“Ebbi una grande fortuna, quella di crescere con un maestro del calibro di Maurizio Sarri. La mia carriera avrebbe potuto prendere una piega diversa, ma son riuscito a togliermi grandi soddisfazioni e spero di raggiungere importanti traguardi con questa maglia”.
A parlare è il “Cobra” Arcangelo Ragosta, 32 anni, attaccante in forza al Messina. Per lui fino a questo momento 6 gol in 19 partite in riva allo Stretto, a comporre con Marco Rosafio e David Yeboah un tridente offensivo in grado di far sognare i tifosi biancoscudati.
Nato ad Ottaviano, un piccolo comune della provincia di Napoli, il 13 febbraio del 1986, Arcangelo Ragosta ha fatto tutta la trafila nel settore giovanile dell'Avellino. Etichettato come uno degli attaccanti più promettenti dell'intero vivaio campano, è stato in grado di mettersi in evidenza non ancora maggiorenne, realizzando caterve di reti con la formazione “Primavera” del club avellinese: “Ho esordito in Serie B con Maurizio Sarri in panchina, un vero maestro di calcio - racconta - estremamente preparato da un punto di vista tecnico-tattico e con un grandissimo carattere. Preparava le partite in maniera maniacale, studiavamo gli avversari scrupolosamente e non lasciavamo niente al caso. Adesso, infatti, è uno degli allenatori più apprezzati e stimati in Europa. Purtroppo ero troppo giovane per comprendere certe cose e per capire quanto fosse importante la cultura del lavoro. A volte a 18 anni non hai la maturità giusta per affrontare nel modo giusto determinate pressioni e per me fu deleteria una squalifica di cinque mesi che frenò la mia carriera agli albori”.
3 presenze in Serie B con l'Avellino, 4 gol in 29 partite tra Serie C1 e Serie C2 con le maglie di Giugliano, Lanciano e Gela, prima di accasarsi in Serie D. Per lui ben 88 gol in 247 partite nel massimo torneo dilettantistico con le maglie di Fano, Rivoli, Città di Castello, Angri, Sant'Antonio Abate, Sarnese, Cavese, Agropoli, Picerno, Frattese, Castrovillari e Messina: “Inizialmente fui costretto - afferma - ho fatto l'errore di affidarmi a persone sbagliate che non mi hanno permesso di tornare tra i professionisti, pur meritandolo alla luce delle mie prestazioni. Poi, crescendo e maturando, restai in Serie D anche per un discorso prettamente economico, scegliendo anche di stare vicino casa. Il mio sogno, però, è quello di tornare tra i professionisti. A 32 anni ritengo di essere maturo sotto tutti i punti di vista, fisicamente sto bene e penso di poter dare ancora tanto”.
Sbarcato in riva allo Stretto a torneo già iniziato, dopo aver trovato la condizione fisica ideale si è imposto a suon di prestazione con la maglia del team peloritano: “A causa di un lutto familiare restai fermo perché non volevo allontanarmi da casa, pur avendo avuto diverse offerte, anche dalla Sicilia - ha detto - . Soprattutto quella del Gela. Alla fine di settembre, però, non avendo trovato squadra, accettai la proposta del Messina, avevo bisogno di rimettermi in gioco, anche a costo di allontanarmi da casa. In Sicilia mi sto trovando benissimo, esprimiamo un gioco importante da un punto di vista qualitativo e tra i miei compagni di squadra colui che maggiormente mi ha impressionato è stato Marco Rosafio. Non lo conoscevo personalmente, ma ritengo sia assurdo che un calciatore di questo calibro non abbia trovato squadra tra i professionisti. Purtroppo, il regolamento vigente in Serie C sul minutaggio dei giovani non aiuta. In tanti si trovano costretti a scendere tra i dilettanti solo per una questione anagrafica oppure di natura economica, pur meritando ben altri palcoscenici. Ma giocare in Serie D, a Messina, non è la stessa cosa. Qui si respira profumo di grande calcio, nonostante la città sia reduce da diversi anni calcisticamente tristi”.
Nonostante il pareggio di Troina e la recente sconfitta di Acireale, il Messina crede ancora nell'obiettivo prefissato dalla società: il raggiungimento dei play-off: “Dieci punti di distacco dall'Ercolanese sono tanti, ne siamo consapevoli, ma ancora ci crediamo - afferma l'ala giallorossa -. Recentemente siamo stati anche sfortunati in diverse occasioni, ma possiamo ancora dire la nostra e centrare i play-off. L'Ercolanese, tra l'altro, non avrà un calendario semplice e noi dovremmo essere abili a centrare una serie di risultati importanti. Il prossimo match non sarà semplice, affronteremo una corazzata del calibro della Vibonese, ma ce la giocheremo come sempre a viso aperto”.
Arcangelo Ragosta, infine, chiude raccontando una piccola curiosità legata a un soprannome che lo accompagna ormai da quasi 8 anni: il “Cobra”. Il jolly offensivo del Messina lo spiega così: “Disputammo un grande torneo con la Sarnese, perdendo il campionato all'ultima giornata con il Martina - ricorda -, ancora oggi ci penso con grande rabbia e rammarico. In quella stagione realizzai 11 reti e un mio amico mi diede questo soprannome, volendo mettere in evidenza la mia grinta e la mia cattiveria agonistica. E' un soprannome che mi son portato dietro in tutte le piazze in cui ho militato, ritengo sia di buon auspicio e spero di lasciare il segno anche a Messina”.
Autore: Fabrizio Bertè / Twitter: @fabrizioberte
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