La partita di ieri contro la Sancataldese apre una serie di interrogativi sui quali occorre ragionare in modo molto attento e, a tal proposito, la presenza di Morris Pagnello, socio e direttore generale della società presieduta da Justin Morris, arrivato in città nell’immediata vigilia del match contro i verdi-amaranto per accogliere Juan Cruz Kaprof, non sembra essere casuale.
SEGNALI DI PERICOLO - La vittoria contro la Nuova Igea Virtus, quasi un mese fa, ha rappresentato l’ultima vittoria di questa squadra, ottenuta con grandissima tenacia e un pizzico di fortuna, mentre le successive prestazioni a Milazzo e Palermo, così come la precedente trasferta di Ragusa, inframezzata da un altro successo di misura casalingo con la Vigor, avevano evidenziato qualche criticità nelle prestazioni sul campo di un gruppo davvero encomiabile sul piano della volontà, cattiveria agonistica e applicazione nell’affrontare le enormi difficoltà insite in questa stagione.
La campagna di rafforzamento, che doveva portare solo qualche innesto, si è invece rivelata abbastanza corposa, visto che sono arrivati, in ordine sparso, Papallo, Pedicone, Matese, Tedesco, Sturniolo, Oliviero, Zerbo, Bonofiglio, Kaprof, oltre a Giardino, portiere under di cui si sta discutendo la durata del contratto. Una decina di operazioni che hanno, forse, alzato il livello delle aspettative da parte di una proprietà, fino ad oggi paziente e comprensiva, ma che ha anche l’esigenza di sistemare al più presto la pratica salvezza.
Da questo è derivato l’incontro di mercoledì scorso tra lo staff tecnico, il ds e i vertici dirigenziali, sempre in contatto, anche da remoto, con Messina, con i primi evidenti cambi visti nei 90’ più recupero contro gli uomini di mister Vanzetto.
Pippo Romano (5,5) ha messo in cantiere una linea avanzata completamente nuova, ricorrendo a una sorte di 3-4-3, anche se le due mezzepunte dietro il centravanti svariavano molto, invece di occupare solo le corsie. Per il resto, uomini invariati rispetto al 3-5-2 sul quale si sono fondati i 28 punti conquistati sul terreno di gioco, ma disposti in modo diverso, con qualche spazio in più soprattutto in mezzo al campo, dove la Sancataldese ha potuto manovrare in modo più agevole rispetto ad altri avversari, con l’aggravante che, questa volta, nell’ultimo quarto di gara, è venuto fuori il gap di preparazione atletica, secondo il tecnico biancoscudato, oppure, a parere di qualche voce critica soprattutto tra i tifosi, ma non solo, Romano non ha letto bene il momento del match e la squadra non è riuscita a mantenere alta la concentrazione e determinazione proprio nella fase cruciale della contesa.
PUNTO E A CAPO - Al di là delle considerazioni dal punto di vista tecnico-tattico, questo Messina ha un equilibrio raggiunto in situazioni di grande emergenza, adesso, con il nuovo assetto societario e la struttura organizzativa abbozzata, cambiano le forze in campo e, quindi, occorre agire senza affidarsi troppo all’istinto, ma neppure con troppo timore, perché ogni singola partita, da qui all’ultimo turno di campionato, deve essere affrontata utilizzando al massimo tutte le forze a disposizione, dentro e fuori dal campo. A tal proposito, sarebbe anche il caso di coinvolgere maggiormente l’ambiente, perché gli altri scontri diretti in programma nelle prossime settimane non abbiano una cornice di pubblico diradata e anche leggermente distaccata come quella vista ieri pomeriggio, seppure in un contesto climatico non proprio incoraggiante, ma nemmeno catastrofico. Insomma, il fattore campo deve diventare pesante per conquistare quei 20-25 punti mancanti alla salvezza diretta.
LE PAGELLE - Passando alle valutazioni sui biancoscudati visti ieri, partiamo dai nuovissimi arrivati: Zerbo (6,5) cerca subito di vestire i panni del leader, indica i movimenti ai compagni più vicini, che, a volte, restano interdetti tra le sue richieste di pressing alto e le esigenze di coprire la propria zona, tocca qualche pallone di prima e concede alcuni cambi di gioco, prodromi di qualcosa che inizi ad essere diverso rispetto a corsa, sudore e sacrificio. Però, per essere determinante negli ultimi 20 metri, come annunciato dal tecnico nell’intervista della vigilia, non può stazionare tra centrocampo e trequarti e occuparsi solo delle rifiniture; Oliviero (6,5), nella prima ora di gioco, dimostra buone qualità tecniche, fisiche e di intelligenza calcistica, poi si spegne, ma resta in campo e, nel finale, non va oltre un paio di spunti interessanti, senza, però trovare sponde utili in avanti. L’attacco è completato da Tedesco (6,5), alla sua terza presenza in biancoscudato, di cui si iniziano a intravvedere le capacità, quando viene servito e coinvolto con più assiduità, per cui riesce a vincere diversi duelli fisici con il marcatore, costruisce una sponda potenzialmente pericolosa nel primo tempo e altre due nella ripresa e viene trattato male dal direttore di gara quando sorvola su diversi falli subiti, non ultima la trattenuta sotto la Sud in piena area avversaria che avrebbe potuto portare al primo penalty della stagione in favore del Messina.
Segnali non incoraggianti vengono dal “nucleo storico” della squadra, viste le sbandate prese a centrocampo e in difesa. Poca responsabilità per Sorrentino (6) sul gol subito, mentre tutta la linea arretrata viene sorpresa in quella occasione, al contrario di altre situazioni vantaggiose per la Sancataldese, venute da iniziative personali soprattutto dell’immarcabile Romano sulla destra del fronte di attacco, poi coadiuvato da Barile sulla fascia opposta, entrato al 56’ e determinante ai fini del pareggio, non solo a causa del gol. Clemente (7) merita mezzo voto in più per la cattiveria con cui scaraventa in porta il vantaggio messinese, dando valore a una prestazione buona in fase difensiva, evidenziata dalla differenza con l’apporto dello sfortunato e disattento De Caro (5) leggero al momento in cui Barile controlla e tira indisturbato in piena area giallorossa. Trasciani (6) strappa la sufficienza per il piglio battagliero, mentre Orlando (5,5) riscatta un pomeriggio da incubo nel duello con il già citato Romano, grazie all’assist dell’1-0. Pochi minuti in campo assegnati a Bosia (sv).
La linea mediana dello schieramento biancoscudato soffre tanto nella nuova versione tattica, perché Maisano (5) viene messo in mezzo in fase difensiva non avendo aiuto dai compagni e spinge con poco costrutto in avanti, Pedicone (5) delude ancora una volta, Garufi (5) mostra la corda sul piano fisico, Aprile (5) resta nel limbo. Matese (5) e Saverino (5) subentrano a 10’ dal novantesimo ma non si notano e questo non è un buon segnale per due elementi che devono essere preziosi anche, o soprattutto, partendo dalla panchina in partite difficili come quella di ieri. Non pervenuto nemmeno Roseti (5), troppo leggero al momento di concludere, nel finale, dal limite dell’area. Un punto fa sempre classifica e i risultati finali di ieri hanno dato un peso diverso a questo 1-1, ma la salvezza resta impresa complicata, anche se gli strumenti per poterla ottenere ci sono e devono essere utilizzati al meglio.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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