Mister Raffaele Novelli mantiene la lucidità e l’equilibrio che lo contraddistingue anche al termine di una partita giocata due mesi dopo quanto previsto dal calendario e con una temperatura impossibile: “Abbiamo fatto i primi 30 minuti di qualità, intensi, corti, con idee di gioco, poi non mi è piaciuta l’ultima parte della prima frazione di gioco in cui ci siamo allungati, concedendo campo e morale a una squadra che ha avuto vicissitudini di cui mi dispiace tanto. In questi giorni si è parlato tanto dell’aspetto calcistico, ma bisogna pensare prima di tutto alla salute ed alla vita umana, considerando le milioni di vittime di questa pandemia invece dello sport. E fa onore al Marina essere sceso in campo oggi provando con dignità ed orgoglio, sperando nel pieno recupero di tutti i giocatori coinvolti, senza conseguenze per la loro salute. “
Novelli parla anche dell’infortunio di Lavrendi: “Dobbiamo verificare le sue condizioni, visto che ha dovuto abbandonare il campo per un problema che potrebbe essere grave. Dedichiamo a lui questa vittoria.”
L’allenatore del Messina condivide, poi, un momento molto personale, lasciandosi andare all’emozione: “Personalmente, questi ultimi giorni sono stati particolari, perché l’altro ieri ho perso mio zio, per me quasi come un padre. Purtroppo, questa è la vita. Poi, ci sono le vicende sportive e la nostra professione, fatta di passione che mi ha impedito di essere presente ai funerali di una persona fondamentale con i suoi insegnamenti per la mia crescita, che ho trasmesso ai miei figli. La vittoria di oggi o situazioni come ieri, con i nostri tifosi che ci sono venuti a trovare con grande dignità, gioia, passione, ci hanno incitato così come hanno fatto dal primo giorno, senza sapere se fossimo stati in grado di avere la forza, i requisiti umani, tecnici e caratteriali per dargli le soddisfazioni che meritano. Abbiamo ricambiato i loro abbracci con le nostre vittorie, ma adesso dobbiamo arrivare al nostro traguardo di sabato continuando a lavorare per gioire, finalmente, insieme.”
Novelli parla poi di questa stagione intensa oltre il risultato sportivo: “Non sono stanco, resto entusiasta del mio lavoro, l’anno scorso sono stato fermo perché preferisco seguire solo progetti concreti e, se non ci riesco, attendo l’occasione propizia. Questa sosta mi ha dato ancora più forza, mi mancava il rettangolo di gioco, piazze come Messina, conosco la tipologia di tifosi perché ho lavorato a Salerno a Foggia. Questa città ha una grande tradizione, ha visto calcio, ma ora ci aspettano ancora 97-98 minuti di lotta, dobbiamo essere bravi a capirlo e metterlo in pratica a S.Agata dal primo minuto di gioco.”
Dal 3-3 di Marina di Ragusa al 3-0 odierno sembra passato un secolo, ma l’allenatore dell’Acr sottolinea l’equilibrio del campionato e del calcio in generale: “Non esistono partite scontate, a nessun livello, nemmeno negli Europei che si stanno giocando in questi giorni. Tutte le squadre sono organizzate, ed anche senza qualità, si sopperisce con intensità, corsa, idee di gioco, attenzione nelle due fasi, mentre, se hai migliori capacità tecniche o i nomi, ma non hai fame ed umiltà, resti al palo. L’unico giocatore in grado di vincere le partite da solo era Maradona, potevi triplicare la marcatura, ma lui riusciva comunque ad essere decisivo. Non ce ne sono in giro come lui, per vincere devi affidarti al collettivo, al gioco, al lavoro quotidiano, anche se sei forte.”
Novelli si schernisce anche quando in sala stampa gli vengono riconosciute altissime qualità di correttezza umana almeno pari a quelle tecniche: “Io non ho fatto nulla di particolare. Ho un gruppo di ragazzi seri, responsabili, che hanno risposto benissimo al mio progetto tecnico ed umano, tutti i 28 elementi della rosa. Per me sono tutti allo stesso livello. Ho avuto il piacere di allenarli, con momenti più o meno belli, come sempre nella vita, ma il confronto e lo scambio tra staff tecnico e calciatori produce sempre buoni risultati e crescita complessiva. Poi, sono convinto che limiti non ce ne sono e, se ci sono, si può ridurne l’impatto attraverso l’applicazione e la disponibilità reciproca. Solo chi non fa aperture resta fermo e non progredisce. Anche la storia dell’ ultimo secondo dell’ultima partita dipende dal fatto che non ci sono partite facili per noi, come è sempre successo in questo campionato. Quando incontrano l’Acr, tutti danno il massimo, poi a S.Agata c’è un tecnico preparato come Giampà, che conosco bene per averlo avuto come calciatore e sono contento per lui della salvezza matematica raggiunta oggi. Ma sabato non avremo vita facile.”
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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