Il campionato di Promozione, come tutto lo sport dilettantistico, è fermo ormai da 20 giorni. Lo stop forzato consente al Milazzo di stilare un primo bilancio della stagione calcistica con il presidente Fankie Alacqua, che ha rilasciato un’intervista all’addetto stampa della società mamertina Domenico Lombardo, pubblicata poi sui canali social ufficiali.
Presidente, è un momento delicato per l’intera nazione. Una società di calcio dilettantistica come affronta questa particolare situazione da un punto di vista tecnico e gestionale?
“È un periodo particolare con un problema molto difficile da affrontare. Solo una guerra è paragonabile a una pandemia. Da un punto di vista tecnico, i ragazzi stanno svolgendo allenamenti individuali in piccoli gruppi, con le distanze richieste dal Protocollo Covid, senza mai venire a contatto. Da un punto di vista gestionale, il discorso è molto complesso. Gli emolumenti degli sponsor sono interrotti in quanto, in questo momento, non c'è alcuno spazio da poter offrire ai nostri partner se non attraverso i social. Al momento abbiamo affrontato le spese gestionali di tasca nostra in larghissima parte, perché abbiamo ricevuto solo piccoli aiuti. Non abbiamo possibilità di ricevere gli incassi dalle partite in casa, né quella di poter imbastire una campagna abbonamenti. Purtroppo stiamo affrontando la stagione come se avessimo una benda sugli occhi, senza sapere cosa possa riservarci il futuro”.
Circa un mese fa circolavano voci su un presunto e imminente passaggio di consegne nell’ambito societario. Vogliamo fare chiarezza definitiva sulla questione?
“C'è stata una richiesta di acquisto della società, con un conseguente incontro con la parte interessata a un eventuale subentro. Con gli altri membri del gruppo abbiamo messo i nostri numeri sul tavolo, perché il possibile acquirente era interessato a rilevare l'intero pacchetto societario. Il richiedente non si è mostrato più interessato e una reale trattativa non è neanche partita. Io ho avuto qualche dubbio se cedere o meno la società in una stagione piena di punti interrogativi, ma poi ho preferito andare avanti e non ho più voluto riprendere i contatti con il soggetto interessato".
Parliamo di calcio giocato. Il Milazzo ha avuto un inizio un po’ stentato. Qual è la sua analisi al riguardo?
“Abbiamo superato con un po' di fatica il turno di Coppa, disputando un'ottima partita a Messina con il Gescal, creando tante occasioni da gol e racimolando solo un pareggio, per poi superare al Marco Salmeri un avversario molto ostico. Per quanto riguarda il campionato, nella prima partita abbiamo perso subito due titolari per gravi infortuni (Cafarella e Alosi, quest' ultimo sulla via del recupero). Nei match successivi abbiamo raccolto più infortuni che punti e nell'ultima gara con la Nuova Rinascita ci siamo presentati in campo senza ben nove calciatori importanti fra cui i fratelli Leo, Rasà e in ultimo anche Laquidara e Calcagno. Qualsiasi società avrebbe gravi problematiche ad affrontare il campionato con la rosa falcidiata da assenze. Il black-out della partita con la Pro Falcone (persa 4-0) è figlio delle voci che correvano in città in merito al passaggio di proprietà. La squadra è scesa in campo scarica e deconcentrata, ci siamo trovati sotto di due gol quasi senza accorgercene. È sicuramente una pagina nera che dobbiamo dimenticare al più presto”.
Questo bizzarro 2020 è giunto ormai al suo epilogo. Quale momento dell’anno solare ricorda con più piacere e qual è il rimpianto più grande?
“Il rimpianto è quello di aver trovato di fronte un avversario che non puoi battere. Ci siamo scontrati con un virus invisibile che ha bloccato il mondo intero, il cui unico beneficio che ha apportato a livello mondiale è stato quello di far calare l'inquinamento. Quando non riesci a guardare il tuo avversario negli occhi è una battaglia persa in partenza. Il virus ha reso vani tutto gli sforzi e investimenti che abbiamo fatto l'anno scorso, fermandoci sul più bello. Il momento che ricordo con più piacere è sicuramente la splendida vittoria di Siracusa nei quarti di finale di Coppa, vittoria storica per il Milazzo che mai aveva espugnato il De Simone.Vengono i brividi a rimembrare quel pomeriggio, c'erano tantissimi tifosi al seguito e solo chi era presente porterà per sempre quel ricordo con sé. Per noi è stato come battere il Barcellona. Avevamo superato l'avversario più forte dopo aver sconfitto le altre due squadre che puntavano a fare la doppietta campionato-Coppa, ovvero l'Igea e l'Acquedolci. Eravamo consapevoli della nostra forza, tant'è che dopo quattro giorni siamo andati a vincere in casa della capolista Aci Sant'Antonio, disputando una partita perfetta a livello tattico, fisico e mentale. Sono certo che avremmo portato a casa la Coppa”.
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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