Il momento è delicato, non bisogna negarlo. Ma davvero può bastare una brutta sconfitta come quella di Gela, o un mese senza vittorie, per fare piovere merda e aprire i tombini? Sembra assurdo ma pare così, almeno a fare un "giro" sui social dopo il ko del "Presti". Tutti sotto processo: giocatori nuovi e vecchi, giudicati a rotazione ferri vecchi, scarsi, impresentabili. Come se i punti fin qui fossero arrivati dal cielo. Condannata dopo quattro allenamenti e una partita la carriera di Alessandro Parisi in panchina, al grido di "non è cosa soi".

Equilibrio, questo sconosciuto. Non risparmiata nemmeno la proprietà, "che non cattau a nuddu" o al massimo gente non all'altezza. C'è da non credere. Tirato in ballo l'evento "Legends 125", dimenticando che senza Racing City Group probabilmente l'anniversario sarebbe scivolato liscio senza alcuna commemorazione. Una società che "ancora non ha dimostrato" o "si sta facennu i cazzi soi" e chi più ne ha più ne metta. Dimenticando anche stavolta che il passaggio di proprietà ufficiale è avvenuto poco più di un mese fa. Niente, "Racing incompetenti". Tutto dimenticato: che senza RCG probabilmente questa società sarebbe già morta, visto che tutti gli imprenditori che sventolavano interesse sono puntualmente scomparsi. Dimenticati i 14 punti di penalizzazione e chi ce li ha "mandati", quello che è successo negli ultimi mesi e negli ultimi anni. Chi ha pagato i debiti e che sinora non ci sono stati passaggi a vuoto economici. Un milione in tre mesi, il numero l'ha dato il presidente Justin Davis in persona con un post con il quale ha risposto a tutto questo. L'ha dovuto quasi fare, per mettere un paletto, per evitare che tutto filasse così, come se fosse normale. E non lo è.

Dunque difendiamo Racing? Dunque va tutto bene? No, ma per i giudizi bisogna aspettare i fatti. Che non sono un mese senza vittorie, un organigramma dirigenziale che manca, confusione totale nei ruoli (chi decide sul mercato e sulla squadra? Ancora non si è capito!), tanto marketing (per qualcuno fumo) associato allo sviluppo sportivo e tante dinamiche ancora da chiarire. Questi sono i lati oscuri, accanto ad altri che nessuno può mettere in discussione. Specie alla prima difficoltà. Racing farà la sua strada, magari sbaglierà ancora o nasconde chissà cosa, lo vedremo, ma oggi tutto passa da una salvezza da conquistare. E per arrivarci bisogna avere fiducia e speranza, oltre che criticare senza alcun costrutto. Arrivando a conclusioni senza né capo né coda. La squadra deve tornare a lottare e macinare, i nuovi e i vecchi. Ci sono ancora 14 partite e l'obiettivo resta alla portata. Obiettivo oggi alla portata mentre due mesi fa si era a un passo dalla morte. Ma sembra tutto dimenticato. 

Lo abbiamo scritto cento volte in passato e adesso arriviamo a centouno. Il Messina non è Franza, Di Lullo, Santarelli, Stracuzzi, Lo Monaco, Sciotto o Alaimo. Il Messina siamo noi che restiamo qua e dobbiamo lottare indipendentemente da tutto. Difendendo i nostri colori e la nostra dignità, ma davanti a pericoli veri, reali e tangibili. Che oggi, al momento, non sembrano esserci. Dire cosa non va è giusto, condannare prima ancora di capire se una cosa può funzionare, è la più grande della minchiate. Anche se fatta in buona fede, con lo spirito del tifoso (di quelli che puntano il dito perché non aspettavano altro che un passo falso per sfogare il proprio astio represso, nemmeno parliamo).

Sezione: Acr Messina / Data: Mar 20 gennaio 2026 alle 10:12
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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