Tre stagioni in giallorosso, con l'Acr Messina nato nel 1947, quello storico, con il quale sono cresciute le generazioni adesso più anziane della tifoseria peloritana.
Igor Protti, classe 1967, arrivò a Messina nell'agosto 1989, proveniente dall'Alzano Virescit, squadra nata dalla fusione della Virescit Boccaleone, un quartiere di Bergamo e l'Alzano, paese della stessa provincia. Turi Massimino aveva appena ceduto Totò Schillaci alla Juventus, il capocannoniere della stagione precedente, con Zeman allenatore e un ottavo posto nella serie B di quegli anni, campionato di altissimo livello tecnico, con piazze caldissime e prestigiose.
L'allenatore era Scorsa, ex bandiera dell'Ascoli, baffo da sparviero e tanta spavalderia nelle dichiarazioni, anche se la passione della piazza sembrava essersi intiepidita dopo la prima stagione con Scoglio e i suoi "bastardi" tra i cadetti, la promozione sfuggita nelle ultime, maledette, sei gare di un torneo da sogno.
Allora l'estate finiva dopo la fiera e l'esordio del Messina al "Celeste", in genere con una gara di Coppa Italia, secondo una formula, mai rimpianta abbastanza, in cui le grandi battagliavano contro le provinciali, fino alle prime 5 dei due gironi di serie C, senza turni saltati o partite in casa delle più forti.
Erano sfide epiche come quelle contro Roma, Torino, e, proprio di fronte ai granata, Protti segnò la sua prima doppietta in biancoscudato, vestendo una maglia numero 9 di una taglia troppo grande per un ragazzo di non ancora 22 anni che, fino ad allora, aveva vissuto qualche stagione in C con alti e bassi.
Quel Messina partì a velocità folle, collezionando, oltre al 2-1 contro il Torino, a fine stagione capolista in B, un clamoroso 4-1 sul campo del Cesena, appena promosso in massima serie, con Marcello Lippi in panchina, e, in campionato, un dominante 0-1 a Catanzaro (gol di Berlinghieri), 2-0 sull'Avellino (Ficcadenti e Cambiaghi) e 2-2 sul campo della Reggiana, con la marcatura di Igor a sbloccare il risultato. Poi, il brusco stop casalingo contro il Brescia di Altobelli e Pierleoni, autori delle reti che fissarono il punteggio, una dura contestazione della curva e la classifica iniziò a piangere, fino alla salvezza ottenuta nello spareggio di Pescara contro il Monza, con il gol di Doni dopo 8'.Protti segnò 12 reti in campionato ed ebbe anche la chance di segnare a S.Siro nella gara di Coppa Italia persa contro il Milan 6-0 (con il record di 4 rigori trasformati da Franco Baresi), ma il tiro dagli undici metri assegnato ai peloritani sullo 0-0 venne sbagliato dal centravanti. Ma quella fu la stagione del gol al "Comunale" di Reggio Calabria, vendetta sportiva del beffardo pallonetto con il quale, all'andata, Simonini fece vincere gli amaranto nella porta sotto la Curva Sud, quando, forse, se tutti i tifosi biancoscudati avessero soffiato insieme, la sfera di cuoio si sarebbe fermata prima della linea bianca.
L'anno successivo, con Beppe Materazzi in panca, il Messina conclude al 9° posto dopo essere stato anche in testa alla classifica fin quasi alla fine dell'andata, i tifosi, dopo qualche anno in B, iniziano a mugugnare, inconsapevoli di quanto sarebbe accaduto a breve, perchè l'era di Turi Massimino stava per finire e i suoi figli avrebbero condotto l'Acr in C, malgrado avessero costruito una squadra fatta di grandi nomi per la categoria, ma con poca cattiveria agonistica e, forse, qualche comportamento non proprio in linea con i principi sportivi.
Dubbi e perplessità che non sfiorarono nemmeno lontanamente Igor Protti, diventato, nel frattempo, beniamino dei tifosi, che, come ripetuto anche nel documentario recentemente realizzato, alla fine del campionato 1991-92, dopo l'ultima gara persa a Modena, fu quasi costretto a lasciare Messina, perchè il Bari aveva offerto ben 7 miliardi di lire alla società giallorossa, indispensabili per poter restare vivi.
Una beffa, se si pensa che, solo 12 mesi più tardi, l'Acr restò in C1 sul campo, ma non venne ammessa in terza serie perchè l'assegno circolare al posto della fidejussione da 400 milioni di lire richiesta dal regolamento, era stato presentato da Turi Massimino oltre i termini, in quel caso perentori.
Igor Protti disputò 3 campionati col Messina, 106 partite di campionato, 31 gol, oltre i 4 in Coppa Italia. La sua indole di combattente e uomo di calcio d'altri tempi prevedeva un legame indissolubile con qualsiasi maglia avesse indossato, anche solo per poche partite. Ogni volta che è tornato, al "Celeste" o al "S.Filippo", vestendo soprattutto la maglia del Livorno, ha sempre avuto una accoglienza trionfale, pur avendo segnato spesso ai diversi portieri del Messina. Uno dei suoi migliori amici, Christian Argurio, era messinese, la sua commozione al funerale e la vicinanza alla famiglia testimoniano il grande cuore e la lealtà di Igor.
Speriamo davvero che, come ha detto Protti nella lettera pubblicata stamattina, questo non sia un addio, ma un arrivederci.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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