Trentaquattro partite, 46 punti totalizzati, due societá, tre allenatori, passando per la gestione del Tribunale: in 8 mesi il Messina è come se avesse vissuto tre stagioni diverse, vivendo emozioni altalenanti, senza un attimo di respiro, con errori banali, momenti di scoramento e piccole soddisfazioni. Tutto questo è servito ad arrivare fino a una partita, quella che domenica prossima, all'"Aldo Campo" di Ragusa, potrá consentire di salvare la categoria e, finalmente, dopo due annate calcistiche, iniziare un campionato senza penalizzazioni, programmando, nei tempi e nei modi giusti, l'impegno agonistico. L'appuntamento senza appello dovrá essere affrontato con lo spirito e l'atteggiamento giusto, anche violentando gli aspetti caratteriali dei componenti di un gruppo abbastanza compatto, ma troppo "educato" per riuscire a prevalere sul campo anche utilizzando le cattive maniere, sempre restando entro i limiti dell'agonismo e della correttezza sportiva. Il girone di ritorno del Messina non è stato come quello di andata, ben 8 punti in meno conquistati, ne sarebbero bastati la metá per potere centrare la salvezza diretta, ma tutto questo non conta adesso, serve solo giocarsi tutto, davvero, sul campo del Ragusa tra sei giorni, al di lá delle parole o delle frasi fatte. Ci vuole la partita perfetta, quella che gli uomini di Feola non sono riusciti ancora a confezionare, riuscendo a completare imprese lasciate a metá nel corso delle ultime settimane. Mister Feola (6,5 per la gara col Milazzo) evita di complicarsi la vita ricorrendo alla formazione vista contro la Nuova Igea Virtus con le varianti imposte dalla squalifica di Trasciani e scegliendo dall'inizio Maisano (5,5) troppo contratto e sostituito nell'intervallo per Oliviero (6) più propositivo ma col freno a mano tirato. La gara rivela le solite difficoltá in fase offensiva risolte dalla giocata fuori categoria di Toure (7), protagonista anche di altri spunti interessanti. L'azione del gol è tutta farina del sacco del francese di origine maliana, che i tifosi del Messina sperano possa rappresentare l'arma letale per l'ultima vittoria. Per il resto, la squadra si muove con buona volontá, ma lentamente e non è lucida al momento di arrivare alla conclusione. In avanti, Tedesco (5,5) non incide, pur lottando molto, si cercano gli inserimenti di Zucco (6) e Matese (6) ma anche loro mancano del killer instinct, pur impegnandosi e dando segnali di intraprendenza. Al centro della manovra, Garufi (5,5) stenta a dare il cambio di passo, mentre ci mette gamba e vitalitá Bombaci (6,5), una risorsa essenziale in questo rush finale. In difesa, tiene bene in trio centrale, anche se gli attaccanti rossoblù non sono proprio dei furetti. Alla fine, Clemente, De Caro e Bosia tengono botta prendendo un sei politico, così come Giardino, mai impegnato. 
Dalla panchina emergono Zerbo, Krapof e Papallo, al suo esordio assoluto dopo 5 mesi da aggregato alla prima squadra. Qualche segno di vita incoraggiante in vista dell'ultimo atto, ma i primi due devono essere determinanti al livello delle loro buone capacitá. Applausi per tutti al termine, ma adesso si deve portare a termine l'impresa, perchè questa finale il gruppo se l'è conquistata e può vincerla. Da questo bivio passa il prossimo futuro del Messina, non perdiamo l'occasione.

Sezione: Il focus / Data: Lun 04 maggio 2026 alle 14:56
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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