Non è solo una semplice partita. Oggi è il giorno della verità. In novanta o cento, quanti ne serviranno, minuti di battaglia sportiva, il Messina si gioca molto più del risultato finale: in palio c’è la possibilità di riscrivere il proprio futuro. Una stagione nata e vissuta tra mille difficoltà può trovare nuova luce dopo la gara la Juventus NextGen, nel crocevia che può garantire l’accesso al playout. E da lì, continuare a sperare.
Non è il momento dei ringraziamenti di circostanza, del “Comunque vada, grazie lo stesso”. No. Oggi si va in campo per vincere, per guadagnarsi il diritto di combattere ancora, perché qui nessuno si accontenta di cadere a testa a alta nella lotta. Questa squadra affamata, fatta di ragazzi veri, mentalizzati, calati nella realtà di Messina come raramente si era visto, vuole lottare fino in fondo. Vuole conquistarsi il diritto di danzare ancora una volta, nell’ultimo ballo della stagione: il playout che deciderà tutto.
Sarà una giornata da vivere col fiato corto fino all’ultima emozione, di quelle che restano scolpite nella memoria, come solo il calcio sa regalarne. Non si tratta di palcoscenici assoluti, di coppe o di trofei, ma della difesa di un’identità, di un orgoglio radicato nel cuore di chi tifa questi due colori, il giallo e il rosso, di chi non ha mai mollato.
Chi scenderà in campo troverà una città intera alle proprie spalle. Una curva tornata a essere anima pulsante, dopo silenzi e contestazioni della prima parte di stagione. E che anche in quei giorni non ha mai smesso di amare ed è rimasta fedele, ha sofferto e urlato. “Sarà una bolgia” hanno detto in settimana il capitano Petrucci e il tecnico Gatto immaginando il colpo d’occhio del San Filippo. Sarà un canto infinito, un urlo che spingerà ogni pallone.
Perché loro, gli immortali, “restano in piedi anche quando tutto crolla”. Non hanno bisogno di un motivo per esserci: loro sono Messina. E oggi saranno ancora lì, a spingere, a crederci, a soffrire. Perché amare davvero vuol dire esserci, anche e soprattutto quando è difficile. E poi ci saranno anche domani. E domani ancora.
Non c’è spazio per pensare alle questioni societarie, a potenziali acquirenti reali o ennesimi bluff, a cosa sarà di questa proprietà, alle procure a vendere, ai debiti, ai problemi che pure ci sono e restano di una società da ricostruire. Tutto si ferma, oggi. C’è solo il campo, il pallone, il sudore, la voglia di rialzarsi. Il senso di appartenenza. Un nuovo capitolo è pronto per essere scritto, con umiltà, con fatica, senza personaggi discutibili, senza polemiche sterili. Solo squadra e città, cuore e orgoglio!
Con un avviso ai naviganti: il futuro inizia adesso, senza tempo da perdere.
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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