Silenzio, lavoro e un solo obiettivo: vincere. È un messaggio diretto, quasi ruvido, quello lanciato da Vincenzo Feola alla vigilia dello scontro diretto tra Messina e Ragusa. Una partita che vale una fetta enorme di salvezza e che arriva nel momento più delicato della stagione biancoscudata, tra risultati negativi e pressione crescente: “Non c’è niente di cui parlare - esordisce il tecnico - bisogna stare zitti, pedalare e vincere la partita”. Un concetto ribadito più volte, quasi a voler spegnere ogni analisi, ogni alibi, ogni discussione: “Oggi parlare lo sanno fare tutti. Noi dobbiamo andare in campo e vincere. Punto”.
Il Messina arriva alla sfida dopo una flessione evidente: otto partite senza vittorie, quattro sconfitte consecutive in casa e una classifica tornata improvvisamente pericolosa, dopo mesi in cui la squadra aveva compiuto una vera impresa risalendo la china nonostante la pesante penalizzazione iniziale. Feola non si sottrae alle responsabilità: “Mi sono fatto un esame di coscienza. Io quattro partite le ho perse in tre anni, qui le ho perse in poche settimane. È normale che mi sia interrogato su cosa ho sbagliato”. Ma allo stesso tempo respinge alcune letture esterne: “Tra me e la squadra non c’è mai stato nulla. Se ci fosse stato un problema me ne sarei andato. Io sono qui solo per salvare il Messina”.
Il tecnico mette da parte anche i principi di gioco, almeno per questa partita: “Domani dobbiamo mettere da parte tante situazioni e pensare al concreto. Conta solo il risultato”. Un passaggio chiave, che fotografa il momento: non è più tempo di estetica o costruzione, ma di pragmatismo puro: “Il calcio viene giudicato solo dal risultato, ma non è così, perché il risultato è figlio di mille combinazioni. Però oggi siamo condizionati dallo stesso risultato e dobbiamo arrivarci in tutti i modi”.
Uno dei temi centrali è quello psicologico. Feola insiste sulla necessità di alleggerire la squadra: “I ragazzi sanno l’importanza della partita, non serve caricarli ulteriormente. Se metti troppa pressione rischi l’effetto contrario. Ci giochiamo tanto, è il nostro lavoro. Ma non dobbiamo andare in campo come se fosse un patibolo”.
In questo contesto, Feola non nasconde anche un certo fastidio per alcune interpretazioni mediatiche delle sue parole, ritenute eccessivamente cariche o distorte: “A volte dico una cosa e viene riportata in un’altra maniera. Io sto solo cercando di abbassare la pressione”. Il riferimento è ai titoli e alle letture che, secondo il tecnico, hanno contribuito ad aumentare la tensione attorno alla squadra in un momento già delicato: “I ragazzi sanno già tutto, non c’è bisogno di caricarli ulteriormente”.
L’obiettivo è trovare equilibrio tra consapevolezza e serenità: “Devono essere tranquilli per esprimersi al massimo. Le soluzioni le abbiamo cercate tutta la settimana”. Sul piano tecnico, poche rivoluzioni e un concetto chiaro: “Le caratteristiche dei giocatori non le cambi. Puoi solo aiutarli e metterli nelle condizioni migliori”. Più che moduli o assetti, sarà determinante l’approccio: “Mi aspetto più rabbia e cattiveria. L’impegno non è mai mancato, i ragazzi in allenamento sono stati straordinari. Mai avuto a disposizione un gruppo del genere”. Quanto all’avversario, Feola si aspetta una gara complessa e nervosa: “Abbiamo preparato soluzioni per ogni tipo di partita. Sarà una sfida di nervi, di attesa, molto dispendiosa mentalmente”.
Curiosa e significativa anche la riflessione sulla sua assenza per squalifica: “Magari può essere pure una cosa positiva. Proviamo anche questa. Magari non stando in panchina può cambiare qualcosa”. Una battuta, ma non troppo, che conferma la volontà di tentare ogni strada possibile per invertire la rotta, tanto che il messaggio finale è chiaro e torna al punto di partenza: “Non serve parlare, non serve giustificarsi. Conta solo vincere”.
Per il Messina, contro il Ragusa, non è una partita come le altre. È un bivio. E Feola lo sa bene: meno parole, più campo.
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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