Un passo avanti rispetto alla gara contro il Trapani, sul piano della pericolosità sotto porta, ma stesso risultato per il Messina che esce sconfitto dal “Veneziani” dopo un primo tempo di buon livello, chiuso in vantaggio meritatamente, un risultato sul quale impatta in modo decisivo l’errore tecnico del portiere, ma anche il consueto calo fisico riscontrato nella prima metà della ripresa, quando i pugliesi alzano il ritmo mettendo alle corde i giallorossi e ribaltando la gara dopo che gli ospiti avevano sfiorato il 2-1.
EPISODI - Un match deciso dagli episodi, che mette il Messina in una situazione complicatissima di classifica alla vigilia della rivoluzione conseguente all’esclusione di Taranto e Turris ed alla penalizzazione che toccherà all’Acr per il mancato pagamento delle ritenute e contributi relativi alle mensilità da novembre a gennaio. Non tutto è perduto, ma, a questo punto, sul campo i biancoscudati devono badare a non perdere troppo terreno dalla Casertana, mentre, fuori dal rettangolo di gioco, servirebbero atti di responsabilità per evitare umiliazioni alla piazza mortificata da anni di mediocrità. ERRORI - Limitandoci a quanto accaduto in Puglia, sulla sconfitta pesa anche la lettura sbagliata della partita da parte di Simone Banchieri (5), il quale ammette, in sala stampa, di avere effettuato le sostituzioni troppo tardi, quando, già da almeno una quindicina di minuti, alcuni elementi mostravano la corda sotto la pressione dei biancoverdi. Onore alla onestà intellettuale del tecnico piemontese, però, così come contro il Trapani, quando alcune scelte della formazione iniziale hanno creato criticità, bisogna evitare errori così banali, visto comunque che, in panchina, qualche soluzione per poter cambiare l’inerzia del match, esisteva ed andava sfruttata. Resta il rammarico per l’ennesima occasione sprecata, tra l’altro alla vigilia di un trittico di gare molto delicate contro avversari come Avellino e Catania in casa e Cavese fuori.
I FLOP - Tolto il dente via il dolore e, quindi, passiamo subito al peggiore in campo, cioè Meli (4,5) responsabile nel pareggio preso a inizio ripresa perché il pallone toccato di testa da Pellegrini era stato smorzato da Dumbravanu; quindi, arriva nei pressi del portiere molto lento e leggibile ed è imperdonabile non avere la reattività di salvare. Colpo difficile da digerire perché arriva sulla prima conclusione dentro lo specchio della porta e poco vale la parata sul tiro a giro di Bruschi subito dopo, con chiusura da terra su Grandolfo o l’essere incolpevole sul raddoppio, ma serve che il ragazzo si rimetta in riga immediatamente perché dovrà giocare lui nelle prossime due partite. Brutta prestazione anche quella di Haveri (5), impacciato sul pressing avversario, mai incisivo in fase di appoggio all’attacco, disattento nelle chiusure al momento in cui il Monopoli spinge dal suo lato durante il secondo tempo.
GLI ALTRI - Meglio Gyamfi (6) sul lato opposto, specie nel primo tempo, quando è perfetto soprattutto in difesa, mentre perde il passo quando dalla sua parte arriva Contessa insieme a Bruschi e viene messo in mezzo. Inoltre, il ghanese si perde Grandolfo sul corner che porta al 2-1, ma in quel caso sarebbe servita maggiore attenzione in tutto il blocco difensivo anche nel presidiare la zona più vicina al calciatore che ha battuto dalla bandierina, in quanto la palla arriva troppo pulita sulla testa del centravanti pugliese.
Tra i migliori in campo, invece, c’è Gelli (6,5) preciso negli interventi, grintoso e in posizione, ma anche pulito quando deve gestire palla e vicino al gol sul colpo di testa salvato da Vitale nei minuti finali. Una spanna più in basso Dumbravanu (6), comunque attento e positivo, tranne in qualche intervento fuori misura che dimostra forse la scarsa abitudine all’impiego costante, con un calo fisico nel finale.
A centrocampo, Buchel (6) cerca di apportare fosforo e agonismo, non sempre riesce in tutte le giocate, dal suo piede, però, nascono tutti i pericoli di marca giallorossa. Marco Crimi (7) ancora una volta dà tutto fino al termine e la sua partita non finisce nemmeno dopo il triplice fischio, visto che continua a discutere con l’arbitro beccandosi il giallo. I gradi di capitano gli danno ulteriore forza e un'altra paratissima del portiere avversario gli nega la gioia del primo gol con la maglia del Messina, sempre di più la sua squadra. Garofalo (5,5) si nota di meno rispetto ad altre prestazioni, mostra un po’ la corda e resta impigliato in una posizione diversa dal solito, oscillante tra la mezzala e il trequartista alle spalle della punta.
Infine, il reparto avanzato, dove brilla, nei primi 45’, la giocata sopraffina di Dell’Aquila (6,5) autore di un gol frutto di tempismo e precisione, oltre a una serie di inserimenti importanti per tenere impegnata la difesa del Monopoli, tra le più forti del campionato. Vicario (6) alterna buoni spunti a momenti di stop, sparendo un poco alla distanza, così come De Sena (6) determinante per la caparbietà con cui lotta su ogni pallone, ma mai in grado di concludere verso la porta avversaria, tranne nell’occasione in cui, al 34’, viene fermato solo davanti a Vitale per un fuorigioco molto opinabile.
LA PANCA - Detto della troppa attesa per effettuare i cambi, dalla panchina ne arrivano quattro contemporaneamente al 75’, ma nessuno risulta decisivo, pur mettendoci tantissimo impegno. Petrucci (5,5) manca sempre l’ultima giocata, sbagliando la battuta dell’ultimo calcio di punizione in pieno recupero. Luciani (5,5) fa qualche sponda interessante e il solito fuorigioco per troppa pigrizia. Tordini (5,5) mette vivacità creando scompiglio tra le linee di centrocampo e difesa avversarie, senza essere incisivo. Costantino (5) si fa vedere solo per la protesta su un intervento ai suoi danni in area del Monopoli non sanzionato dall’arbitro, ma apparso regolare. Infine, 15’ per Pedicillo (6), schierato sulla linea difensiva ma comunque in grado di creare pericoli nel concitato finale in cui il Messina conquista corner e calci di punizione senza trovare la zampata decisiva.
Purtroppo, ieri, non era un pomeriggio fortunato, ma adesso tocca combattere anche contro i capricci della dea bendata per non lasciare nulla di intentato e meritare, almeno sul campo, la salvezza. Il resto non dipende da chi continua a difendere con onore ed impegno la maglia biancoscudata, vilipesa e maltrattata da chi dovrebbe custodirla e valorizzarla ma invece la usa o abbandona per i propri meschini interessi personali.
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