Non è purtroppo una novità, ma è un altro lunedì in cui il Messina, anziché esultare, si ritrova a leccarsi le ferite. Non è una novità neanche che una delle cause sia un torto arbitrale, tema poco sopportabile ma da affrontare, perché un gol in netto fuorigioco non aiuta una squadra ancora troppo timida e umorale, che non sa tenere mentalmente i novanta minuti e che dipende spesso dagli episodi. Il gol di Silenzi all'88' entra nel gruppone dei tre rigori non concessi, torti abbastanza netti che potevano valere sulla carta qualche punto in più ma, soprattutto, un livello mentale diverso. Il Messina visto a Cittanova è una buona squadra per trenta minuti, che pressa e lotta, mette la Cittanovese in difficoltà e sulle seconde palle i giallorossi arrivano sempre primi. Poi un episodio casuale, il gol annullato ad Aloia, e i giallorossi cominciano a sciogliersi come neve al sole, non soffrendo quasi mai pericoli concreti ma più per demeriti locali che per meriti propri.
Mister Rando (voto 5.5) fa quel che può con le mosse tattiche e azzecca il cambio modulo che ridà linfa al Messina, con il subentrante Saverino (6.5) che ormai appare come uomo insostituibile per stato di forma fisico e mentale. C'è un problema, però, se a dare la marcia in più in fase offensiva serve un classe 2001 e non uno degli esperti che compongono il pacchetto avanzato. Rando cambia la squadra, si sgola per quasi cento minuti ma non serve. Pigre le mezze ali, discontinuo il contributo delle fasce, quasi evanescente la zona offensiva.
Non ha particolari colpe Avella (6) sulle due reti subite quasi in fotocopia, difficile la messa a terra immediata su due conclusioni dal cuore dell'area. Il Messina difende bene sulla Cittanovese e il merito è soprattutto di Bruno (7), a mani basse il migliore in campo dei biancoscudati, che annulla Aloia e non si fa sorprendere mai. Sul primo gol esce per provare a sporcare la linea di passaggio verso Garcia, che poi si libera troppo facilmente al tiro, complice una diagonale imperfetta di Fragapane (voto 5), mai in ritmo; ci si aspetta altro dal terzino messinese (sostituito poi dal debuttante Marfella, 6, che prova a metterci una buona dose di personalità alla prima in giallorosso), mentre continua a migliorare il rendimento di Ungaro (6.5), che nella ripresa soffre un po' la fisicità di Silenzi ma con Bruno dà sicurezza al reparto arretrato. Sufficiente De Meio (6) che sbaglia molto in fase offensiva ma dà costantemente appoggio a Crucitti e ha il merito di mettere in mezzo il cross che porta al pareggio.
Nota negativa, molto, il centrocampo: Ott Vale (5) mostra qualcosa di buono in fase di interdizione, ma a dalla mediana in su il suo contributo è nullo; mezzo voto in più per Sampietro, che continua a inseguire la migliore condizione ma anche in una zona di campo ristretta da esigenze fisiche dimostra di essere il cervello della squadra. Brutta, invece, la gara di Buono (4.5): il classe '99 non incide, troppo timido nei contrasti e sembra quasi spaesato in fase offensiva. L'essere under non vale neanche come giustificazione vista la freschezza con cui era subentrato Saverino, che proprio da mezzala ha provato a lasciare il segno sul match.
Il reparto avanzato non riserva sorprese positive: involuzione per Orlando (5) che prova un paio di numeri ma è sempre tenuto bene a bada da Cordova, mentre Crucitti (6) è l'unico a provarci concretamente con due conclusioni pericolose e la rete del momentaneo pareggio. Condizione ancora scadente per Coralli (5) che lotta con Cianci e Neri ma resta troppo isolato e non riesce a incidere sul piano caratteriale per spronare i compagni; mezzo punto in più per Esposito, che svaria un po' più di Coralli, favorito anche dal cambio di modulo, anche se è ancora evidente e logico il ritardo di condizione.
Al netto di errori arbitrali e situazioni tattiche da definire meglio (il Messina ha recuperato con un 4-4-2 atipico, passando poi nel finale a una sorta di rombo dopo il 4-3-3 di partenza), il peggiore di ieri è forse Obbedio, ds le cui dichiarazioni a fine partita hanno lasciato più di una perplessità. A mente lucida, il campionato è effettivamente ancora lungo e almeno i playoff sono tutt'altro che impossibili, ma le carenze di questa squadra dal punto di vista mentale e caratteriale sono evidenti e i miracoli stile Avellino dello scorso anno sono, appunto, miracoli. Che per definizione non sono normali, non accadono ogni anno, e non sempre sono possibili. Prendere coscienza della situazione è il primo passo per poterla risolvere. In fretta, si spera.
Autore: Gregorio Parisi / Twitter: @wikigreg
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