Le conferenze stampa di Eziolino Capuano molto spesso diventano un "happening" in cui il tecnico di Pescopagano tende ad assumere il ruolo di protagonista, ma dopo una settimana di grande esposizione mediatica, le dichiarazioni della vigilia di Taranto-Messina sembrano mirare a stemperare i toni: "Ribadisco il concetto che non sarà difficile giocare la partita di domani, - esordisce Capuano - è impressionante ciò che abbiamo fatto per arrivare a questa gara con la possibilità, vincendo, di conquistare i playoff per la serie B dopo, credo, 13 anni che questo risultato manca a Taranto. Se poi confrontiamo i numeri del campionato di quest’anno rispetto all’anno scorso, noi abbiamo fatto il 27% in più rispetto a chi ci ha preceduto, ma adesso vogliamo fare un regalo grandissimo alla società, ai tifosi, a tutti noi. Affrontiamo una squadra come il Messina alla quale dobbiamo solo fare complimenti, chapeau all’allenatore, ai giocatori, che alla fine del girone di andata era retrocessa, capace di fare nel girone di ritorno 29 punti, un vero miracolo sportivo, Loro verranno per vincere e non potrebbe nemmeno bastare, noi vogliamo ritagliarci un pezzettino di storia del calcio a Taranto. Oggi i ragazzi si allenavano come se fosse il 22 settembre e non l’ultima partita di campionato e spero che, con tutte le difficoltà, riusciremo a centrare l’obiettivo."
Capuano aveva chiamato a raccolta il tifo tarantino, da una intera stagione in rotta con la società del presidente Giove, che ha lasciato deserti gli spalti dello "Iacovone": "Io ho fatto un appello col cuore e ieri ho partecipato a una manifestazione al Palamazzola con l’assessore allo sport, per un bimbo ammalato o con un handicap, persone solo da baciare sulla fronte. Forse il mio appello ha dato fastidio a qualcuno, l’ho chiesto con educazione, chi verrà applaudirà il nostro risultato a prescindere dal fatto che faremo i tre punti. Domani arriveremo con facilità oltre le quattromila presenze e questo sarà un orgoglio illimitato per me, ma anche chi non ci sarà, ci spingerà da casa. Questa squadra rimarrà uno dei ricordi più belli nell’album della mia carriera."
L'allenatore rossoblù parla di alcuni elementi che mancheranno domani per squalifica o infortunio, continuando a tessere le lodi del Messina: "L’assenza di Boccadamo, una bellissima scoperta per me che ha applicato i miei codici, comporta una scelta che farò in base alle condizioni dei giocatori, vedrò se giocheremo con una punta in più esterna o uno con maggiori compiti difensivi. Deciderò nelle ore precedenti la gara, ma cercheremo di scegliere il meglio per noi stessi.Spero domani di fare esordire qualche ragazzo fino ad oggi nella Primavera, ma prima viene il risultato. A Viterbo con il Monterosi hanno giocato Romano-Provenzano-Labriola a centrocampo, mi mancava Mastromonaco, che io chiamo “Pallino”. Non posso dire adesso quello che penso, per non dare vantaggi all’avversario. Noi cercheremo di vincere contro una squadra allenata in maniera magistrale, perché per il secondo anno hanno fatto cose incredibili, e, se ti ripeti, vuol dire che sei bravo. Fare troppi complimenti è ripetitivo, faccio tanti applausi a loro. Domani dobbiamo vincere sia noi che loro, io ho in mente una strategia per farlo, è la partita più importante dell’anno e, per il Taranto, credo sia quella più importante dell’ultimo biennio tra i professionisti. Nella mente ho solo la vittoria, cercheremo il gol fin dal primo minuto, con le difficoltà connesse alle motivazioni ed al livello del nostro avversario.Spero non finisca domani e ci saremo nei playoff. Il giocatore è egoista, vuole fare i playoff, le motivazioni del Taranto sono più che altissime, ma non dobbiamo farci attanagliare da questo entusiasmo eccessivo."
Non può mancare un passaggio dedicato a un primo bilancio stagionale, spunto per considerazioni sulla sua carriera: "L’allenatore va giudicato in base al materiale a disposizione e alle difficoltà che si affrontano, io cerco empatia con il popolo, con il pubblico, quando mi ha chiamato il Taranto volevo solo Taranto, ci sono riuscito ed è stata una rivincita per me stesso. Quell’esonero qui a 35 anni, forse ha cambiato la mia carriera, mi sono ripreso una parte di quello che persi allora, ma questo campionato rimarrà per sempre nei miei ricordi, come quelli che ho vinto. Il calcio è un mondo di ipocrisia, chi è garante del popolo e dello spogliatoio non viene apprezzato, non è facile avere un allenatore che non diffonde nefandezze e opera solo in direzione del risultato sportivo aziendale nella massima moralità. Poi c’è aspetto mediatico che non mi ha portato bene, mi ha fatto conoscere, ma ha nascosto le mie doti, poi ci ho messo tanto io, perché ho fatto errori quando ero bambino ed allenavo, che adesso non avrei fatto. Io non ho mai fatto giocare il figlio del direttore di banca, poi Sossio Aruta ha ricordato quando a Pozzuoli mi hanno esonerato perché non volli perdere la partita con il Tricase. Quando mi si è data una squadra discreta, l’ho fatta diventare una Ferrari, a S. Benedetto ho preso la squadra quartultima e l’ho portata al terzo posto, con due pareggi sarei andato in B. Ci sarò sempre, finchè Dio mi darà la forza."
Infine, un accenno al suo prossimo futuro: "Il Presidente Giove, i direttori, il fratello li sento ogni giorno, quello che avevo da dire l’ho detto, ho un contratto in essere per cui il rinnovo scatta automaticamente, Giove mi ha chiesto due mesi fa di restare. Tutto quello che ho chiesto mi è stato dato, ho obbligo illimitato nei confronti di chi mi ha supportato e sopportato, cosa non facile, quest’ultima. In questo momento parlare di futuro mi sembra ingeneroso, spero di parlarne più a lungo possibile domani sera."
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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