Conta poco recriminare o ripensare a quello che poteva essere e non è stato, in un girone di ritorno nel quale si è stati capaci di fare 14 punti in 15 gare, dopo averne fatti il doppio nella prima parte di campionato, perché adesso mancano 180’ ed il Messina, in qualunque modo, con qualsiasi tipo di prestazione, deve ottenere il massimo della dotazione in palio per restare agganciato all’obiettivo della salvezza, con qualche speranza di riuscita.
SPRINT FINALE - Non si devono fare calcoli o strategie, visto l’andamento di un torneo che, come al solito, diventa assolutamente folle nelle ultime giornate, con l’aggiunta di un corollario fatto da polemiche basate su voci incontrollate, alimentate dalla bestia satanica dei social, fatte con il solo scopo di ottenere qualche clic in più o creare scompiglio tra gli avversari.
Una guerra tra poveri che tocca livelli di parossismo e di teatralità esasperati, per mascherare le lacune tecniche e la modestia del calcio dilettantistico, sempre più in balia di gente improvvisata e non adeguata alla passione e al calore di chi, malgrado tutto, continua a seguire le proprie squadre in giro per l’Italia anche in serie D.
Come i tifosi del Messina ieri al “Guido D’Ippolito”, costretti a subire anche qualche carica dalle forze dell’ordine, oltre agli insulti di un pubblico ostile, non si sa per quale recondita ragione appartenente a contesti incomprensibili. In questo ambiente, i giallorossi hanno messo in campo quello che possono dimostrare, aggredendo in modo veemente nei primi 9’, in cui hanno preso due traverse e creato lo scompiglio nella difesa della Vigor, per poi subire gol alla prima azione offensiva degli avversari, un segnale beffardo che, però, ha finito per condizionare l’intero primo tempo.
E qui, una quota di responsabilità spetta a mister Feola (5,5) che fa delle scelte iniziali di formazione in cui mette in scena il solito 3-5-2 mascherato, senza prevedere, in panchina, nessun esterno mancino, con il risultato di trovarsi a non avere un sostituto naturale, quando il titolare nel ruolo si infortuna. Se a questo aggiungiamo la quasi totale mancanza di reazione dopo lo svantaggio, regalando, di fatto, buona parte del primo tempo a una squadra attenta ma non furiosa, ecco che ritornano in auge difetti strutturali di questo gruppo, ormai impossibili da correggere, ma, nello stesso tempo, non difficili da mascherare, utilizzando a pieno le forze disponibili in organico.
SPRAZZI DI VITA - La ripresa, questa volta, vede un approccio più volitivo e, grazie a uno sforzo offensivo più continuo nei primi venti minuti, arriva il pareggio, ma dopo una terribile paura venuta su calcio da fermo, con il colpo di testa concesso a Del Pin a due passi dalla porta, con la traversa e il palo a salvare il Messina da un raddoppio che avrebbe suonato come una condanna. L’infortunio di Pedicone (5), autore dell’ennesima prova scialba e con poco mordente, se non qualche incursione offensiva nei primi minuti, apre lo spazio a Maisano (7), migliore in campo di parte giallorossa perché, seppure nella fascia sinistra, riesce a dare vitalità e spinta a una squadra troppo compassata, in alcuni momenti del match per poter essere pericolosa. Le incursioni dell’under calabrese di nascita danno una sveglia a tutta la fase offensiva, rivitalizzando anche altri compagni a volte timidi o contratti. Se ne giova Tourè (6,5), protagonista di diversi strappi pericolosi, sia nel primo tempo (sua la traversa dopo appena 6’), che nella ripresa, sfiorando il gol del raddoppio quando improvvisa una serpentina mancando di cattiveria e precisione al momento della conclusione. Ma si risveglia anche Oliviero (6), che ingaggia diversi duelli fisici con il suo marcatore diretto Montebugnoli, autore di tanti falli e trattenute non rilevate dal direttore di gara, uscendone poche volte vincitore. L’esterno ex Catanzaro manca di precisione in rifinitura, sprecando un paio di occasioni per concretizzare delle ripartenze, ma ha un merito eccezionale nel chiudere lo spazio al potenziale contropiede del raddoppio nella prima frazione di gioco, con un poderoso recupero difensivo.
Buona anche la prestazione di Matese (6,5) subentrato nella ripresa a un non positivo Aprile (5,5), abbastanza anonimo nei 45’ concessigli da Feola. L’ex Casertana sostiene bene la manovra in attacco e si procura il rigore del pareggio, approfittando dell’ingenuità di D’Anna che lo tocca sul piede di appoggio sotto gli occhi del signor Gargano. Dal dischetto va Roseti (6,5) che spiazza Iannì con freddezza inusuale per la sua giovane età. Non è la sola cosa buona fatta dal centravanti, bravo a tenere impegnati i due centrali difensivi biancoverdi, nei 34’, incluso il recupero, giocati dal suo ingresso al posto di Tedesco (6), volitivo, ottimo nel movimento che porta, al 7’, alla seconda traversa presa dal Messina, poi un po’ perso nelle sue battaglie personali con avversari, compagni e direttore di gara, fino al cambio, in cui si arrabbia parecchio per essere costretto, da una scelta tecnica, a lasciare la contesa.
Esaminate le prestazioni dei componenti il reparto offensivo, incluso Zerbo (sv), subentrato al 90’, ma autore di una giocata sfortunata sotto porta che avrebbe potuto dare la vittoria al Messina, si passa al “reparto faticatori”, dove Garufi (6) se la cava con il mestiere, dimostrando, però, di essere in riserva dal punto di vista fisico, Zucco (6) non demerita pur mancando nella giocata rapida in grado di cambiare le sorti del match, Saverino (6) prova a incidere, senza fortuna nei 13’ più recupero in cui resta sul terreno di gioco. In difesa, tutti sul banco degli imputati per il gol preso a reparto schierato su un cross piuttosto lento e leggibile.
Giardino (6) si riscatta mantenendo la calma durante le mischie sviluppate dalla Vigor esclusivamente sui calci piazzati battuti da Catalano, Clemente (6) lotta in modo continuo proprio per limitare il fantasista col numero 99 in maglia nera, Trasciani (6) presidia la zona e sprona i compagni in ogni circostanza, Bosia (6) si limita all’essenziale spazzando, senza unire, però, quella capacità tecnica indispensabile in un “braccetto” nello schieramento arretrato a tre. Alla fine, anche la sua prova rispecchia quella complessiva della squadra che, forse in modo più marcato rispetto alle trasferte di Reggio Calabria, Favara, Vibo, non centra la vittoria pur meritandola e adesso rimane ancora sul filo del rasoio. Una condizione vissuta dal primo istante di questo campionato, solo che adesso non è più consentito sbagliare, perché questo Messina deve centrare la salvezza sul campo, indipendentemente da tutto quello che potrà o meno accadere dopo l’ultimo secondo dell’ultima partita.

Sezione: Il focus / Data: Lun 20 aprile 2026 alle 09:00
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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