Cercare una chiave di lettura che aiuti a decifrare la prestazione del Messina contro la Nissa vista ieri al "Franco Scoglio" é un esercizio non molto semplice, perché tutto è fortemente influenzato dalla classifica dei biancoscudati, penultimi in compagnia dell'Acireale, ma i granata non hanno giocato la gara contro l'Enna, rinviata per impraticabilità del campo. Senza la penalizzazione, infatti, il Messina sarebbe nella pancia della graduatoria, e tutto verrebbe assimilato in modo meno drammatico, mentre lo spettro dell'Eccellenza diventa un incubo con il quale, forse per la prima volta in questa stagione, ci si deve confrontare.
IL PIANO INCLINATO - Sembra un paradosso, se pensiamo alle condizioni in cui si trovava l'Acr ad agosto 2025, eppure, proprio quando, alla fine dell'anno scorso, la squadra in campo sembrava vicina all'impresa della salvezza, e la nuova compagine societaria appariva animata dalle migliori intenzioni, una serie di decisioni improvvide e, soprattutto, prese senza un responsabile individuato per mandato della proprietá, hanno prodotto danni pesanti sul gruppo impegnato nel terreno di gioco, entrando in una spirale negativa, con soli 9 punti in 10 gare del girone di ritorno, frutto di due vittorie (contro Acireale in casa e Paternò fuori) e tre pareggi (uno al S.Filippo con la Sancataldese, ultima di Romano in panchina e le altre a Reggio e Favara, targate Feola), con cinque sconfitte, tre interne (Enna, Sambiase e Nissa), due a Gela (Parisi) e Palermo (Romano).
NESSUN DOLORE - Un ruolino di marcia deficitario, proprio quando tutto lasciava presagire che l'impulso dato dalla nuova guida societaria potesse aprire prospettive finalmente incoraggianti.Invece, tre allenatori diversi, qualche consigliori, un ds e l'agenzia di calciatori del socio Pagniello hanno confuso i pezzi del puzzle giallorosso, aprendo scenari inquietanti e profondamente contraddittori.
Sabato, nella sala stampa "Licordari", mister Feola presentava il match con la Nissa alla presenza, discreta, di Justin Davis e Luca Evangelisti, un segnale di compattezza e vicinanza, clamorosamente smentito, meno di 24 ore dopo, dal dopo partita, in cui si sono presentati Garufi e Trasciani, a spargere dichiarazioni alla camomilla, come se la classifica fosse quasi tranquilla.
Un distacco dalla realtá agghiacciante,  solo l'ultimo atto di una deriva che occorre fermare subito, prima che sia troppo tardi, solo che non si capisce chi dovrebbe farlo.
PAGELLE - Tornando al campo, mister Feola (voto 5) dimostra presunzione e poca concretezza quando schiera una formazione iniziale inutilmente sperimentale, ricorrendo a una sorta di 3-4-3, ma senza una punta di ruolo, che lascia spazi tra i reparti a una Nissa poco disposta a scoprirsi, ma molto più determinata nel contendere il pallone e poi ripartire, svelando la poca compattezza del Messina in fase difensiva, con un centrocampo che non fa filtro, né costruisce.
Il gol decisivo nasce da un pallone perso e dalla mancata chiusura su una imbucata scolastica che mette Terranova davanti a Giardino: semplice ed efficace. Invece, le occasioni messinesi nel primo tempo scaturiscono da un errore del portiere nisseno e da due giocate di Oliviero (7) migliore in campo e unico interprete, tra i padroni di casa, al livello dell'importanza della contesa . Il ragazzo proveniente dal Catanzaro inventa le uniche chance offensive del Messina, confezionando anche l’azione del palo nel finale, ma sembra predicare nel deserto, perché il resto dei compagni sta nella propria comfort zone, senza scomporsi più di tanto.
Ovviamente, c’è qualche eccezione, come Tedesco (6), a cui tocca il secondo tempo, in cui si sbatte, prova a creare le condizioni giuste per qualche inserimento, ma senza mai trovare spazio per la conclusione, oppure Aprile (6), letteralmente stravolto negli ultimi 20 minuti, durante i quali resta in campo per onore di firma, facendosi addirittura recuperare un pallone da herr Kragl, ormai scaduto al ruolo di panchinaro di lusso in serie D, non proprio un fulmine di guerra nei contrasti. Eppure, l’assenza di un alter ego pari età in panchina, costringe Feola a sostituire, tardivamente, Garufi (5), ampiamente in riserva all’inizio della ripresa, lento e anche impacciato, con pochissima personalità quando si trattava di creare le premesse per il pareggio, addirittura protagonista di clamorosi inciampi con il pallone nei piedi inconcepibili se hai sulle spalle centinaia di partite in queste categorie. Impresentabile Matese (4,5), fuori ritmo, impaurito, impalpabile sulle seconde palle e impreciso quando prova a impostare, un vero peccato perché questo calciatore ha doti tecniche e caratteriali importanti, ma non puoi nemmeno permetterti di farti espellere dalla panchina nel secondo tempo, inconsciamente tirandoti fuori dalla lotta, un pessimo segnale della situazione all’interno del gruppo squadra.
Altro elemento che ha deluso completamente le aspettative è Zerbo (4,5) un’ora in campo con l’atteggiamento di chi nemmeno si cala umilmente nella realtà di una gara da combattimento prendendo l’iniziativa. I primi 45’ sono vissuti da adattato in un ruolo non proprio, forse, ma ci vuole fantasia per intuire i dettami del “feolismo”, con l’intenzione di fare da sponda per le folate degli esterni e favorire gli inserimenti da parte delle mezzeali. In realtà il palermitano si trova a lottare contro tre marcantoni lenti ma completamente a loro agio quando si tratta di controllare lanci lunghi destinati a un terminale offensivo non proprio prestante nel gioco aereo. Se ci aggiungiamo la presunzione con cui il numero 20 si approccia alla battuta dei pochi calci da fermo potenzialmente pericolosi nei pressi dell’area avversaria, il risultato è la completa impotenza in fase offensiva. L’atteggiamento con cui il calciatore gioca i 15’ della ripresa, in cui, teoricamente, ricopre una posizione a lui più consona, produce la sua sostituzione con Roseti (6,5), ovvero il centravanti che avrebbe dovuto giocare dall’inizio, in assenza di Tedesco, oppure anche insieme al pugliese, considerando il palo colpito con l’unico gesto da attaccante visto al “Franco Scoglio” nelle ultime tre gare interne.
Buona anche la prova di Giardino (6,5), che non riesce a chiudere su Terranova troppo solo, ma poi compie almeno un paio di interventi determinanti per evitare la chiusura anticipata del match.
Altri due appartenenti alla categoria dei “desaparecidos” sono Werner (5) e Toure (5), che sono in campo, ma, in realtà, con la mente si trovano in un’altra dimensione. Il primo, nel ruolo non ben definito di esterno in una difesa a tre, ma che può anche essere a quattro o a cinque, a secondo l’estro del momento, lascia imperversare dalla sua parte gli avversari nei primi 20’, poi prova almeno a spazzare la palla quando capita dalle sue parti, e si fa notare per uno stop sbagliato nell’unica occasione in cui si avvicina all’area avversaria. Resta negli spogliatoi dopo il primo tempo, sostituito da uno dei più grandi equivoci di questa folle stagione, Pedicone (5), che sembra entrare bene in partita, ma, dopo un cross indovinato e un paio di percussioni riuscite, ritorna a pennellare palloni in curva nord e perdere contrasti sanguinosi lasciando praterie agli avversari. Mirabili le sue rimesse laterali a cui si appropinqua con il piglio del conquistatore, per la gioia dei difensori avversari, sempre pronti a respingere la “minaccia”.
Resta la difesa, la quinta (ora sesta) meno battuta del campionato, come ricordato da Trasciani (5,5) nelle dichiarazioni a fine gara, ma sia il romano che Clemente (6) e De Caro (5), hanno sulla coscienza la disattenzione sul gol subito, in condominio con il resto della squadra.
Bisogna tornare a ragionare da collettivo, con uno spirito battagliero, come dimostra Saverino (6) nei 16’ in cui resta in campo, e non avere paura, mantenendo però alta la tensione. Magari provando a capire se elementi come Kaprof (sv) possono essere utili alla causa anche oltre i pochissimi istanti in cui stanno sul rettangolo verde, nei momenti in cui la gara diventa confusa e si cerca il miracolo da chi sembra non essersi reso conto nemmeno di dove sia capitato.
APPELLI INUTILI - A proposito, ormai sembra inutile ribadire ancora una volta l’appello alla società per individuare un uomo (o una donna, fate voi) esperto/a di calcio in grado di gestire il campo e tutto ciò che sta immediatamente intorno in questo ultimo mese e mezzo di stagione, magari con la prospettiva di svolgere lo stesso ruolo nella prossima annata, sempre in serie D.
La presenza del presidente Justin Davis non sembra avere lasciato il segno nemmeno questa volta, continuiamo a non sapere chi abbia preso determinate scelte da dicembre in poi e, quindi, non sappiamo nemmeno come si evolverà questa situazione, che, purtroppo, assume sempre più l’aspetto della deriva. L’indifferenza cresce, oltre qualche segnale di insofferenza sui social non si intravvedono mobilitazioni reali a sostegno della squadra. Quindi, questo gruppo di calciatori, insieme al tecnico e ai pochi dirigenti più o meno ufficiali, dovranno trovare dentro sé stessi motivazioni e capacità per tirarsi fuori dalle secche e centrare l’obiettivo. Che gli dei del calcio ce la mandino buona…

Sezione: Il focus / Data: Lun 16 marzo 2026 alle 12:11
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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