Giovanni Martello, con indosso il giubbotto ufficiale della società, è il primo a sedersi davanti ai cronisti dopo la vittoria del Messina sulla Vigor Lamezia. Il volto è disteso, le parole che dice sembrano essere un modo per godersi il primo step importante raggiunto dalla squadra in un campionato nel quale la penalizzazione di 14 punti sembrava preludere a una fine ingloriosa. Invece, dopo il successo contro i biancoverdi lametini, i giallorossi si trovano penultimi, a solo sei lunghezze dalla zona salvezza senza nemmeno ricorrere ai playout: “Fa effetto guardare la classifica e non essere più in fondo. – afferma il direttore sportivo peloritano - Io ricordo il 30 agosto, quando mi hanno chiamato per venire qui a Messina, e i miei colleghi, gli amici, prendevano per pazzi me e il mister, che avevamo accettato. E invece noi abbiamo avuto sempre la consapevolezza, una lucida follia, di potercela fare con sacrificio, umiltà, grande abnegazione. Abbiamo costruito, penso, qualcosa di carino, ma soprattutto io ho vissuto tanti spogliatoi ed è difficile trovarne uno come quello di quest’anno a Messina. Abbiamo un'alchimia che è difficile trovare e questo è, penso, la base per poter lavorare sperando di superare i propri limiti. Dal primo giorno, non abbiamo mai avuto nessun tentennamento, non abbiamo mai smesso di crederci. Ci siamo arrivati per gradi, abbiamo tolto la penalizzazione, poi iniziato a fare punti, oggi abbiamo tolto l'ultimo posto, credo siamo a sei punti dal poter uscire anche dalla zona dei playout. Sul campo 24 punti sono tanta roba, onestamente, saremmo nei piani alti della classifica.”
Martello, però, sorprende un po’ tutti i presenti, perché, dopo avere tessuto le lodi del match winner di giornata ( “Roseti, come tutti gli altri, ha fatto bene, ma questo è un gruppo così omogeneo e coeso che non importa chi segna”) ufficializza di avere rimesso il suo mandato nelle mani della società: “Tutti si sentono veramente partecipi e orgogliosi di far parte di questa di questa grande famiglia. Ecco, a tal proposito, vi vorrei comunicare che io da oggi mi fermo, faccio un passo indietro perché è giusto che la società faccia le proprie scelte. Il martedì faranno l'atto, quindi è giusto che io faccia un passo indietro. Io non voglio andare in paradiso a dispetto dei santi, non percepisco più fiducia sulla mia persona, ma senza polemica o astio. Devo obbligatoriamente fare un passo indietro, perché da 18 anni faccio il direttore sportivo, non faccio parte di nessun giro particolare che mi prendono e mi piazzano da qualche parte. Non porto sponsor, non mi faccio raccomandare da politici, quello che ho fatto me lo sono guadagnato col sacrificio, l'onestà e quindi, in questo momento, mi sento di fare un passo indietro. Sono privilegiato per essere stato qui a Messina, ringrazio veramente tutti, però devo poter lasciare la società libera di decidere come intende proseguire questo percorso.”
Martello non vuole dare ulteriori particolari sulle vicende che lo hanno portato a questa decisione: “No, io non voglio entrare nei dettagli, perché la mia professionalità me lo impone. Ribadisco, non faccio nessuna polemica, se la società lo vorrà, lo riterrà opportuno, chiarirò tutto con i presidenti. Professionalmente non vengo qui a fare questioni, ho troppo rispetto per questa società, per questa città, per questa tifoseria. Quindi se avrò, se avranno il piacere di farlo, poi chiarirò con loro”.
Il ds chiarisce anche di avere lasciato libero mister Romano di prendere le sue decisioni, malgrado il forte legame che lega il dirigente ennese al tecnico: “Non l'ho comunicato neanche al mister, perché questa è una decisione mia, maturata in queste ultime settimane. Ho preferito lasciarlo assolutamente libero di concentrarsi e di pensare esclusivamente alla partita, perché era giusto così, l'unico obiettivo erano i tre punti”.
Martello non vuole nemmeno rispondere alla domanda su eventuali contrasti con Ninni Corda, consulente tecnico del Racing City Group: “Pensate non ci siano altri direttori sportivi? Intendo nel mondo calcistico, figuratevi se non ci sarebbe qualcun altro già pronto a subentrare. Quando sono venuto qui il 30 agosto tutti mi hanno preso a pernacchie, peccato che io da 18 anni faccio il direttore sportivo, di cui 14 ininterrottamente in serie D, quindi non ero uno che passava per caso, oppure un dopolavorista. Poi, ribadisco che non voglio fare polemiche, ma io conosco le dinamiche del calcio, quindi ho ritenuto giusto informarvi, ritenendo giusto comportarmi così in questo momento”.
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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