Perseverare è diabolico. Da dicembre ad oggi, quando è stata superata la lunga fase di gestione del Tribunale e avrebbe dovuto iniziare la nuova vita del Messina, in campo e fuori, la proprietà australiana è entrata in un tunnel pericoloso, proprio nel momento in cui potevano aprirsi prospettive incoraggianti.
WARNING SIGNS - Fuori da ogni metafora e cercando di essere più crudi possibili, le scelte fatte, o meglio, indotte da logiche non intellegibili, mettono a rischio il lavoro compiuto in condizioni estremamente precarie che aveva portato ad annullare la penalizzazione di 14 punti e mettersi in linea con le altre concorrenti per la salvezza.
Mettiamo anche un altro paletto: tutti coloro i quali si sono assunti l’onere di condurre la barca da agosto ad oggi, hanno contribuito, in varie maniere e dimensioni, a mantenere il Messina sulla linea di galleggiamento, ma nessuno può prendersi solo i meriti, oppure nascondersi dietro l’atto d’amore, la passione per la maglia, o lo spirito di sacrificio, perché chi accettò di sposare il progetto la scorsa estate, senza garanzie effettive di alcun tipo, puntò una fiche sulla possibilità che la piazza avrebbe attirato nuovi investitori pur in una situazione tanto estrema, e, comunque, difficilmente i buoni risultati ottenuti, di per se stessi, avrebbero potuto bilanciare o, addirittura imporsi nel confronto tra i propri interessi (di mercato, scelte tecniche o organizzative) e quelli di chi aveva messo sul piatto risorse finanziarie abbastanza importanti in un panorama desolante come quello della Messina calcistica, negletta, snobbata e abbandonata dalle forze produttive locali ormai da decenni.
POWER RELATIONS - In poche parole, la contesa tra il duo Martello-Romano e la coppia Davis-Morris, non poteva che avere un esito scontato, anche perché nulla garantisce che, dando il salvadanaio in mano a chi era allora direttore sportivo e allenatore, si sarebbero sicuramente raggiunti i risultati desiderati e, tra l’altro, non si è nemmeno mai capito effettivamente se una soluzione così squilibrata sarebbe stata gradita da chi ha deciso, con modi e tempi diversi, di andare via.
I fatti, però, dicono che non si è assistito a un cambio deciso di rotta, ma a una sorta di governo ombra con decisioni prese in ordine sparso e rispondendo a logiche o interessi diversi, senza nemmeno un reale coordinamento.
L’individuazione di un media partner di peso ha portato a un contrasto stridente tra percezione e realtà, producendo contenuti gradevoli e di qualità in un contesto sportivo e ambientale depresso da troppi anni di illusioni distrutte dopo risultati sportivi umilianti. Anche la strategia di marketing stride con la freddezza complessiva da parte della città non “malata”, che continua a non essere interessata al Messina, per motivazioni in certi casi risibili, con pregiudizi rafforzati dal solito chiacchiericcio provinciale.
STRANGE RELATIONSHIPS - Ma non sono questi i punti cruciali di criticità, perché, limitandoci al campo, non si capisce se ci sia stata una strategia unica di mercato, visto che sono arrivati 11 nuovi calciatori, alcuni attribuibili al ds Luca Evangelisti, altri a Morris Pagniello, ma senza un tecnico che indirizzasse le scelte secondo le proprie idee tattiche o i canoni caratteriali.
Il risultato è stato un ibrido che ha perso le proprie peculiarità di gruppo disposto al sacrificio, sparagnino per necessità, cinico quando serviva, per diventare una squadra zeppa di elementi con caratteristiche offensive, poco adattabili al modulo originario (3-5-2), alla ricerca di utopistiche strategie di dominio delle partite, quando serviva portare a casa 54-55 punti totali per evitare la lotteria dei playout.
CONFUSION - In questo scenario, sarebbe anche utile comprendere quale sia stata la funzione e il peso di alcuni attori importanti nelle varie funzioni aziendali, anche in ambito tecnico-organizzativo, che influiscono su alcune decisioni, ma, come per il mercato, senza una sintesi nelle decisioni, producendo ulteriore confusione e incertezza nel riconoscimento dei ruoli.
DESPERATELY SEEKING.... - In questa indeterminatezza di fondo, prevale la versione “aziendalista” che punta ad evitare investimenti fuori scala da riservare alla prossima stagione. Una visione condivisibile se ci si trovasse a metà classifica, ma non sull’orlo del baratro e senza nemmeno uno straccio di figura competente nel calcio a queste latitudini e categorie in grado di essere punto di riferimento esterno e interno per governare questa fase estremamente delicata puntando, magari, al futuro più ambizioso. Se non si sono volute buttare sul piatto le risorse per acquistare una punta, o un centrocampista, preferendo opzioni diverse, almeno si prenda adesso una decisione su chi, parafrasando Pelligra a Catania, debba essere il Grella di Messina. Senza temporeggiare o cercare traghettatori improvvisati accecati dalla passione o dal passato. Scelte chiare e concretamente pragmatiche, in pieno stile anglosassone, per una volta.
WE WOULDN'T DIE 4 U - L’angoscia per gli aspetti generali lascia poco spazio alle valutazioni sui singoli riferite alla gara di ieri contro l’Enna, una disfatta sotto tutti i punti di vista, ma anche atto di autolesionismo da studiare nei trattati calcistici come esempio da evitare. Partendo da Alessandro Parisi (4), che sceglie una formazione iniziale cervellotica, ispirata da chissà quale manuale di tattica, con almeno tre elementi totalmente fuori ruolo, ci mette mezz’ora a ricredersi, dopo nemmeno un minuto becca il terzo gol, resta immobile davanti alla panchina, cambia posizione almeno due volte a tutti i calciatori in campo, tranne portiere e due difensori centrali, va contro anche alle intuizioni fortuitamente favorevoli, come dopo il 2-4, quando inverte di nuovo la posizione degli esterni di attacco. Un disastro sotto tutti i punti di vista, dando vita a un confronto umiliante con l’allenatore avversario, come già visto a Gela e contro l’Acireale, togliendo dal computo il match di Paternò, fuori concorso per mille ragioni. Un coacervo di impotente presunzione da addebitare non solo al tecnico, ma a tutti coloro i quali avrebbero dovuto intervenire, prima e durante lo scempio visto nei 97’ di ieri incluso il recupero, e non lo hanno fatto. Nessuno, infatti, tra i protagonisti con la maglia biancoscudata, ha fatto qualcosa per invertire la tendenza, e, per questo, meritano tutti, indistintamente, la stessa valutazione data al tecnico. Qualche timidissimo segnale di vitalità si è visto in Tedesco, che, almeno, ha lottato, cercato di scuotere i compagni, imitato, in parte, da Garufi, ma da nessun altro, rivelando in pieno l’assenza di un leader maturo, mentalmente e non solo anagraficamente, cui aggrapparsi quando mancano altri ancoraggi. Un segnale molto preoccupante, in vista del prossimo impegno, importante per i tifosi, ma non determinante ai fini del torneo, a meno che, in assenza di decisioni e scelte concrete, non si sfoci dalla confusione al caos, con un finale inglorioso davvero imperdonabile, per tutti noi.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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