Messina calcistica vive, da quasi 20 anni, una sorta di era glaciale, spezzata solo dai campionati di serie D vinti (sotto la guida di Pietro Lo Monaco e Pietro Sciotto, i due presidenti più contestati) e dal settimo posto in Legapro (con Natale Stracuzzi, anche lui non amato).
Ma la spirale negativa in cui si sta precipitando in questo campionato assume i contorni dell'incubo sportivo, perché, all'assurdità di un girone di ritorno da fondo classifica, si aggiunge il quadro desolante di una società evanescente, quasi rassegnata al destino della umiliante retrocessione in Eccellenza.
GHOSTBUSTERS - Ieri pomeriggio, in tribuna sedeva Morris Pagniello, così come, nella precedente gara casalinga, c'era Justin Davis, ma non si comprende bene chi prenda le decisioni e, soprattutto, si assume la responsabilità delle scelte societarie. Dichiarazioni di facciata, nessuna presa di posizione netta, mentre si assiste a prestazioni sconcertanti della squadra non tanto sul piano tattico o tecnico, quanto dal punto di vista caratteriale. Un bordello, citando Dante, nel quale, però, tutto sembra avvenire sottovoce, come durante il faccia a faccia tra tifosi, squadra, tecnico, ds, vicepresidente e tutto lo staff, alla presenza delle forze dell'ordine. Un confronto pacato e civile, di questo non si può che essere fieri, ma la sensazione è che, al di lá delle parole da parte dell'unico con gli attributi per metterci la faccia, cioè Daniele Trasciani, tutto il resto della compagnia appare depresso e senza nessuna cazzimma per poter risorgere.
ROTTURA PROLUNGATA - E questo non è un buon segnale, partendo da mister Feola (voto 4), la cui capacità di incidere dura, forse, 45', in cui la squadra riesce a costruire senza rischiare troppo, se non quando Liurni si divora il pareggio, ma quel quarto d'ora in cui la Gelbison ribalta con facilità irrisoria il match, arriva dopo l'intervallo, proprio il momento in cui serve la mano di un allenatore per gestire la partita. La sua non si è vista, in sei partite, con tre punti, tutti in trasferta, ottenuti essendo rimontati o tenendo lo 0-0, sprecando scontri vitali per la salvezza.
Mourinho sta in Portogallo, certe presunzioni in serie D non pagano.
Diventa complicato anche valutare i singoli, vista l'assoluta schizofrenia della squadra, paradossalmente più equilibrata tatticamente e con uno spirito propositivo, ma incapace nel leggere i momenti della partita.
Giardino (5) non legge bene il tiro che porta al pari, resta fulminato sul raddoppio.
De Caro (5) si tiene su buoni livelli, ma i due gol vengono dalla sua parte, dove gli avversari hanno gioco troppo facile.
Trasciani (6) prova a salvare la baracca, ma sbanda anche lui nella fase decisiva, merita mezzo punto in più per il post gara.
Bosia (5), appare in declino rispetto al passato, sbaglia a rimettere in gioco Liurni invece di rifugiarsi in corner e De Martino punisce.
Clemente (5,5) si alterna tra centrocampo e difesa, senza infamia e senza lode.
Zucco (6,5) fa un ottimo primo tempo, cerca di scuotere i suoi dopo l'uno-due, Feola lo toglie dal campo.
Garufi (5) è lento, senza grinta, capitano degradato.
Pedicone (5), finisce la benzina dopo 45', il mister se ne accorge al 32' della ripresa.
Toure (5) sembra tornare, a sprazzi, quello della prima parte del campionato, ma non riesce ad essere spietato quando si avvicina alla porta, produce solo assist e tiri senza vigore.
Oliviero (6,5) passa da una fascia all'altra ed è l'unico a cercare di andare oltre lo spartito, ma si spegne col passare del tempo, quasi immalinconito. Roseti (6,5) segna di rapina, nel secondo tempo un suo tiro viene salvato sulla linea, poi viene sostituito.
Se si apre il capitolo panchina, viene da piangere, escludendo Saverino (6) e Bombaci (6), che almeno ci provano. Gli altri sono impalpabili (Krapof, 4) o irritanti (Zerbo, 4), alla ricerca di giocate che restano presuntuosamente nel mondo dei desideri. In questo clima si perde pure Tedesco (5), mai al tiro e piuttosto irritato per l'andamento del match.
È l'ennesima occasione sprecata di un campionato nel quale, adesso, serve davvero un miracolo sportivo per evitare la retrocessione, ammesso che qualcuno, in questo Messina, sappia a quale santo votarsi per avere una speranza.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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