A un mese dalla retrocessione in Eccellenza, leggere il messaggio diffuso sui profili social della società da Justin Davis intorno alle 23 di ieri, quindi in un orario compatibile con la mattina del 10 giugno in Australia, ha suscitato una serie di reazioni nell’ambiente calcistico messinese, ancora sotto choc dopo l’amaro verdetto venuto dall’ “Aldo Campo” di Ragusa, ma senza nessun sussulto particolare, quasi come se tutti fossimo narcotizzati, assuefatti all’idea che il vero rilancio della biancoscudata sia un’utopia e, quindi, restano solo i ricordi delle glorie passate.
CELESTE NOSTALGIA - Nella scorsa settimana, dopo la “rievocazione” del 5 giugno 2004, ultima promozione in A, ormai un evento relegato alle pagine social in cerca di qualche interazione nostalgica, è arrivata anche la rimpatriata di alcuni protagonisti dell’epopea dei “bastardi” di Franco Scoglio, portati a visitare il vecchio nuovissimo “Giovanni Celeste” insieme al neo rieletto sindaco e al past assessore allo Sport, con il deus ex machina della riesumazione dell’impianto di via Oreto, l’ing. Franco Mento, progettista, assistente al Rup in fase di gara, direttore dei lavori, attivo in tutte le fasi dell’opera finanziata nell'ambito del PNRR, per un totale di 2,6 milioni di euro praticamente tutti utilizzati tra lavori previsti al momento dell’aggiudicazione, con il ribasso d'asta, e quelli aggiunti successivamente, tra cui la posa del manto sintetico, con un intaso marrone che, se fosse di materiale sintetico, non deporrebbe a favore della qualità e della resa nel tempo, e, qualora si trattasse di fibre naturali, necessiterebbe di una manutenzione e cura particolarmente attenta. Ci sarà tempo e modo per approfondire la questione, anche perché, dalle dichiarazioni del sindaco Basile, si deduce che, nella nota ufficiale trasmessa a mezzo PEC la scorsa settimana dall’Acr al primo cittadino, si sia chiesto l’utilizzo del “Celeste” come impianto di gioco, indipendentemente dalla categoria.
CERCASI CASA - Un aspetto, quello del campo in cui si dovrà disputare la prossima stagione agonistica, che non può essere accantonato o trattato solo in prossimità dell’inizio del campionato, sia in serie D che in Eccellenza.
A proposito di questo tema, ovvero del ripescaggio, al di là della comunicazione che, all’inizio di luglio, sarà Justin Davis “in persona personalmente” a consegnare la documentazione agli organi competenti, è chiaro che non si può restare appesi all’esito definitivo per programmare scelte e strategie tecniche, in quanto la certezza arriverà solo all’inizio di agosto e non si può pensare che “una squadra vincente in Eccellenza, con qualche ritocco, può diventare di vertice anche in serie D”, perché si tratta di due competizioni completamente diverse, in cui esiste una categoria di elementi, in panchina e sui terreni verdi, che, da anni, sono specializzati nel dominare i gironi di Eccellenza ed è gente completamente diversa da quelli che fanno lo stesso mestiere (perché non sono dilettanti) al piano superiore.
L'UOMO GIUSTO - Per questo, la scelta del responsabile tecnico/direttore generale/uomo della società di assoluta fiducia, deve essere già stata fatta e questa persona deve essere pronta ad agire immediatamente per tenere “in caldo” due rose totalmente diverse, se non per qualche elemento che può essere protagonista in Eccellenza e in D.
Questa è la realtà e, per questo, ottenere la salvezza sul campo sarebbe stato determinante per programmare realmente e su basi concrete il futuro. Ma, il duo di soci proprietari del Messina, farà adesso quello che era nella normalità delle cose a dicembre, non appena acquistati i diritti sportivi del Messina, cioè mettere alla guida di questo progetto, con ambizioni e responsabilità identificate e certe, una persona che incarnasse e desse credibilità ed autorevolezza al progetto?
Ci sarà almeno una occasione in cui potranno essere poste, davanti a tutti, delle domande, avendo le risposte da parte di chi si è assunto l'onere di portare avanti il calcio a Messina e non ha sentito nemmeno l'obbligo di presentarsi davanti ai tifosi dopo l'amarissimo finale dello spareggio, mentre i calciatori andavano a piangere insieme a quel compostissimo e tristissimo pubblico presente nel settore ospiti dello stadio di Ragusa?
Le mere buone intenzioni e le lettere aperte, con l’ausilio o meno dell’intelligenza artificiale, servono a poco, fin quando non si avranno segnali certi e almeno una presenza attiva sul territorio che non sia solo “legend”, “brand ambassador”, “advisors”( o consigliori, fate voi), volontario o assunto, ma abbia l’onore e l’onere di portare avanti i programmi del Messina giorno dopo giorno, mettendoci faccia e credibilità.
Perché va bene tutto, anche pensare al futsal, alla squadra femminile, a ringraziare gli sponsor, a cercare le strutture in cui fare attività giovanile stringendo accordi con le realtà locali.
Ma il motore, il core business, sono i risultati, i campionati a vincere, lo spettacolo che coinvolge la gente, in poche parole: i maccheroni riempiono la pancia. Gli assaggini, un po’ meno.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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