Milazzo, Chicco D'Anna: "Questa piazza merita categorie più importanti"

Lunga intervista con l'esperto centrocampista mamertino: "Impossibile tornare in campo a dicembre, ma il campionato va completato con playoff e playout, altrimenti sarà tutto falsato"
28.11.2020 15:50 di MNP Redazione Twitter:    Vedi letture
Milazzo, Chicco D'Anna: "Questa piazza merita categorie più importanti"

È trascorso più di un mese dall’ultima gara giocata nei campionati dilettantistici regionali. Cresce la voglia di calcio e l’area comunicazione del Milazzo, dopo aver ascoltato il presidente Alacqua, coglie l’occasione per una chiacchierata con Chicco D’Anna, faro del centrocampo di mister Caragliano.

Campionato fermo da oltre un mese e non si sa quando si ripartirà. Allenamenti di gruppo vietati e allora come fa un calciatore a tenersi in forma e mantenere alta la concentrazione?

È difficile tenere la concentrazione alta in questo momento. Un calciatore prepara la partita sin dal martedì studiando gli avversari, la tattica, il metodo di gioco e le strategie. In questo periodo l’attenzione viene sicuramente meno perché non si prepara la gara, ma solo la condizione atletica che non è mai intensa come quando ci si allena con la squadra. Ci si può allenare anche 4/5 ore al giorno, ma mancheranno tutte quelle componenti fisiche e mentali che ti danno la partita e l’allenamento condiviso”.

La pandemia ha influito anche nel calcio dilettantistico, bloccando la scorsa stagione e rivoluzionando il calendario di quella attuale. Qual è il tuo pensiero?

È stato un azzardo far partire i campionati dilettantistici con dei protocolli praticamente assenti. La Lega doveva pensarci, anche se in questo momento di difficoltà, le società non possono affrontare delle spese importanti. Fare un campionato senza pubblico e con pochissimi sponsor è molto difficile e, inoltre, farlo ripartire in questo frangente sarebbe molto rischioso dato che la linea dei contagi si è stabilizzata, ma è comunque molto alta. È impossibile secondo me poter riprendere nel mese di dicembre. Si sta proponendo di fermare la Coppa e annullare i playoff e i playout che a mio giudizio dovrebbero svolgersi comunque, altrimenti si rischierebbe di falsare il campionato con tantissime squadre che non lotterebbero più per nessun obiettivo a metà girone di ritorno. Se mancano le motivazioni il calcio è morto”.

Tornando a parlare di calcio giocato, il Milazzo ha allestito un organico di alto livello, ma nella prime gare ha stentato, alternando buoni risultati ad alcuni passi falsi. Come te lo spieghi?

Non voglio cercare alibi, mi sono sempre dato forza nella vita cercando di prendere spunto dalle situazioni negative e dalle sconfitte per poterle convertire in successi. Penso che la fortuna non ci abbia aiutato. Nella prima partita di campionato contro la Messana abbiamo stradominato, creando un sacco di occasioni nitide e fallito anche un rigore. Se escludiamo la gara di Falcone, abbiamo sempre imposto il nostro gioco. L'altra partita sfortunata è stata con la Nuova Rinascita. Non è un'attenuante, ma affrontare quella gara sulla carta abbordabile senza 7/8 titolari per assenze legate a infortuni ci ha creato moltissime difficoltà. Voglio sottolineare che si tratta di infortuni di natura traumatica, perché magari si può pensare che non ci siamo adeguatamente allenati dal punto di vista atletico. Abbiamo perso giocatori importanti come Alosi, Cafarella, Rasà e Davide Leo, un ragazzo d’oro molto sfortunato negli anni, una persona seria e professionale a cui auguro ogni bene. Voglio fare un encomio particolare a mister Nico Caragliano, la vera anima di questo Milazzo. Non è solo milazzese, lui è il Milazzo Calcio. Sta dando e sta mettendo più di quelle che sono le sue competenze per mantenere a galla la squadra, cerca di essere un tramite importante fra noi giocatori e la società, di farci stare sereni e di trasmetterci quella voglia per affrontare le partite con una carica che pochi allenatori hanno. Spero che questa pausa rappresenti per noi un toccasana in modo da poter disporre di tanti effettivi alla ripresa”.

Sei tornato a Milazzo per la terza stagione. Che impatto ambientale hai avvertito e quali sono le differenze rispetto alle precedenti esperienze?

Sono tornato molto volentieri a Milazzo perché si prospettava un campionato importante. Una piazza come questa merita certamente almeno una categoria superiore a quella attuale. L’impatto ambientale è sempre positivo, ho sempre onorato tutte le maglie che ho vestito, dando sempre il massimo e credo che questo mi sia stato sempre riconosciuto. La differenza sta nella categoria. Giocare in Eccellenza con il Milazzo in partite di un certo spessore contro squadre blasonate come l'Acireale e il Palazzolo fa sempre un certo effetto. Queste sono le battaglie calcistiche che Milazzo merita".

Qual è il ricordo che custodisci con più piacere con la maglia rossoblù?

"Ci sono tanti ricordi belli con la maglia del Milazzo. Il più piacevole è sicuramente la partita con il fortissimo Città di Sant’Agata di mister Pasquale Ferrara nella stagione 2016/17. Avevo un forte mal di schiena che mi ha tenuto bloccato a letto per tre giorni, per cui ho dovuto rinunciare agli allenamenti e al ritiro pre-gara. Pregavo per esserci perché era uno snodo importante per il campionato e volevo dare una mano ai miei compagni. Sono riuscito a rimettermi in piedi con una puntura e dopo pranzo chiamai mister Giannicola Giunta per offrire la mia disponibilità, almeno per la panchina. Perdevamo 2-0, entro al 70’ e fornisco l'assist a Peppe Costa che si guadagna il rigore dell’1-2 trasformato da Cannavò. A pochi minuti dalla fine segno il gol bellissimo del 2-2 su punizione da posizione molto defilata. Ho esultato in ginocchio ringraziando il cielo perché è stato un miracolo essere in campo quel giorno”.

E quello che vorresti cancellare?

Un ricordo brutto dal punto di vista personale, legato esclusivamente al calcio, si è registrato nella stagione 2014/15 in un Milazzo fortissimo che poteva vantare grossi calciatori come Di Dio, Venuti, Dama, Alosi, Camarda, Frisenda, Parisi e Dall’Oglio. Non fui riconfermato dall’Igea per volere societario e non per motivi tecnici; avevo voglia di rivalsa, più che altro per mostrare il mio reale valore e far capire l’errore che era stato fatto nei miei confronti. Perdere il derby al D’Alcontres per 2-1, quando meritavamo sicuramente qualcosa in più, è stato brutto nonostante io sia barcellonese. Il momento più triste è sicuramente la finale di Coppa Italia con il Troina, persa nei minuti di recupero e dove subii anche un’espulsione”.

“DUE CHIACCHIERE CON CHICCO D'ANNA” ❌Lo stop forzato del calcio dilettantistico, e quindi anche del campionato di...

Pubblicato da S.S. Milazzo su Mercoledì 25 novembre 2020