C'è chi ci crede fessi ma non lo siamo. Siamo innamorati, ma fessi no. E nemmeno smemorati. Tutto quello che sta accadendo in questi giorni non lo dimenticheremo, ma prima di noi non lo farà la storia. La storia infinita del Messina.
Partiamo da Stefano Alaimo, messo lì praticamente senza avere idea. Che per settimane ha ripetuto a cantilena le stesse strofe di una filastrocca farlocca. Fondi e investimenti, di cui non vi è traccia. Qualche bonifico, probabilmente per confondere le acque. Per il resto, solo parole. Dal notaio, ai fondi bloccati in Belgio, dal prestito, al ceo Doudou Cissè appostato in banca (???). Se non prendi le distanze dal problema, diventi parte del problema. Per qualcuno è un piano studiato per arrivare a un punto specifico, per altri solo incompetenza. È innegabile che vi sia qualcosa che non torna. È così, altrimenti non ci si sarebbe attivati a poche ore dalle prossime scadenze federali, senza avere una soluzione. Senza i fondi necessari. Rischiando di vanificare gli sforzi della squadra. AAD Invest è soggetto settato per portare a termine missioni per conto di altri o semplicemente una scatola progettuale vuota in attesa di essere riempita? Sicuramente continua a collezionare fallimenti operativi interstatali. Questo è un dato di fatto. Ora vorrebbe cedere. Il "puparo nero" nascosto chissà dove. Perché adesso e non un mese fa? Perché attendere tutto questo tempo? Temporeggiare per non avere poi alternative. Forse per avere una scusa pronta. Non c'è nessuno per acquistare. Non ci sono più le condizioni. Scoraggiando anche i potenziali acquirenti, che possono uscirne "puliti".
Americani e lombardi, inutile dedicarci troppo tempo. Tentativi, comparse. E i messinesi? Cooperativa a parte, oggi leggibile come piccolo segnale di vitalità, praticamente nulla. Eppure ragionando con mentalità lungimirante, avrebbe avuto un impatto assurdo intervenire. E non parliamo per forza di acquisire il club, bensì anche raccogliere 5-6 sponsor raggiungendo i 330 mila euro da stanziare entro mercoledì per pagare stipendi e contributi. Queste imprese avrebbero avuto un ritorno d'immagine clamoroso, ricevendo ringraziamenti da addetti ai lavori, tifosi e calciatori. Dando fiducia all'intero tessuto e altre settimane per cercare una soluzione stabile per il futuro, oltre a una iniezione pratica per puntare ai playout e difendere la categoria. Ma nulla. Nessuna iniziativa. Né spontanea, né sollecitata. A volte basterebbe solo un segnale, per crederci.
In tutto questo Pietro Sciotto ha provato abbastanza vistosamente ad inabissarsi. Offeso dagli inviti ripetuti a cedere. Sconfessato dai fatti quando sosteneva che avrebbe lasciato il Messina in mani più sicure. E che di questo sarebbe stato ringraziato, andava ringraziato. Ancora partecipe con un 20% che ormai evidentemente intende ignorare. Vittima di AAD o di se stesso? Complice o carnefice? Si è sempre dichiarato tifoso ma oggi pare prevalere altro. I tifosi continuano a ritenerlo primo responsabile. Di otto anni sulle montagne russe ma soprattutto di questo pericoloso epilogo. Se fosse diverso, oggi si parlerebbe d'altro.
Di questi tempi tanti solleciti sono stati rivolti al sindaco Federico Basile. Coerente sostenitore dell'azienda privata quando si parla di Acr. Esteriormente abile a far vedere, nell'ultimo periodo, che qualcosa sta provando diplomaticamente a fare, ma poi sempre attento a non intaccare equilibri. Specie quelli politici interni alla sua area. L'attacco alla AAD è arrivato. Per il socio di minoranza che è lo stesso che ha scelto la fiduciaria lussemburghese tra varie ipotesi di subentro, qualche battuta di rito e poco più. Anzi, una ribadita impossibilità ad entrare in contatto con l'ex presidente Pietro Sciotto. Circostanza che si commenta da sola. Tardivo l'intervento, molle l'impatto. Aspettare segnali dall'esterno non basta. Sarebbe servito uscire allo scoperto dicendo chiaramente che bisogna svoltare, basta temporeggiare. E invece ci si è limitati ad accompagnare un contesto tanto sentito. Oltre il defilato Borgosano e i lombardi che ancora non si sono mostrati ufficialmente, c'è un'altra pista? Lo vedremo. Ma abbiamo una convinzione: questi anni di Amministrazione hanno dimostrato che in altri contesti, Basile e il suo leader Cateno De Luca, se vogliono una cosa la fanno. Evidentemente questa, per ragioni abbastanza intuibili, ha avuto un connotato differente. Una critica dentro un complimento. Una valutazione: Basile si è dimostrato troppo bravo in altre cose per non esserlo stato in questa vicenda del Messina. Ora ci vuole un miracolo, magari darà una risposta a tutti. Magari.
Intanto ci si aggrappa alla squadra che non molla, alla maturità della tifoseria, alla compattezza della piazza. Queste sono le componenti che stanno tenendo in vita il Messina. Quelle che la Lega Pro considera, numeri e sacrifici in assenza di proprietà e società. Il futuro resta nebuloso, oggi meglio vivere alla giornata. Ma è importante dimostrare che esistono basi per costruire un Messina solido. Un Messina normale. Un club, una squadra di calcio. Che amiamo. I fessi o in malafede sono altri.
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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