L'ufficialità della rescissione del contratto è arrivata nella serata di ieri, 7 marzo 2016, quando Arturo Di Napoli ha dato le dimissioni da allenatore del Messina, salutando, per la terza volta nella sua vita, la maglia biancoscudata. Era già avvenuto in due occasioni da calciatore, nel 2007, dopo l'amarissima seconda retrocessione dalla serie A, e nel 2010, quando Re Artù, alla fine di una stagione in serie D, condita da 20 gol in 32 presenze, interruppe il rapporto con la dirigenza capitanata dal trio Di Mascio-Chiirchiella-Di Lullo e si trasferì a Venezia.
L'ultima è però la separazione più amara per il 41enne nato a Rozzano, perché giunge per mano di una sentenza della Corte d'Appello Federale che lo condanna a una pesantissima squalifica di 3 anni e sei mesi motivata dall'accusa più infamante per uno sportivo, quella di aver combinato la partita L'Aquila-Savona del 23 novembre 2014 per consentire la vittoria degli abruzzesi e dare la possibilità ad una organizzazione criminale di inserirla tra le partite sulle quali poter scommettere con la sicurezza di vincere, in accoppiata a Grosseto-S.Arcangelo.
La rabbia di un uomo come Di Napoli, che ha attraversato periodi molto difficili sul piano personale negli ultimi anni, superando seri problemi di salute, è comprensibilissima, soprattutto perché questa sentenza tronca sul nascere la sua carriera di allenatore, iniziata tra mille asperità, passando dal Rieti in Eccellenza, nel 2012, al Riccione l'anno seguente, fino alle esperienze con Savona e Vittoriosa Stars, Malta, senza mai trovare l'ambiente giusto per poter lavorare con continuità e, soprattutto, tranquillità. L'estate scorsa, Arturo, dopo l'esonero patito a Savona e il breve periodo maltese, cerca di trovare uno spazio utile, una squadra da guidare e, dopo un primo tentativo ad Ischia fermatosi praticamente sul nascere, pensa al luogo dove ha vissuto il suo migliore periodo da calciatore, Messina, la città nella quale era davvero diventato un re, conquistando i cuori dei tifosi con 43 reti tra A e B, con il suo modo di essere guascone dentro e fuori dal campo, ma senza mai deludere quando si trattava di mettere la palla dentro la porta avversaria.
E' lui, Arturo, ad inventarsi dal nulla una compagine societaria, incontrando un gruppo di messinesi e convincendoli a rilevare l'Acr dalle mani di Pietro Lo Monaco, quando ancora l'unica cosa certa era l'iscrizione in serie D, ma senza nessun giocatore in rosa e con la prospettiva di ritornare a vivere gli incubi di appena qualche stagione addietro, tra rinunce o figure barbine sui campi più improbabili. E' sempre lui, Arturo, a fare da collante per riuscire nell'impresa di conquistare la LegaPro e, poi, aggregare una organizzazione composta da Manfredi, Argurio e dal resto dello staff che, proprio nell'imminenza dell'avvio della nuova stagione, ha messo in campo una squadra capace di conquistare, nelle prime dieci partite, quei 20 punti essenziali per ottenere una buona fetta di salvezza. L'immagine di Arturo Di Napoli, in questi 4 mesi nei quali è riuscito a fare l'allenatore di una squadra di calcio, è stata diametralmente opposta a quella del "bomber di Rozzano", ed il primo a sottolinearlo era proprio il mister, che più volte ha ripetuto quanto sosteneva davanti ai suoi ragazzi: "non fate mai quello che facevo io da calciatore".
Adesso, l'amarezza per essere costretto a lasciare una propria creatura e a interrompere quel lavoro nel quale stava producendo il massimo dell'impegno, deve lasciare il posto alla determinazione nel condurre una battaglia per convincere il Collegio di Garanzia dello Sport del Coni che lui, Arturo Di Napoli, non ha aggiustato il risultato di L'Aquila-Savona e che ha diritto di poter continuare la propria carriera. Tutti i tifosi del Messina, la società, i calciatori, gli devono quel rispetto che Di Napoli, dopo l'ultima sua gara da allenatore del Messina, vinta contro il Monopoli, invocò a gran voce. E gli augurano di poter convincere il Collegio di Garanzia del Coni della sua innocenza. Tanto le strade di Arturo Di Napoli e del Messina siamo sicuri che, in futuro, si incroceranno nuovamente e, comunque sarà, dalla stessa parte o da avversario, nessuno potrà dimenticare la specialità del rapporto tra Re Artù e la nostra città.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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