Messina, può sembrare facile spiegare un'attitudine

Le prime cinque giornate di campionato hanno dato qualche segnale importante su una squadra che cerca il gioco, crede ciecamente in un modulo e deve imparare dai suoi errori. In attesa del fattore decisivo
08.11.2020 08:45 di Gregorio Parisi Twitter:    Vedi letture
© foto di Ph Isolino/Messina nel pallone
Messina, può sembrare facile spiegare un'attitudine

"Vedi, un'attitudine è uno sguardo, un credo
La forza di essere sé stessi, di dire io c'ero
Conferirsi una credibilità, cercare il vero
Anche quando ti senti un vecchio mobile in un nuovo arredo"

Prendiamo in prestito le parole di Bassi Maestro dal brano Spiegare un'attitudine, perché la pausa forzata del campionato di Serie D ci concede il tempo di poter leggere (e interpretare) i numeri, freddi, e le prestazioni che questo primo scorcio di stagione del Messina ci ha lasciato in dote. L'attitudine in questione è anch'essa un numero, anzi tre, quel 4-3-3 diventato logicamente mantra per questa squadra una volta perfezionato l'ingaggio di Raffaele Novelli, tecnico di scuola zemaniana giunto in riva allo Stretto in estate con un curriculum non ricchissimo compensato da un'evidente voglia di scrivere pagine importanti.

MAKE ATTACCO GREAT AGAIN - L'idea di gioco è evidente sin dalle poche amichevoli estive, con una ricerca costante e quasi ossessiva del gol (il malcapitato Città di Galati ne prende addirittura 23), ricerca che non sempre diventa fortunata quando il livello si alza. In cinque gare di campionato i biancoscudati di Novelli hanno segnato sei reti, provenienti quasi tutte dal reparto avanzato (tre Foggia, una a testa Arcidiacono e Bollino più il sigillo di Vacca in casa del Rotonda). Poco, rispetto alla mole di occasioni prodotta, con le gare contro Rotonda e Football Club Messina principali rimpianti—sul pari di Cittanova torneremo più avanti. L'impressione è quella, però, di una squadra pronta a spiccare il volo, ma a cui manca ancora qualcosina per diventare davvero grande.

IL FATTORE ALIPERTA - Forse il calciatore con il peso specifico più alto in rosa: Domenico Aliperta, classe '90, in giallorosso ha giocato fin qui solo settanta minuti, poco più di un'ora di gioco in cui, in diretta su Sportitalia, ha mostrato che in questa Serie D è un fattore decisivo. Nessuno come lui tra gli uomini a disposizione di Novelli sa gestire la doppia fase con la medesima lucidità in un ruolo delicato come quello del play del 4-3-3: Lavrendi avrebbe le due fasi nelle corde ma con meno continuità, lo stesso Vacca con accanto Aliperta è sembrato molto più fiducioso nei propri mezzi, forte del trascorso vittorioso insieme in Campania, con Cristiani che completa un trio solidissimo e da far invidia a quasi tutto il girone. Quattro giornate saltate per squalifica, tre delle quali rimediate prima del lockdown, e la consapevolezza di essere uno dei centrocampisti più completi del campionato: un fattore per il momento giocoforza poco incisivo, ma dal 22 novembre la musica può definitivamente cambiare per il centrocampo Acr.

QUINDI, L'ATTITUDINE - Lungo preambolo che forse non era tale, perché abbiamo visto per il primo mese e mezzo di campionato una squadra potenziale, con un quadro ben definito dietro, dove Lomasto e Sabatino hanno in Boskovic un ricambio sicuro, che in campo non ha mai sfigurato, Lai tra i pali dà sicurezza, sugli esterni Giofrè ha un grande futuro davanti e Cascione ha bisogno di continuità (anche perché suona strano vedere il terzino destro sostituito quattro volte in cinque partite, al netto del necessario gioco degli under), mentre davanti, con Arcidiacono capitano e sempre in campo quando disponibile (unico in attacco ad aver giocato sempre titolare senza mai essere sostituito), Foggia riferimento principale con Manfrellotti atteso nei piani biancoscudati da un impatto più decisivo di Cruz come suo vice, e Bollino che deve guardarsi dalla voglia di spaccare il mondo di Addessi, tra i più positivi nella stracittadina. In più, Cretella non ha affatto sfigurato contro l'Acireale quando si è trattato di sostituire Arcidiacono. Ma il gruppo è armonioso e anche sui social dà costantemente segno di affiatamento, di quella fratellanza di squadra richiesta da Novelli. L'attitudine mentale c'è, serve sistemare qualcosa in campo.

TUTTI I MIEI SBAGLI - Difetti a volte di focus a livello personale, talvolta forse una testardaggine di gruppo: le tre partite in cui l'Acr non ha portato a casa i tre punti hanno tanti punti in comune. Al netto degli errori arbitrali (ci sono stati, potrebbero essercene ancora sia a favore che contro: l'arbitro in Serie D è spesso un arbitro da Serie D), Novelli sa bene che devono migliorare le percentuali di realizzazione di una squadra che crea molto, conclude meno del dovuto e concretizza una quantità troppo bassa di occasioni. A Rotonda è un delitto sportivo non raddoppiare, così come la stracittadina poteva essere pareggiata con più lucidità sotto porta già nel primo tempo, senza contare i due legni della ripresa. A Cittanova, come nella parte finale della gara contro l'Fc Messina, si è visto forse però il limite più grande di questa squadra, che nel 4-3-3 palla a terra crede ciecamente e non riesce a trovare (forse perché non le cerca) alternative di gioco. In doppia superiorità numerica per quasi tutta la ripresa in casa di una Cittanovese, parsa non certo avversario insormontabile, solo in un'occasione il Messina poteva andare a segno contro nove uomini schierati in due file corte e compatte: troppo poco, ma l'alibi era una prima giornata con troppi assenti e la prima volta di squadra in novanta minuti, contrariamente alle amichevoli estive (per stessa ammissione del mister nel dopogara, un Messina "al 5%"); il finale della sconfitta al Franco Scoglio con l'Fc, seppur con il doppio centravanti (mossa che ha variato lo schema ma non la tattica), ha ulteriormente fatto risaltare questo limite, con gli esterni a caccia di uno spunto che però, per motivi fisici e anche ovvi meriti difensivi degli avversari, non è arrivato. Ma, e torniamo al brano iniziale, nel bene e nel male questo è un credo, un'attitudine, e l'Acr Messina 2020/2021 ha ancora tempo e modo per lavorare, limando i difetti e spiccando un volo largamente atteso dalla tifoseria.