Ci sono eventi storici che, spesso, ti passano davanti agli occhi senza che tu possa rendertene conto. Giornate apparentemente anonime, o comunque “normali”, che si consumano nel giro di ventiquattro ore senza lasciare quel quid utile a fissarsi nella tua memoria, confondendosi col volume caotico dell’esistenza. Di certo, quando i tifosi del Messina si recarono al Celeste, il 15 marzo di 29 anni fa, non potevano sapere che avrebbero assistito ad una giornata che avrebbe cambiato il calcio italiano.

Il vecchio Acr Messina, nella sua casa calda ed accogliente, cercava una vittoria scacciacrisi, utile ad evitare una retrocessione annunciata, contro un Padova in salute. Mister Colautti, scelto all'inizio del campionato dai Massimino, era stato appena sostituito da Fernando Veneranda, navigato allenatore al termine della propria carriera (dopo la retrocessione con il Messina, infatti, chiuderà mestamente con la panchina). Un gol di Raimondo Marino, al terzo minuto di gioco, diede speranza ai tifosi peloritani, assiepati sulle tribune senza soluzione di continuità: scene che, in piena pandemia, fanno venire le lacrime agli occhi.

Mauro Sandreani, sulla panchina euganea, le provò tutte, sbracciandosi a più non posso e camminando su e giù davanti alla propria panchina. Per cambiare l'inerzia della gara, superata l’ora di gioco, decise di mandare in campo un ragazzo un po’ mingherlino, che stava facendo grandi cose con le formazioni giovanili. “Alessandro, entri tu”. Lui si guardò in giro, un po’ spaesato, indossando incerto quella maglia numero 16 che lo avrebbe accompagnato sul manto erboso del Celeste. Fu così che il popolo di Messina assistette all’esordio tra i professionisti di uno sbarbatello che avrebbe incantato il mondo: Alessandro Del Piero da Conegliano. Un uomo che, in un ventennio di Juventus, ha vinto tutto quello che c’era a disposizione. Un uomo salito sul tetto del mondo sia con il proprio club che con la propria nazione. Un uomo con la “U” maiuscola, che ha affascinato anche i tifosi delle squadre rivali, per la sua professionalità e serietà. Finita la sua era, la Juventus sembra aver definitivamente chiuso con le coppe europee, mentre la nazionale italiana ha smesso di alzare trofei.

Il Celeste, lo stadio più emozionante del pianeta (impossibile negarlo), riusciva a regalare sogni a chiunque entrasse nella sua pancia. Quel giorno, con una studiata e perfetta par condicio, consegnò una vittoria ai suoi ragazzi e la prima possibilità ad un grande campione. Quell’anno, purtroppo, non gli riuscì il miracolo di salvare la propria squadra, ormai agli ultimi gemiti di passione ma, con un pizzico di vanità, si iscrisse alla stupenda storia di Pinturicchio. Trevigiano, gobbo, australiano e cittadino del mondo ma, di sicuro, anche un po’ messinese. Qualche anno dopo, nella stagione di serie A 2005/06, sarà lui a giustiziare il Messina, con una rete siglata nel vecchio stadio Delle Alpi di Torino durante la settima giornata di campionato. E oggi, a quasi trent’anni di distanza, quel ragazzino timido ed insicuro ha postato, sul suo account twitter, un ricordo di quella partita. Noi di MNP la ricordiamo inserendone il tabellino:

Messina: Simoni, Vecchio, Gabrieli, Marino, Miranda, De Trizio, Sacchetti (23’ Breda), Bonomi, Protti, Dolcetti (70’ Lampugnani), Spinelli.

Padova: Bonaiuti, Murelli, Lucarelli, Ruffini, Rosa, Tentoni, Di Livio, Longhi, Montrone, Franceschetti (70’ Nunziata), Putelli (65’ Del Piero).

Arbitro: Merlino di Torre del Greco.

Marcatore: Marino (ME) al 3’

Sezione: Amarcord / Data: Lun 15 marzo 2021 alle 19:25
Autore: Marco Boncoddo / Twitter: @menelpallone
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