E' il presidente Pietro Sciotto a non avere onorato gli impegni presi a inizio stagione o il consulente-direttore generale Pietro Lo Monaco a non essere riuscito ad operare dentro il budget stabilito a inizio campionato? Probabilmente la verità sta nel mezzo, fatto sta che tutte le aspettative di rilancio del calcio peloritano che entrambi avevano, si sono annullate sancendo la fine di un matrimonio sul quale in molti, sin dal principio, nutrivano dei dubbi. Le “pezze” messe a dicembre non sono bastate a proseguire assieme. I reciproci tentativi di mettere da parte le delusioni personali per il fine comune di salvare la stagione, e probabilmente il club, falliti. Così quanto accaduto ieri, le nuove dimissioni e il video-appello del patron, sono solo la punta dell'iceberg.
LA VERITA' STA NEL MEZZO - A chi credere? Un poco a entrambi e un poco a nessuno. Si narra di qualche messaggio inviato settimae fa da Plm a Sciotto con la richiesta di una maggiore presenza per il club, economica e operativa. Sarebbero arrivate rassicurazioni ma non tutte le risposte attese. A far vacillare l'ex dg del Catania sarebbe stata anche la gestione della trattativa per l'eventuale cessione. Ma anche in questo caso, i chiarimenti di Sciotto sono stati abbastanza espliciti. Dall'altra parte si racconta di un presidente deluso da quanto Plm e i suoi collaboratori avrebbero preventivato, fallendo almeno in parte. Un cane che si morde la coda.
NUVOLONI ALL'ORIZZONTE - Come gestire la situazione? Non è una cosa semplice. L'avventura di Sciotto alla guida del Messina è evidentemente arrivata al capolinea. Il presidente è stanco, i costi per gestire una Serie C sono esosi, si aspettava un tipo di conduzione probabilmente diversa, di certo si è arrivati a un nuovo bivio per la storia biancoscudata. La tifoseria freme: da un parte si chiede a Sciotto di mollare una volta per tutte, eppure all'orizzonte non sembra esserci nessuno in grado di coprire un blocco-spese da oltre tre milioni l'anno per un squadra tra i Pro. Il contorno non supporta, lo si sapeva già da prima del video-appello: la gestione pesante degli impianti, un seguito tra i più bassi del girone C, un entusiasmo che sembra scemato nonostante una promozione ottenuta lo scorso luglio dopo anni di dilettantismo, poco sostegno da parte del tessuto imprenditoriale. Questa è la piazza di Messina oggi. Come uscirne? Probabilmente servirebbe una vera e propria rivoluzione, facce nuove, situazioni diverse, dinamiche ribaltate.
EMERGENZA MERCATO - Sciotto ha di certo le sue colpe, l'ultima è di essersi affidato a un apparato che per sua stessa ammissione, non ha ottenuto quanto promesso. Se poi i motivi sono anche legati a sue mancanze, ritorniamo alle dinamiche di cui sopra. La verità probabilmente sta sempre nel mezzo. Gli enigmi restano su cosa accadrà adesso, a dieci giorni dal gong del mercato, con il ds Christian Argurio pronto a seguire Pietro Lo Monaco, non volendoci mettere la faccia nel portare avanti trattative con le mani legate e con l'obbligo del minutaggio da seguire. Quest'ultima, strategia sacrosanta ma che probabilmente andava imposta e coordinata prima, ma sappiamo tutti la scorsa estate con quale fretta siano state fatte le cose, dopo i ritardi accumulati settimana dopo settimana per chiudere il capitolo “salernitano” (che poi a livello di quote, chiuso nemmeno è). E ora? Pare si pensi a tutto, tranne al fatto che domenica si torna a giocare e davanti ci sono diversi mesi da affrontare con una squadra al momento rafforzata dal solo Angileri, con Sarzi e Vukusic pronti a partire, forse altri che volentieri a questo punto andrebbero via.
APPELLO DESTINATO AL VUOTO - La delusione di Sciotto è evidente, credibile. Così anche, stavolta, la reale intenzione di passare la mano a fine stagione. Ma vuole prima salvare la categoria e con essa quanto fatto in questo quinquennio. L'appello, però, per quanto condivisibile nei contenuti perché solo tramite l'unione delle forze si possono ottenere risultati, sembra tardivo e per questo destinato a cadere nel vuoto in una realtà che pare annientata dal torpore e fa fatica immane a offrire scatti emotivi e sociali. La politica appare presa da tutt'altro e in questi anni ha sempre palesato un certo distacco dallo sport, unica eccezione la questione stadio (si attende l'esito del Tar sul merito del ricorso presentato dall'Fc Messina, squadra intanto scomparsa dai quadri federali). Sul “Franco Scoglio” il diniego alla concessione pluriennale ha portato all'affidamento alla MessinaServizi, che difficilmente verrà meno: inimmaginabile una concessione di sei mesi, il Messina dovrà dunque continuare ad allenarsi al “Celeste” seppur considerato “impianto da Terza Categoria”. Così anche il tessuto economico-imprenditoriale ha bisogno di essere stimolato, Sciotto tra le righe ha fatto capire che anche sul piano della promozione-ricezione del marchio si sarebbe aspettato di più dagli attuali operatori del club, peraltro piazzati sempre da Pietro Lo Monaco, che ha scelto un buon 90% dell'attuale management del club. I tifosi, a parte lo “zoccolo duro” che magari contesta ma c'è sempre, appaiono sempre più disaffezionati, vittime di anni di separazione e talvolta colpevoli di cercare sempre una scusa o un alibi per non andare al campo e sostenere la squadra. Che va amata al di là di chi nel momento la rappresenta. I tesserati passano, la maglia resta. Ma non per tutti è così. I risultati, sono sotto gli occhi di tutti.
POST SCIOTTO? AL MOMENTO NULLA DI CONCRETO - Sciotto ha di certo le sue colpe, ma oltre cosa aspetta il Messina? Tolta la sua figura, per molti ingombrante ma che comunque è riuscita dopo anni a riportare i colori in Serie C, cosa ci sarà? Al momento, secondo quanto riportato dallo stesso presidente, il nulla. Un'offerta da un euro e una da zero per rilevare il club. Ok, c'è l'impegno a investire sulla società. Ma servono garanzie. E fa benissimo Sciotto a chiederle per andare via subito. Fondi a copertura, per arrivare laddove Sciotto, seppur tra difficoltà che ormai sono palesi, legate anche al contingente del momento duro legato al Covid, ha dichiarato di volere rispettare. Sin dalle prossime scadenze di febbraio e poi in quelle successive di aprile. Se qualcuno è in grado di fare uguale o forse meglio, esca allo scoperto e lo dimostri. Altrimenti, si metta la parola fine alle chiacchiere, si arrivi a fine stagione con la salvezza in tasca e si cerchi a quel punto un acquirente soldi in mano. Semmai ci sia.
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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