Nella sala stampa del “Franco Scoglio”, così come tre settimane fa, dopo la sconfitta contro la Nissa, non si presenta nessuno della società (il vicepresidente Pagniello e il ds Evangelisti sono rimasti nei corridoi che conducono agli spogliatoi) e nemmeno mister Feola ha ritenuto di doversi confrontare con i giornalisti. Arriva, dopo più di un’ora dal fischio finale, Daniele Trasciani, vicecapitano e veterano con la maglia del Messina, alla sua terza stagione con la maglia biancoscudata. Una situazione davvero imbarazzante, perché, nel manuale del calcio, a tutti i livelli, dalla terza categoria alla Champions League, quando la casa brucia, ci mettono la faccia i responsabili. Trasciani non cerca alibi: “Noi siamo entrati con la voglia e lo spirito di continuare quanto di buono fatto nel primo tempo, ma, dopo l’intervallo, ci sono stati dieci minuti di blackout e non riesco a trovare una spiegazione. Chiedo scusa, a nome di tutta la squadra, ai tifosi per quello che è successo. Assicuro che non molleremo, perché ancora siamo vivi, come dice la classifica. Siamo in difficoltà, forse saremo condannati ai playout, però siamo ancora lì. Avremo l'obbligo di vincere nel playout, però io, qui, un playout l’ho già giocato e vinto. Quindi, adesso ci tocca fare tutti quanti quadrato, non voglio pensare che sia finita perché noi non siamo condannati. Il campionato non è finito, per cui, fino a che saremo in grado di poter lottare, non molleremo”.
Trasciani spiega anche qualcosa sul lungo dopopartita negli spogliatoi: “Ci siamo confrontati con la dirigenza, l'allenatore, il direttore. C'era tanta rabbia da parte di tutti. C’è poco da aggiungere e le parole sono superflue in questo momento, anzi, possono anche essere dannose. Ci abbiamo messo poca garra? So che il campo, oggi, magari può dare un messaggio diverso, ma noi non abbiamo mollato, non siamo rassegnati, anche basandoci su quello che abbiamo fatto nel primo tempo, quando, sicuramente, abbiamo sbagliato a non chiudere con il raddoppio, avendo quasi dominato. Lì la partita sarebbe cambiata sicuramente, ma anche dopo lo svantaggio più volte siamo andati vicino al pareggio. Purtroppo, il momento è questo e, fino a che la matematica non ci dirà che siamo finiti, noi non molleremo mai, perché sarebbe da folli farlo. Non l'abbiamo fatto in momenti assurdi, non lo faremo ora che comunque ci siamo, anche se è dura dopo sette partite senza vincere. La città non se lo merita, i tifosi, che, adesso, giustamente, ci insultano e noi siamo pronti ad andare fuori e prenderci anche questi. Sono qui a metterci la faccia per la squadra a nome di tutti quanti. Non a parole, perché ne abbiamo fatte fin troppe, contano solo i punti e noi fino a che ci sarà campo, finché ci saranno partite, finché ci sarà vita, battaglieremo. So perfettamente quanto valore ha questa maglia, cerco di trasmetterlo, magari in questo momento non sta arrivando, ma diamo tutto quanto. Noi non dormiamo la notte, ci alziamo la mattina, andiamo al campo e soffriamo questa situazione in cui non stiamo riuscendo a ottenere quello che vorremmo. Da settembre combattiamo contro situazioni incredibili, e adesso ci tocca resistere perché nel calcio, da un momento all'altro, cambia tutto”.
Trasciani non si tira indietro nemmeno quando gli si chiede se questo è il momento più difficile della sua carriera: “Questo ultimo mese, forse è stato il più difficile. Ma l'unica via che conosco è sempre ripartire, continuare a sgomitare, solo questo possiamo fare. Chi molla adesso è un perdente, non abbiamo intenzione di cedere. Il campo parla di un risultato negativo, nei tifosi c'è sconforto, ma remiamo tutti nella stessa direzione”.
In questa situazione complicatissima, manca forse un riferimento certo in società che possa governare la crisi e tirare fuori tutti dalle secche. Trasciani precisa l’esistenza dell’unità di intenti: “Siamo tutti quanti nella stessa barca, noi, il mister, la società e non è facile capire come bisogna intervenire per migliorare la situazione. Magari c'è chi è la prima volta che l'affronta, per alcuni di loro sono esperienze nuove, ma dobbiamo tirarci fuori tutti insieme. Tutti quanti siamo qui, e credo che abbiamo capito come affrontarla. Ora usciremo fuori, ci prenderemo le critiche, ma l'unica scossa può venire dai risultati. A inizio anno c'era lo spettro dell'eccellenza, la certezza del fallimento, oggi siamo ancora aggrappati con le unghie e con i denti e non ci rassegniamo di sicuro. Poi, non è una frase fatta, ma le somme si tirano alla fine. Mi ricordo perfettamente tutto quello che accadde qui la stagione in cui ci salvammo allo spareggio proprio contro la Gelbison e, proprio riagganciandomi ad allora, dico che ancora non è finita. Il calcio, purtroppo o per fortuna, gira intorno a un episodio, noi dobbiamo essere bravi e cattivi abbastanza da portarlo a nostro favore. Perché, in questo momento, se non arriva, te lo devi andare a prendere per forza di cose, in qualunque modo. Oggi una critica che mi sento di fare a tutta la squadra è che non siamo stati in grado di chiudere la gara. Noi facciamo l'uno a zero, primo tempo dominato, abbiamo avuto tante occasioni, la squadra non è stata in grado di chiuderla. Su questo dobbiamo lavorare, perché se oggi tu vai due a zero a fine primo tempo, dopo l’intervallo loro, sicuramente, non rientrano con questo atteggiamento. Sicuramente ci saranno tante cose da analizzare durante la settimana, ma dobbiamo essere subito pronti a reagire, partendo da giovedì a Torre Annunziata”.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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