Una dichiarazione di circa sei minuti, trasmessa in diretta sul profilo Facebook della società, poi quasi un’ora trascorsa tra interviste “singole” con i cronisti presenti di tutte le testate locali, e un altro po’ di tempo strappato a taccuini chiusi, microfoni e telecamere spente. Questa la tarda mattinata vissuta oggi da Pietro Sciotto nel suo ufficio all’interno della concessionaria di Tremestieri, in quella che, come ha detto all’inizio della conferenza stampa, “spero sia la mia ultima giornata come presidente del Messina”.
Le prime parole sono rotte quasi dalla forte emozione, perché “Oggi è un giorno molto triste, non avrei mai voluto vivere questo momento, va via qualcosa di bello cui tenevo tantissimo nella mia vita, non volevo che succedesse, ma tutto deve avere fine e ho deciso che questo ciclo sia concluso qui.”
Il flusso continua con qualcosa che riguarda gli affetti familiari più vicini: “Il nostro campionato è finito tre giorni fa, dedico la salvezza a mio fratello Pippo, che ci ha protetto sabato scorso in una partita di grandissima sofferenza ma non meritavo la retrocessione dopo i tanti sacrifici."
Poi, Sciotto passa ad elencare, in modo sintetico, quanto fatto in questa sua esperienza al vertice del Messina: “A gennaio, avevo deciso di investire qualunque cifra pur di salvare la categoria, e, allora, avevo deciso che se avessi salvato il Messina, avrei venduto. Oggi il Messina è in vendita, non ci sono più le condizioni per proseguire. Sono contento di quello che ho fatto, ricordo che, nel 2017 il Messina era fallito, si sentirono tante chiacchiere in quella situazione, tutti si dicevano pronti a fare progetti, ma, alla fine, solo Pietro Sciotto, da Gualtieri Sicaminò, ha presentato richiesta di partecipazione al bando per la iscrizione in serie D. Senza quella mia richiesta, un pezzo di carta, non ci sarebbe stato calcio, forse il Messina sarebbe ripartito dalla Prima o Seconda categoria. In questi anni ho vinto un campionato di Serie D e ho garantito oggi il terzo anno consecutivo di professionismo."
Emerge, ancora una volta, l’orgoglio personale del patron, più volte evidenziato nelle occasioni in cui ha rilasciato dichiarazioni pubbliche: “Ritengo che la serie C sia un campionato consono a Messina, almeno in questo periodo, visto che ci sono piazze come Foggia, Catanzaro, Palermo, Bari, Catania, e, programmando nel modo giusto, si può pensare a raggiungere la serie B. Ho fatto sei anni da presidente e ho perso dodici anni di vita. Il mio cuore voleva portare il Messina più in alto, non ci sono riuscito, ma resterò nella storia di questa società, in oltre 120 anni di storia del calcio, io sono tra i pochi ad essere stato così tanto presidente del Messina.”
Infine, la decisione di consegnare al sindaco Federico Basile, l’onere di garantire il passaggio di proprietà: “Oggi incontrerò il sindaco, consegnerò la società e lui provvederà a trovare un acquirente che posso dare il giusto prezzo di cessione e lui sarà il garante. Mia decisione irrevocabile, spero in un presidente serio e tifoso come sono stato io e che possa fare meglio di me. Ringrazio tutti, istituzioni, il Sindaco, il prefetto, il questore, le forze dell'ordine, la stampa e tutti i miei collaboratori in questi anni. Vi porto tutti nel mio cuore.”
Fin qui la dichiarazione trasmessa sul canale social dell’Acr, ma Pietro Sciotto ha detto anche altro: “Ho deciso di investire il sindaco della funzione di garante della trattativa per evitare che si possa mettere in dubbio la mia precisa volontà di cedere la società. Prospettive attuali di cessione? Al momento zero, però, chiedo anche per cortesia, che qualcuno prenda il Messina, perché fare morire il Messina adesso, per me, è una sconfitta troppo brutta, ma io non posso più intervenire, non vorrei che succedesse questo e, quindi, accetterei qualunque condizione.”
E se il sindaco non trovasse nessuno disponibile a prendere il Messina? “Si chiude un ciclo. Questo malgrado io abbia acquisito l’esperienza per potere evitare il ripetersi di certi errori, ma non posso continuare e mi auguro possa venire qualcuno capace di ottenere più di quanto sia riuscito io, sia tifoso come me e possa essere più vicino di me a chi vuole bene al Messina, spendendo, organizzando, programmando meglio di me. Adesso, non posso scendere nel particolare, per il patto di riservatezza, ma mi auguro ci possa essere una svolta positiva.”
Infine, un accenno anche a quanto accaduto sabato scorso, quando Pietro Sciotto ha lasciato lo stadio, subito dopo il fischio finale: “Al di là di quello che non voglio nemmeno rivangare in questo momento, penso che questa squadra potesse salvarsi senza i playout, e, nelle ultime sei gare, ha fatto solo una vittoria, sprecando tutto quello che si era costruito fino ad allora. Sarebbe bastato un pari con il Foggia, ad esempio, ma, comunque, io sono stato vicino alla squadra nelle due settimane della gara contro la Gelbison, per cercare di spronarli, dare la carica ai ragazzi, poi abbiamo perso al 94’ la gara di andata, perché erano troppo scarichi. A questo proposito, voglio precisare che nessuno parla di quello che faccio io, quando si tratta di qualcosa di positivo, mentre vengo sempre accusato quando commetto un errore. Ebbene, voglio ripetere qui che Pietro Sciotto ha sempre detto sì a tutti, quando mi si chiedeva qualcosa, e non capisco perché, invece, vengo percepito diversamente da tutti. È inconcepibile pensare che, spendendo tanto ogni stagione io possa fare delle questioni per pochi euro, ma non è mai stato così.”
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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