Alla terza uscita con la nuova guida tecnica, il Messina incamera un punto in classifica che assomiglia molto a quello del “Granillo”, ma con peso specifico totalmente diverso, non solo per il prestigio del derby o la caratura dell’avversario.
Infatti, al “Bruccoleri” di Favara andava in scena un test molto importante proprio in ottica salvezza, unico e solo obiettivo stagionale, perché si giocava in casa di una concorrente diretta, distante solo due punti, un vero esperimento di quale potrebbe essere il comportamento dei biancoscudati in caso di playout, eventualità ancora molto più probabile della conclusione del campionato fuori dalla zona spareggi, comunque possibile.
Ebbene, il pareggio finale dipende in maniera quasi esclusiva dall’assoluta incapacità di gestire la gara dal punto di vista caratteriale e mentale, segnale parecchio preoccupante a 8 turni dalla conclusione. Vincenzo Feola (5) si incarta in una serie di sostituzioni che, col passare del tempo, diventano sempre meno comprensibili: l’unica con una certa coerenza rispetto a quanto visto in campo fino a quel momento arriva al minuto 80, perché Zerbo al posto di Tourè significa rinunciare all’artefice unico del vantaggio per dare una opportunità a quello che, fino ad oggi, è stato l’acquisto più deludente del calcio mercato invernale, al netto dell’ “oggetto misterioso” Kaprof, investimento sul quale qualcuno, magari, a fine stagione, potrebbe anche chiarire modalità e funzionalità al “progetto Messina”.
LA CORRIDA - Il resto dei cambi sembra quasi una scusa per rompere il ritmo forsennato dei padroni di casa alla disperata ricerca del pareggio, ma, in realtà, il Castrumfavara sembrava in riserva dal punto di vista fisico, buttava solo palloni in avanti e, anzi, sembrava soffrire i seppur timidi tentativi di pressing alto portato dal Messina. Forse le “forze fresche” servivano anche a questo, ma mettere Maisano e Clemente negli ultimi istanti di gara ha, forse, fatto confusione, con l’errore pesantissimo del quarto slot, il momento topico del match, quando l’esitazione nell’inserimento di Werner per Pedicone, accasciatosi al suolo e poi “resuscitato” nel vedere la lavagnetta del cambio, ha innescato l’adrenalina dei padroni di casa, del pubblico e creato, improvvisamente, quell’ambiente da corrida tanto temuto alla vigilia, seppure senza avere nemmeno idea di dove si sarebbe andati a giocare, visto che nemmeno Favara è un campo caldo in stile anni 80. La terna arbitrale è entrata in tilt, Varela ha fiutato l’aria e, su un lancio dalla trequarti leggibilissimo, De Caro si è fatto attrarre dall’attaccante argentino nella trappola del calcio di rigore.
CHE CONFUSIONE - Le dichiarazioni di fine gara, con Feola che prima rimprovera scarso coraggio ai suoi uomini e poi tira fuori la “paura di vincere”, il “blasone”, la “maglia che pesa”, oppure riconosce come fisiologico il calo di motivazioni o tensioni del gruppo dopo la rimonta dal -14, disegnano un quadro poco confortante in vista dei prossimi 8 impegni che riepiloghiamo per rinfrescare la memoria a tutti: Nissa, Gelbison, Ragusa e Milazzo in casa; Vibonese, Savoia, Vigor Lamezia, Nuova Igea Virtus in trasferta.
BASTA CHIACCHIERE - Risparmiamoci le frasi fatte e cerchiamo di trovare soluzioni, evitando alibi o costruendo nemici, come se non bastassero le solite paranoie da cortile o i giochi di potere tra miserabili che hanno portato il “glorioso Messina” a rischiare la più umiliante retrocessione in 125 anni di storia calcistica, eventualità addirittura da qualcuno quasi agognata per poter sguazzare ancora più nel fango dove hanno vivacchiato, anche male, almeno da un ventennio.
PAGELLE - Fatta questa doverosa premessa, quella di ieri pomeriggio non è stata la peggiore gara del Messina in questo campionato, e, proprio per questo, aumenta il rammarico nel non aver portato a casa tre punti. Nelle valutazioni dei singoli, non si può non partire dall’autore del gol, Tourè (7) un lampo nella mediocrità, la spontaneità al servizio della squadra, nel pescare quell’asso dalla manica dopo 17 minuti, ma anche quando si trattava di rincorrere avversari per colmare gli spazi di un centrocampo che, nel 3-4-3, ha bisogno del sacrificio degli attaccanti, oppure provare a mettere in difficoltà i difensori avversari. Al polo opposto, Pedicone (5), che si atteggia a leader prendendosi la responsabilità di battere il primo calcio d’angolo a favore e tutte le rimesse laterali in prossimità dell’area gialloblù, trova anche il fondo diverse volte, ma solo in una occasione, negli ultimi minuti, riesce a mettere in mezzo un cross decente, non sfruttato dai compagni. Altro elemento che lo staff tecnico deve valutare con estrema attenzione dal punto di vista caratteriale e mentale prima di rimetterlo in campo come titolare nelle prossime partite decisive.
Nel limbo resta, ancora una volta, Oliviero (5,5) bello da vedere e quasi scolastico quando tratta la sfera, applicato anche dal punto di vista tattico, ma ancora troppo acerbo per incidere dove serve di più, ovvero nei pressi della porta avversaria.
Gara di lotta ma di poco governo, soprattutto del comportamento, da parte di Tedesco (6) che si sfianca nei soliti duelli con i centrali avversari, impegnandosi, però, anche in una velleitaria guerra verbale con il direttore di gara, che gli sventola il giallo sul naso ferito dopo l’ennesima tranvata presa dal difensore e poi fischia pochissime volte a suo favore quando cerca di difendere palla e dare respiro ai compagni. Piccolo appunto alla società sul capitolo direttori di gara, da seguire con serietà, senza inutili vittimismi ma attivando i canali giusti, per evitare momenti imarazzanti come quelli vissuti nel recente passato.
Cercasi leader e risponde presente Trasciani (6), perno insostituibile della difesa, forse risucchiato dal piccolo caos creato poco prima del penalty, quando lascia solo De Caro (5,5), fino ad allora abbastanza attento. Bosia (6) conferma le sue attitudini di mastino in una gara di questo genere. Garufi (6) interpreta il ruolo in modo intenso, anche con maggiore assiduità nel recupero palla, in questo aiutato dal prezioso Aprile (6), poco appariscente ma utilissimo per non regalare sempre la superiorità in mezzo al campo alla squadra di turno. Saverino (6) non demerita come quarto di centrocampo con qualche mansione difensiva in più rispetto al solito, in un ruolo molto simile a quello interpretato a Reggio Calabria 15 giorni fa. Lo sostituisce Clemente (sv), poco tempo a disposizione e una chiusura che sarebbe stata salvifica sul cross indirizzato a Varela, troppo impegnato a farsi mettere giù per pensare di poter raggiungere il pallone. Dalla panchina arriva anche Zerbo (5), che, in 15 minuti, riesce a non dare forza alla conclusione del potenziale 2-0, perdere il tempo in un paio di incursioni in area gialloblù e mostrare il campionario di svolazzi con la sfera in prossimità del cerchio del centrocampo, dove un trequartista non dovrebbe mai stare. Dispiace per questo intelligente ragazzo palermitano, ma deve scuotersi per mostrare quella personalità che non manca nel suo bagaglio di calciatore. Solo 9’, incluso il recupero, per Maisano, non giudicabile anche se si impegna, come al solito, per aiutare la causa. Infine, il portiere Giardino, autore di un solo intervento degno di nota, nel primo tempo, quando vola plasticamente, in un tuffo ottimo per i fotografi da mettere nel curriculum. Sei, di stima, per il classe 2008, fiore all’occhiello del ds Luca Evangelisti, il quale, forse, merita anche lui di essere destinatario del classico avviso ai naviganti: carissimo direttore, la barca naviga in procellose acque, sarebbe il caso che, in assenza di contrammiragli con medaglie al valor militare, anche un capitano di vascello esperto e rotto a mille battaglie come lei si prenda carico, insieme a dirigenti, staff tecnico e calciatori, di rimettere in riga la ciurma e dare le coordinate di navigazione, perché il porto è lontano, il carburante scarseggia, ma la nave merita di poter arrivare a destinazione se non sana, almeno salva.
In attesa che, dall’altra parte del mondo, magari qualcuno decida di capire quanto serve assolutamente costruire immediatamente un presente decente per poter pensare a progetti futuri.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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