Il Messina vince la seconda partita “sporca” consecutiva, giocata su un terreno non in perfette condizioni contro il Paternò che, forse, era all’ultima chance per sperare ancora nella salvezza. L’andamento del match è cambiato nel corso dei novanta minuti più volte, anche perché spettava al Messina cercare la chiave giusta per sbloccare il risultato e l’impegno si è rivelato molto complicato.
MUTATIS MUTANDIS - Il cambio di panchina e l’avvento di undici elementi nuovi nella rosa biancoscudata ha costretto, nelle ultime tre setimane, il gruppo squadra a cambiare atteggiamento in campo e, quindi, al tecnico, di trovare soluzioni diverse rispetto al 3-5-2 molto conservativo visto nel girone di andata, che ha messo le basi alla rincorsa verso la salvezza, ma mostrava la corda, soprattutto in vista del girone di ritorno, fase sempre delicatissima in un torneo particolare come la serie D. In questo, si è innestato il mercato di riparazione, condotto da Luca Evangelisti e Morris Pagniello, con l’arrivo di elementi non adatti al modulo applicato fino ad allora, ma nemmeno facilmente inseribili nel nuovo Messina targato Parisi. Una serie di criticità che hanno portato a considerare ancora incompleta una rosa costruita a spizzichi e bocconi da settembre a oggi, pur se arrivano, informalmente, messaggi chiari dalla dirigenza che non saranno fatti ulteriori innesti.
VUOTI D'ARIA - Resta il grandissimo neo dell’assenza di una figura di riferimento della proprietà sempre presente al fianco della squadra e alla struttura organizzativa, che si trova a fronteggiare situazioni complicate, in campo e fuori, dalle scelte tattiche, alla questione stadio, senza una guida certa che si prenda le responsabilità, visto che gestire una società di serie D dall’Australia sembra un’utopia, anche in epoca di lavoro da remoto. La classifica non dà spazio a incertezze o stop e la tappa di Paternò consente di riprendere la marcia in termini di risultati, nella seconda delle tre sfide dirette dalle quali dipende la direzione che dovrà prendere il Messina nella fase decisiva del torneo.
LE PAGELLE - Tornando, però, a quanto successo al “Falcone e Borsellino”, le valutazioni dei singoli non possono non partire da Alessandro Parisi (6,5), forse fortunato oppure tenace, perché arriva alla formula tattica giusta (l’attacco a tre) dopo una serie di tentativi che, fortunatamente, non portano alla confusione totale.
Merito anche di Giardino (7) autore di due parate decisive nei minuti finali che danno spessore alla sua scelta come estremo difensore promettente. Dalla parte opposta del campo, nota di merito al match winner Roseti (7) che entra in campo e risolve la partita, fiondandosi sul passaggio dal fondo di un altro elemento a corrente alternata ieri in terra etnea, cioè Matese (6,5) capace di riscattare il primo tempo nel quale aveva fatto vedere poca personalità e precisione, per poi risultare determinante nel cambio di ritmo che porta alla pressione finale e all’assist per la rete decisiva.
Buon apporto anche da Tedesco (6) che, però, perde almeno un punto di valutazione, per la poca lucidità nel servire i compagni in ripartenza, quando serviva mettere in ghiaccio la partita. Inoltre, l’arbitro penalizza il centravanti annullando un gol di testa per presunto fallo sul marcatore, un attimo prima del momento topico del match.
Lo schieramento base del match di ieri, pur con tutte le varianti legate alla necessità di vincere, non ha mai derogato al trio in difesa, quasi un ancoraggio per evitare sorprese, seppure l’avversario non fosse di quelli tostissimi, ma nemmeno arrendevole, visto che, comunque, anche dopo essere andato sotto, il Paternò ha creato due chance importanti per riequilibrare la partita.
Clemente (6) ha portato a casa la pagnotta, mancando per infortunio proprio nei minuti di recupero, Trasciani (6) ha tenuto botta, De Caro (6) ha ridotto al minimo le disattenzioni palesate in alcune recenti uscite. Non eccellente l’apporto degli esterni, visto che Maisano (5,5) ha spinto poco e Oliviero (6) si è limitato al “vorrei ma non posso”, pur dimostrando di essere tra i pochissimi, in rosa, ad avere tecnica, gamba e idee oltre la media di questo campionato.
A centrocampo, Garufi (6), contro avversari alla portata, ha cercato di mettere ordine, ma, come al solito, difettando nel dare maggiore velocità alla manovra. In questo, avrebbe dovuto avere maggiore aiuto da Kaprof (5,5), ma l’argentino resta ancora indietro come ambientamento nella nuova realtà, inizia con qualche rifinitura di un attimo imprecisa, poi, piano piano, si spegne e lascia il campo.
Le sostituzioni indicano una delle poche positività evidenti di questa campagna di riparazione, perché in una partita sporca e farraginosa come quella di ieri, dalla panchina arriva la spinta decisiva a portar via tre punti. Già detto di Roseti, l’ingresso di Toure (6) seppure ancora lontano dalla forma migliore, dà un cambio di marcia alla manovra crea qualche patema d’animo nella retroguardia paternese e aiuta i compagni ad avere una alternativa credibile in fase offensiva. Sufficiente la prova di Aprile (6), meno peggio del solito Pedicone (6), come sempre concreto Bosia (6).
Una prestazione complessiva che non resterà negli annali del calcio messinese, ma vincere era l’unica cosa importante e, adesso, serve dare continuità anche contro l’Enna, avversario insidioso nella lotta per la salvezza, per continuare la marcia verso il risultato finale, senza il quale non ha senso sottolineare con forza alcune lacune del nuovo corso sulle quali ci sarà tempo e modo per ritornare.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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