Lo “stadio grande” di Messina è nato per una missione chiara: ospitare partite di calcio. Poi ha inglobato un’altra vocazione: i concerti, gli eventi, le grandi masse, la macchina organizzativa. Tutto legittimo: uno stadio considerato moderno (seppur privo di alcuni servizi, progettato quasi 40 anni fa e completato nel 2004) è per definizione polifunzionale. Il problema, però, non è “eventi sì o eventi no”. È un tema di governance pubblica: perché dalle carte emerge una fotografia che colpisce. Il “Franco Scoglio” appare regolato e programmato con precisione quando si parla di eventi (tariffe) o di lavori (Documento di Indirizzo alla Progettazione); se si tratta del suo uso primario, il calcio, nella stagione in corso. manca invece un atto organico annuale, come, invece, avveniva fino alla scorsa stagione, seppure con schemi e regole che non hanno mai consentito di tenere in buone condizioni l'impianto in Contrada SanFilippo, così come non accadeva nemmeno ai tempi in cui c'era solo il "Celeste".
QUANDO C'ERA LA SERIE C, UNA CORNICE DI "STAGIONE" - Nella stagione 2024/25, così come nelle precedenti tre annate con l’ACR Messina in Serie C, la Giunta comunale approva una cornice annuale con la Delibera n. 509 del 17/10/2024, schema di convenzione per l’utilizzo del “Franco Scoglio” firmata in corso di campionato, ma valida fino alla fine dello stesso. Il contenuto è molto vicino a quello degli anni precedenti, con aspetti che, nel calcio, fanno la differenza: responsabilità, manutenzioni, locali, oneri e condizioni. La 509/2024 contiene passaggi concreti: disponibilità della società ad assumere oneri di manutenzione ordinaria su parti dell’impianto, uso di locali/foresteria, possibili compensazioni, richiamo a somme pregresse e persino lo scenario della revoca in caso di inadempienza. Scenari radicalmente mutati dopo le decisioni prese dalla proprietà a gennaio 2025, che portarono a retrocessione, penalizzazione, fallimento e rischio di scomparsa del titolo sportivo anche in serie D.
OGGI (2025/26): SUL CALCIO MANCA LA CORNICE, RESTA LA PARTITA SINGOLA - L'assegnazione del ramo sportivo e della partecipazione al massimo torneo dilettantistico, decretato dalla FIGC il 15 dicembre 2025, chiude la fase della gestione da parte del Tribunale e apre un nuovo capitolo nella storia del calcio messinese, con la nascita dell'Acr Messina 1900 srl, ma resta aperta la questione dell'utilizzo del "Franco Scoglio", unico impianto cittadino omologato per giocare a quel livello delle partite di calcio. L’interrogazione targata La Fauci-Carbone (27 gennaio 2026) porta in Consiglio il caso ACR Messina 1900 e riapre il dossier canoni/servizi. La risposta del Comune (16 febbraio 2026) chiarisce la tariffa “a gara” (€ 3.200 + IVA = € 3.904) e corregge l’importo circolato, ancora maggiore, su cui, tra l'altro, penderebbe anche l'incertezza sulla imponibilità IVA, in quanto trattasi di tariffa pagata al Comune, quindi a un ente pubblico, che non dovrebbe essere soggetto IVA. Ma il passaggio che pesa davvero è questo: il Comune, nella nota a firma dell'assessore Finocchiaro e del sindaco Basile, scrive che non risulta adottata una deliberazione organica per disciplinare l’utilizzo dello stadio “per l’anno in corso”, ricostruendo una gestione che, nella pratica, si traduce in un regime partita per partita, anche avendo riguardo alle varie autorizzazioni connesse a un evento pubblico come la partita domenicale.
SCOGLIO: PER I LAVORI LA MACCHINA SI MUOVE (DIP), PER I CONCERTI C’E' LA "regola economica" - Sullo stadio "Scoglio" non c’è immobilismo, ma programmazione lavori. Con delibera 46/2026 la Giunta approva il DIP (Documento di Indirizzo alla Progettazione) per la riqualificazione di locali/tribune (intervento da 1,5 milioni di euro), atto propedeutico al finanziamento e da inserire nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche. Quindi, non si tratta di un atto immediatamente utilizzabile, a meno di improvvise accelerazioni, in quanto il Piano Triennale delle Opere Pubbliche ha un iter abbastanza lungo e complesso. Sugli eventi, la cornice è ancora più netta. La Delibera 584/2024 rimodula le tariffe per eventi musicali/cultura/spettacolo: lo stadio viene trattato come location per grandi eventi, con canone, quota variabile, caparre e penali. Al Comune vanno 22.000 euro al giorno e 1,40 euro per biglietto con minimo € 20.000: cifre e clausole che servono a dare certezza alla macchina dei concerti. E la programmazione “concerti” non nasce nel 2024. Già la delibera 485/2022 (per disciplinare il rapporto con la Puntoeacapo srl, organizzatrice dei concerti) stabilisce un disciplinare con obblighi stringenti, incluso il ripristino del terreno di gioco in tempo utile per il calcio calendarizzato: un modo per ricordare che lo stadio resta “prima di tutto” campo da gioco, ma dentro un sistema in cui l’evento ha una filiera dedicata.
IL PEZZO CHE MANCAVA, INTANTO SI ACCELERA SUL "CELESTE" - Mentre sullo "Scoglio" la cornice annuale del calcio non risulta formalizzata, il Comune porta avanti – con atti e risorse – la ristrutturazione/rigenerazione dello stadio “Giovanni Celeste”, nel quale, fino a oggi, nessuna Commissione Prefettizia per i Pubblici Spettacoli, avrebbe mai concesso il nulla osta per lo svolgimento di partite, ma la categoria dilettantistica e la capienza ridotta, potrebbero aprire lo scenario di una competenza comunale su questo atto, consentendo il trasferimento, armi e bagagli, nel mitico catino di Via Oreto, seppure con misure di sicurezza e viabilità straordinarie in ciascuna gara da disputare. Tornando sulle "fredde carte", la traiettoria del "Celeste" è tripla, in quanto a percorsi di intervento, tra l'altro, ipervelocizzati, mentre per il S.Filippo, bisognrerà attendere i tempi della programmazione o dei bilanci, quindi della prossima amministrazione comunale:
- PNRR in corso, come da Determina 1117/2026 (rigenerazione impianto polivalente) e liquidazione di € 8.540 alla LND per attestazione di conformità del campo in erba artificiale.
- Programmazione lavori sugli spalti, secondo la Delibera 47/2026 con DIP per Curva Nord e Tribuna Oreto (€ 1,5 milioni), anche questa differita nel tempo, ma "spendibile" immediatamente a livello di annuncio.
- Interventi immediati di sicurezza/riapertura, questi immediatamente utilizzabili e già in corso, come da Determina 12330/2025 (Tribuna A e Curva Sud), con duecentomila euro ripresi dal quadro tecnico economico dell'appalto già quasi ultimato, sfruttando il ribasso d'asta, così come fatto per il manto in erba artificiale, e una durata stimata dei lavori di 60 giorni.
Conclusione: il tema non è la multifunzionalità, ma l’asimmetria sul calcio - Sarebbe scorretto dire che il Comune vede lo Scoglio “solo” come arena per concerti: tra manutenzioni e DIP lo stadio è oggetto di programmazione.
Ma la criticità che emerge dalle carte è un’altra: per i concerti esiste una disciplina economica aggiornata; per i cantieri esiste un percorso di programmazione; per il calcio, nella stagione in corso, manca una cornice annuale almeno equivalente a quella della stagione precedente. Non parliamo di concessione pluriennale, perché sarebbe argomento quasi tabù, nella nostra città, come dimostra la storia del "Franco Scoglio" dal 2004 a oggi. E intanto il Celeste avanza: è il segnale che l’“ecosistema stadi” cittadino si sta ridisegnando? Ma proprio per questo, se lo Scoglio resta la “casa del calcio” per definizione e tradizione, il "Celeste" può essere un'alternativa solo in caso di profonda ristrutturazione dell'impianto principale, restando una valvola di sfogo fondamentale per l'attività giovanile e di base, la città ha bisogno di una cosa semplice: una delibera-quadro che restituisca al calcio una governance di stagione, non di singola partita. In attesa di una società che, finalmente, dia segnali di voler fare tornare il calcio, quello vero, dalle nostre parti.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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