“I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno solo volume”. Questa frase, uscita dalla penna di Ennio Flaiano, può cucirsi addosso a quel 5 giugno di 17 anni fa, a quella notte di sogni e delirio che pose Messina, per diversi giorni, al centro dell’Italia calcistica di allora. Chi ha avuto la fortuna di esserci, chi ha assaporato l’ebbrezza della passione più viscerale, di certo non potrà mai dimenticare l’emozione di essere, almeno una volta, orgoglioso della sua essenza. Quando Pierluigi Collina fischiò la fine di quel Messina-Como, infatti, nulla fu più come prima. C’è chi lo definì “il giorno dei giorni” (a proposito di citazioni), chi lo indicò come la “data della rinascita”, chi si abbandonò a quella gioia che sembrava non poter avere una fine.
5 giugno 2004. Un sogno nato dal fango delle serie minori e giunto fino alle stelle della serie A, dopo una cavalcata inarrestabile e, soprattutto, inattesa. Sembra passata un’era e, forse, è davvero così. Anche i luoghi, infatti, erano diversi… il Franco Scoglio, teatro di grandi vittorie in massima serie, non era stato ancora inaugurato. Fu il Celeste, infatti, a raccogliere, in un abbraccio quasi ecumenico, quindicimila peloritani in piena estasi pallonara.
Di certo, in quella calda notte di messinesità, l’impianto di Via Oreto si presentò alle telecamere come un attore in procinto di ritirare un Oscar, sorridente ed emozionato, avvolto in una scintillante livrea giallorossa. La partita fu più che una formalità, con un Como già retrocesso che non cercò neanche l’onore delle armi, consegnandosi mestamente a un Messina in stato d’ebbrezza da successo. La doppietta di Re Artù, il bolide di Parisi, la gioia compassata del 41, i balletti di Zoro, l’esaltazione di Carminiello, le corse di Storari, la serenità del Pampa, la felicità di Mamede, il sorriso pulito di Mutti… tutto all’interno di quel gioiello, costretto in mezzo a strade, palazzi e balconi, come la migliore tradizione della città dello Stretto insegna.
Sembra incredibile, è vero, ma sono passati 17 anni da quella notte. Un numero che, nella tradizione italiana, non ha di certo una fama fortunata. In effetti, a guardare adesso, con una città divisa tra due rappresentanti in lotta per la serie C, viene da sorridere amaramente, imprecando per quello che poteva essere e non è stato. L’anno seguente, infatti, i giallorossi si classificarono al settimo posto, sfiorando di un soffio la qualificazione in Europa. Neanche il più perfido dei negromanti avrebbe potuto presagire un declino così repentino…
Vivere di ricordi può uccidere. I tifosi messinesi, quelli che non hanno sostituito la maglia biancoscudata con gli aridi colori di una squadra del nord, meritano una rinascita repentina e lucente. Che quel giorno, distante ormai più di tre lustri, possa ispirare chi tiene i giallorossi all’interno della propria anima.
Autore: Marco Boncoddo / Twitter: @menelpallone
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