Va in archivio la stagione dei derby dello Stretto, per la prima volta, nella ultracentenaria storia del calcio di Messina e Reggina, disputato in serie D, ma non per questo meno sentito o significativo, seppure con un grado di coinvolgimento generale, da parte delle due città, ovviamente diverso rispetto alle sfide nelle categorie professionistiche.
IL TEMPO RENDE PIU' SAGGI - Con il passare degli anni, si riscontra una maggiore maturità nei due ambienti, la cui cartina di tornasole è rappresentata dall’atteggiamento delle tifoserie organizzate amaranto e biancoscudate che, in assenza dei rivali, sia all’andata che al ritorno, hanno rinunciato ai classici sfottò o invettive per dedicarsi esclusivamente al sostegno dei propri rispettivi colori.
Suggestiva e partecipata l’atmosfera di ieri al “Granillo”, per nulla condizionata da qualche dichiarazione fuori luogo e contesto fatta dal tecnico della Reggina Alfio Torrisi alla vigilia, con l’obiettivo di caricare il proprio spogliatoio, senza nessuna considerazione della particolare entità di una rivalità sportiva importante e di rilievo anche nel panorama calcistico nazionale, quando ha avuto l’opportunità di conoscere ribalte prestigiose.
Bene ha fatto, ieri, nel dopo partita, mister Feola a smussare gli angoli, mettendo, però alcuni paletti importanti sul piano del rispetto reciproco, che non deve mai mancare, in questi ambiti. Il risultato finale, visto dalla parte del Messina, ha un retrogusto amaro, perché essere acciuffati quasi sulla linea del traguardo ha lasciato in gola l’urlo di soddisfazione per tre punti fondamentali dopo la pesante sconfitta di domenica scorsa contro l’Enna e avrebbero dato una vampata di entusiasmo a squadra e tifosi in vista dell’ultimo scorcio di stagione in cui serve il massimo dell’impegno per provare a salvarsi direttamente. Ipotesi ancora viva, ma che deve essere corroborata da tanti punti e diverse imprese, quindi vincere al “Granillo” sarebbe stata benzina importante per alimentare il fuoco agonistico.
BICCHIERE DA RIEMPIRE - E’ pur vero che, nel calcio, serve equilibrio e, quindi, un pareggio rispecchia maggiormente il percorso iniziato con il nuovo tecnico, capace, ieri, di dare serenità e qualche ancoraggio tattico e comportamentale a un gruppo apparso smarrito e in preda al caos solo sette giorni addietro. Feola (voto 7 per l’approccio pragmatico alla sua nuova realtà di lavoro) mette sul campo un Messina credibile, capace di reggere la pressione imponente della Reggina nei primi 20’, poi sistemarsi sul rettangolo verde in modo ordinato, colpire alla prima occasione e, nella ripresa, legittimare il vantaggio con alcune ripartenze molto pericolose alle quali è mancato solo la cattiveria giusta al cospetto della porta avversaria, per mettere le mani sul derby. Ritrovata l’attenzione difensiva, la prima versione del Messina targato Feola non rinuncia a costruire e ieri, con la mossa di tenere spesso alti gli esterni spostando Toure e Oliviero sulle fasce anche quando la Reggina aveva il possesso palla, soprattutto sui calci da fermo, il tecnico biancoscudato ha inibito i raddoppi sulle corsie da parte soprattutto di Distratto a sinistra, mentre Giuliodori, dalla parte opposta, ha patito la sfida individuale con il franco-maliano.
Buona la prima, quindi, per l’allenatore al quale siamo vicini per il lutto che lo ha colpito (la scomparsa della suocera), appreso poco dopo la fine della gara, quando era in macchina sulla via di casa.
LE PAGELLE - Passando ai protagonisti in maglia biancoscudata, la palma del migliore spetta all’autore del gol Tedesco (7), che, per una manciata di minuti, non raggiunge Musa, Protti e Orlando nella hall of fame dei bomber giallorossi capaci di espugnare, con una loro prodezza personale, nell’epoca moderna, il derby in campo avverso (lo 0-2 in serie A firmato D’Agostino-Cristante appartiene a un’altra categoria). Ma non è solo la zampata su corner al 40’, in condominio con Adejo, a dare valore alla prestazione del centravanti di Altamura, quanto lo spirito e la garra che ci mette dal primo minuto, fronteggiando in tutti i modi i rivali, anche, a volte, mostrando il petto e i muscoli, senza mai un passo indietro, prendendole e dandole in ogni duello individuale, un costante esempio per i compagni, che, a volte, incita o rimbrotta in modo piuttosto deciso. Insomma, Tedesco studia da leader emozionale, una figura fondamentale in questo rush finale che deve portare alla salvezza.
Nel tradizionale metodo di costruzione delle squadre serve una dorsale solida e, ieri, questo è riuscito a funzionare in modo quasi perfetto, visto che l’altro biancoscudato in evidenza è stato Giardino (7), autore di ottimi interventi, uscite sicure e senza paura, grande tranquillità malgrado l’ambiente caldo, capitolando sulla incornata forte e precisa di Palumbo all’88’, solo sfiorata. Infine, Garufi (6,5) con una mobilità e rapidità limitate, però sempre pronto a chiudere gli spazi e dare assistenza nella fase di avvio della manovra, soffrendo in modo particolare solo la grande aggressività amaranto nei primi 20’ di gara.
Accanto a lui, un centrocampo con Aprile (6,5), sempre prezioso e utile e Saverino (6,5), estremamente duttile in quanto capace di interpretare il ruolo di quinto, ma anche cercare di fare densità quando la Reggina provava a usare il fraseggio nell’approccio all’area biancoscudata. Entrambi sfortunati protagonisti nell’azione del gol di Palumbo, in quanto Aprile si attarda a protestare per una rimessa erroneamente assegnata agli avversari e Saverino subisce una spinta furba dal marcatore del pareggio, non rilevata dall’arbitro, vicino quanto pilatesco nel non sanzionare l’intervento, anche se il centrocampista di Sant’Agata Militello avrebbe dovuto pensare più a marcare l’uomo che non a seguire il pallone.
Molto sollecitato il reparto difensivo, soprattutto nel forcing iniziale e finale del match, quando la Reggina prima voleva sbloccare il punteggio e poi ribaltarlo. I tre centrali hanno stretto in una morsa Ferraro limitandone la forza fisica e l’impatto in area, ma sono stati bravi a chiudere gli spazi, a turno, sui tentativi di incursione amaranto, portati sia dagli elementi schierati sotto punta, alternando gli interpreti, che dalle fasce. De Caro (6,5), Trasciani (6,5) e Bosia (6,5) nel primo tempo, poi Orlando (6,5), quando è uscito Bosia, hanno dato compattezza alla difesa, Werner (6), subentrato dopo l’intervallo, ha patito la vivacità degli inserimenti, soprattutto dopo l’ingresso, dalla panchina, di Guida e Sartore, che spingevano il pallone dalla sua parte per trovare il cross giusto.

Come già accennato, è stata giusta l’interpretazione della gara da parte dei tre attaccanti schierati al fischio iniziale: già segnalato Tedesco come MVP; Toure (6,5) ha incanalato le sue doti al servizio del progetto tattico predisposto da Feola, soprattutto nella ripresa, quando ha creato diversi pericoli alla retroguardia amaranto; Oliviero (6,5) fa la sua migliore prestazione in maglia biancoscudata, sfruttando corsa e tecnica per spezzare il ritmo dei padroni di casa e costruire qualche buona occasione offensiva, a volte sprecata per non avere trovato il giusto tempo della giocata. Comunque, se Feola riesce a inquadrare il talento e la corsa di questi due elementi, il Messina avrà armi importanti a propria disposizione per fare molti punti in queste ultime dieci gare. Poco utilizzata la panchina, visto che, alla fine, sono solo tre le sostituzioni fatte, con pochi minuti concessi a Zerbo e Roseti, oltre al già citato Werner. Nessuna valutazione per loro due, se non apprezzamento per l’impegno massimo in un momento topico del match. Adesso, testa al Sambiase, perché serve non fare nessun calcolo e andare avanti partita dopo partita, pensando solo a come racimolare i punti che mancano per la salvezza.
Piccolo post scriptum: gli appelli non servono a nulla, le delusioni sono state tante, i tempi sono quelli che sono e si stava meglio quando si stava peggio, però, domenica prossima, se ci tenete ancora un poco al Messina, considerate di fare il biglietto e andare al "Franco Scoglio" a sostenere questa squadra e dare un contributo importante alla salvezza. Questo gruppo se lo merita, ma anche la storia della biancoscudata merita di non essere lasciata sola.

Sezione: Il focus / Data: Lun 16 febbraio 2026 alle 14:36
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
vedi letture
Print