Football Club Messina, come cavalieri nella tempesta

Il punto sulla squadra di Pino Rigoli, attesa da un torneo da protagonista e che già ha avuto a che fare con qualche difficoltà di troppo. Ma ha dalla sua l'allenatore ideale per migliorare
13.11.2020 08:43 di Gregorio Parisi Twitter:    Vedi letture
© foto di Ph Isolino/Messina nel pallone
Football Club Messina, come cavalieri nella tempesta

Into this house we’re born
Into this world we’re thrown
Like a dog without a bone, an actor out on loan
Riders on the storm

Se Pino Rigoli fosse nato vent'anni prima sarebbe stato un ottimo prototipo di rockstar: capello imbizzarrito, grande carisma, mente particolarmente sveglia. Lo dice il suo curriculum, lo fa capire bene il suo impatto nell'universo Football Club Messina: un pari in casa del Santa Maria Cilento una settantina di ore dopo la firma, e due vittorie pragmatiche, perché Pino Rigoli non suona classic rock e del glam ad esso legato non se ne fa nulla.

SCIENZA ESATTA - L'esonero di Ernesto Gabriele è apparso strano a chi vedeva la classifica ma più corretto a chi aveva visto le prime gare stagionali dell'Fc e (specialmente) poteva confrontarle con quelle dell'anno scorso. Squadre diverse, in cui, per colpe in questo caso dirigenziali, i mesi di chiusura forzata non avevano portato consiglio a dovere: le lacune quasi fisiologiche dello scorso anno, dovute a un infortunio rivelatosi più pesante del previsto per Aladje Gomes, erano state sì nascoste da un Carbonaro versione turbo, ma nel mercato non era stato colpevolmente preso nessuno per fare il 9, ruolo vitale in una squadra che non ha mai nascosto l'ambizione del salto di categoria. L'involuzione però troppo netta a livello di gioco, prova ne sono il primo tempo con il San Luca, la brutta sconfitta in casa del Dattilo e la partita da palla volante contro il Troina, non ha lasciato scampo al tecnico. Il calcio per certi versi è una scienza esatta, per cui la decisione primaria è il cambio di allenatore-al netto, poi, di una sinceramente evitabile querelle stampa&social tra Ferrante e Arena.

CAVALIERI NELLA TEMPESTA - Pino Rigoli non ha in tasca la bacchetta magica quindi, favorito dall'arrivo di Caballero e in seguito di Agnelli, fa quel che deve: mette in campo una squadra ordinata, concreta, favorito da un centrocampo di alto livello, impreziosito dall'ex capitano del Foggia. La stracittadina con l'Acr è il primo match in cui poter notare concretamente la sua mano: Caballero fa reparto, Garetto gioca una partita superlativa e le linee sono strette, con una squadra corta e consapevole dei suoi punti di forza, dei suoi limiti e degli obiettivi richiesti. Non col bel gioco, ma con la concretezza: la strada tracciata in questo primissimo scorcio in riva allo Stretto è quello. Combattere portando avanti un'idea pragmatica di gioco, in cui le mezze ali sono chiamate più spesso all'inserimento, in un 4-3-3 che potrebbe variare con il rientro di Coria, la forma piena di Caballero, il tesseramento di Barcos e, specialmente, la voglia di tornare protagonista di Carbonaro.

ASSENTE PRESENTE - Manca, nella narrativa di questo primo scorcio dell'Fc Messina, proprio il nome di Paolo Carbonaro: imprescindibile goleador nello scorso torneo, uomo chiave per le fortune di una squadra che con la freccia palermitana era riuscita in più occasioni a risolvere partite bloccate. Manca ancora un po' a livello fisico, com'è logico che sia dopo mesi di inattività (lockdown più lasqualifica scontata a inizio torneo), ma manca anche ancora a livello mentale. Nonostante ne abbia le capacità, infatti, la punta palermitana non ha ancora preso la squadra sulle spalle, sfavorito indubbiamente da una tipologia differente di gioco, ma se il mercato estivo era stato giudicato fallace perché non c'era un'alternativa/collega di reparto per Carbonaro, il problema non può e non deve diventare proprio lui per Rigoli. Stante le indubbie capacità tecniche e morali, in questa prima fase il bomber si è sacrificato molto sull'esterno, facendo un lavoro che lo scorso anno era diventato non più suo; difficile pensare che andrà così per tutta la stagione, ma proprio lo spirito di sacrificio del cuore del gruppo giallorosso (si pensi a lui, come anche a Giuffrida e Alessandro Marchetti, giusto per fare altri due nomi pesanti con il posto non più assicurato dati gli innesti di Palma e Agnelli) deve fare la differenza in un torneo lungo e travagliato come questa serie D in tempo di pandemia. Riders on the storm, come canterebbe e invocherebbe Pino Rigoli, se solo fosse una rockstar.