Giacomo Modica, nelle dichiarazioni alla vigilia dell’impegno di campionato, parte dal cammino fin qui svolto dalla sua squadra, con squadre di medio alta classifica, ad eccezione del Sorrento, in vista dello scontro con il Giugliano, teoricamente una compagine che dovrebbe fare lo stesso campionato del Messina: “Parlare di scontro diretto dopo 6-7 partite mi sembra prematuro, in un campionato nel quale c’è grande equilibrio, anche perché, se avessimo vinto contro Turris e Casertana, gare in cui siamo stati in vantaggio, saremmo anche noi in alto, ma senza considerarci una big. Dobbiamo essere sempre noi stessi, consapevoli che la strada tracciata è quella giusta, abbiamo toppato una partita col Sorrento, un episodio tollerabile nel percorso del nostro campionato, per il resto alla squadra non posso rimproverare nulla, se non chiedere di migliorare passo dopo passo, nel nostro processo di crescita, senza trascurare gli errori commessi, comunque rientranti numericamente nella media generale del calcio italiano. Serve fare risultato pieno, in base a ciò che dirà il campo, con una maggiore attenzione, indispensabile per portarci qualche punto in più”.
Sul Giugliano, Modica ha le idee chiare pur non avendo avuto molto tempo per studiare l’avversario di domani pomeriggio, che, tra l’altro, ha cambiato allenatore da una decina di giorni: “E’ una squadra in salute, in crescita, nelle ultime partite ha ottenuto un pareggio a Francavilla e una vittoria in casa col Taranto partendo dallo svantaggio, forse ha subito un po’ l’adattamento al campionato, ma ora si sta riprendendo bene. E’ un avversario buono, come tutte le altre del girone, ma noi dobbiamo fare la partita, con le nostre attuali forze, fisiche, tecniche, di testa, sapendo che il Giugliano gioca ad alti ritmi e non sarà facile. Noi non possiamo prescindere dai valori atletici, umani, di testa, per poter essere all’altezza del nostro valore assoluto e del nome che portiamo.”
L’allenatore biancoscudato dedica poi una riflessione a Michele Emmausso, finora al di sotto delle ue potenzialità: “E’ un ragazzo stupendo, che con me ha sempre avuto un ottimo rapporto, io lo tratto come se fosse mio figlio, con carota e bastone, forse gli ho dato più bastonate. Lui sa che potrà restare fuori, l’ho fatto già a Vibo, lo farò di nuovo, sa che pretendo tanto da lui perché è un grande giocatore, di livello assoluto per la categoria, sa che i grandi giocatori possono sbagliare due partite di fila, ma alla terza devono fare vedere la loro qualità. Lui non ha un problema tecnico, ma ho bisogno di avere il migliore Emmausso, se lui capisce quanto può dare, e lo può capire perché è un ragazzo intelligente, anche sensibile, lo conosco come le mie tasche. Nel suo essere speciale, deve darmi 30 partite al suo livello e al servizio della squadra, chi è forte deve dare un quid in più secondo le sue qualità, perché mi hanno insegnato che quelli bravi trascinano i più deboli, non al contrario. Quindi, Emmausso è e rimane un grande giocatore, amico, ragazzo dolcissimo, ma devo trovare il modo di stimolarlo e, onestamente, non so quale sia la soluzione migliore, ho ancora 24 ore di tempo per decidere, vedremo se giocherà dall’inizio oppure no.”
Giacomo Modica, sollecitato sulla tenuta della squadra agli alti livelli espressi a tratti in ogni partita, ma senza ottenere corrispondenti risultati, evidenzia un problema mai risolto in modo strutturale nella nostra città: “Voi cronisti siete persone intelligenti che vivete da anni questa realtà in ambito calcistico, la nostra realtà visto che adesso sono qui con voi. E’ un argomento che non abbiamo messo a nudo perché non ci piace, come gruppo di lavoro, cercare scusanti o alibi in caso di risultati negativi, si tratta disagi non legati alla singola partita. Ma io ancora cerco un campo per allenarmi. Chi vuole intendere, intenda. Io non ho tirato fuori scuse per i 25 minuti disastrosi con l’Avellino o per i problemi visti contro la Casertana, oppure per i black out avuti in tutte le partite in casa, ma noi questo campo dove giochiamo le partite di campionato non lo conosciamo, perché le distanze, le misure, sono tutte diverse da dove ci alleniamo noi, non ha niente a che fare. Non si tratta di dispendio energetico, della frequenza degli impegni, tutti fattori importanti, ma dovremmo avere ausilio per allenarmi, non posso ogni settimana non sapere in quale campo lavorare, oppure cambiare orari, o allenarci la mattina come le scuole calcio. In tutto questo, ringrazio sempre quelli del Camaro che ci danno l’opportunità di allenarci, ma è un problema serio questo, poi, se volete far finta di non vedere, fate pure, ma questa situazione vive da anni, le coscienze così non si smuovono. Si pretendono i risultati, le cose belle, pure a me piace vincere e giocare bene, ma tutto nasce dal percorso lavorativo, dall’organizzazione, da un percorso importante che parte dal potersi allenare bene. Solo attraverso l’allenamento migliora la squadra.”
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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