioni sulla prosecuzione del campionato”.

La posizione della società è chiara: “La Fitalese non è disposta a subire passivamente un episodio di questo genere. La fiducia nelle istituzioni sportive, che la società continua a nutrire, deve essere accompagnata da garanzie di correttezza, trasparenza e tutela delle società dilettantistiche. La società vuole continuare a fare calcio, rappresentare San Salvatore di Fitalia e portare avanti il proprio progetto sportivo. Tuttavia, qualora episodi di questa natura dovessero essere gestiti senza un adeguato approfondimento e senza le necessarie garanzie di tutela, la dirigenza sarà costretta a valutare anche la decisione estrema di ritirare la squadra dal campionato di Seconda Categoria. Non si tratta di una minaccia, ma della manifestazione concreta della preoccupazione di una società che non può permettersi di sostenere ulteriori sacrifici economici e organizzativi se non esistono condizioni di serenità e regolarità sportiva. In discussione non è il risultato di una partita. È la possibilità stessa, per un’intera comunità, di proseguire serenamente un progetto sportivo costruito, domenica dopo domenica, con enormi sacrifici”.

Sezione: Le categorie / Data: Lun 02 novembre 2026 alle 17:06
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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