L’attesa è stata lunga, la situazione in classifica rimane precaria, ma la prima vittoria del Messina in trasferta arriva nel momento in cui serviva mantenere in vita la speranza e dare concretezza immediata agli interventi sul mercato del ds Logiudice con l’avallo della proprietà e della guida tecnica. Il campionato nel girone discendente è totalmente diverso da quello dell’andata, bisogna completare la rosa nei prossimi giorni con quegli elementi indispensabili per coprire i ruoli ancora scoperti e preparare nel miglior modo possibile il prossimo doppio confronto casalingo con una realtà di medio-alta classifica come l’Avellino e una astronave aliena chiamata Catanzaro. Intanto, si è lasciato l’ultimo posto, mantenuta la distanza dalla salvezza diretta, occupata dal Monterosi corsaro a Castellammare di Stabia, a 8 punti, ma soprattutto si intravvede una squadra messa in campo con criterio, composta da calciatori di categoria nel senso più completo del termine.
Il merito principale, oltre che a chi ci ha messo risorse finanziarie e lavoro, va al proprietario della panchina giallorossa Ezio Raciti (voto 7,5) che veste i panni del motivatore di alcuni calciatori apparsi, poco meno di un mese fa, mentalmente distaccati e, anche fisicamente, non in grado di sostenere il peso della lotta salvezza. Inoltre, l’allenatore biancoscudato inserisce subito i nuovi arrivati responsabilizzandoli senza gravarli di eccessivi pesi psicologici, ritrovandoli pronti e, nel caso specifico, facendo la differenza rispetto al suo collega Pesoli che, a Viterbo, ha visto arrivare 9-10 elementi dal mercato, avendone realmente a disposizione solo uno dall’inizio di questo spareggio-salvezza anticipato.
Poco importa, in questo momento nel quale conta incamerare carburante sotto forma di risultati positivi per mettere a regime una macchina in grado di arrivare al traguardo dopo essere stata ferma per quasi quattro mesi. L’emblema di questo spirito nuovo diventa Ermanno Fumagalli (7) superlativo a fine primo tempo nell’unico intervento di spessore cui lo costringe il lituano Megelaitis con un colpo di testa dal limite dell’area di porta, ma il portiere giallorosso è determinante per quanto fa, in campo e fuori, da leader del gruppo appena ricostruito, dando sicurezza ai compagni, non solo quelli del reparto arretrato.
La difesa balla in modo preoccupante nei primi 45’, quando la Viterbese arriva almeno tre volte a un passo dal vantaggio, poi si assesta insieme al resto della squadra, soffre pochissimo nella ripresa e subisce solo per una leggerezza del singolo il rigore trasformato da Marotta. Berto (6) spreca una prestazione attenta con l’ingenuità del fallo che porta al penalty del 2-1 provvisorio, Trasciani (6) recupera le difficoltà palesate in avvio di gara, così come Ferrara (6), protagonista di un paio di svarioni iniziali, ma poi molto applicato quando la Viterbese provava a mettere la difesa giallorossa in affanno con molti palloni alti gettati in area, mentre Versienti (6) preferisce presidiare la fascia di competenza piuttosto che spingere, riducendo a zero le sue solite amnesie negli appoggi più semplici.
La chiave tattica del match era nella capacità dei centrocampisti di intasare gli spazi per poi ripartire con rapidità verso la porta avversaria, compito assolto in modo implacabile nel secondo tempo, meno assiduamente durante i primi 45’, nei quali il Messina ha comunque costruito almeno tre chiare occasioni da gol. La linea a 4 nella zona nevralgica del campo era, in realtà, abbastanza sfalsata, almeno in fase di possesso, con i due centrali più prossimi al reparto arretrato e gli intermedi laterali propensi all’attacco. Fofana (7) inizia a ritmo ridotto, poi prende campo e convinzione col passare dei minuti, ritrovando un altro pezzo dell’autostima conquistata l’anno passato. Mallamo (7) sta allo stesso livello dell’ivoriano, dimostrando buona personalità negli 84’ giocati fino alla sostituzione con Marino (6) autore del gol che chiude la partita al minuto 89. A sinistra fa una ottima prestazione Lorenzo Catania (7), sia quando deve coprire le avanzate gialloblù che nelle occasioni in cui alza le marce e imperversa nella metà campo avversaria, decisivo per il gol sblocca risultato, un po’ avventato quando cerca il rigore invece di affondare, sfortunato in un’altra volata conclusa dal cross per Fofana, salvato da Riggio. A destra, invece, è il regno di Olli Kragl (7,5), che, per 69’, delimita una zona di campo ampia non più di 100 mq, nella trequarti di attacco della Viterbese, un vero e proprio loft dal quale dipinge calcio con un sinistro educatissimo quanto spietato, vera e propria arma letale per il 2-0 della fiducia. Il tedesco è presente anche in ripiegamento, oltre che quando si tratta di richiamare i compagni alla giocata essenziale o al recupero palla immediato.
Le due punte fanno un lavoro instancabile sia quando si tratta di ripiegare per non dare spazi che nel caso in cui si deve dare respiro alla manovra di attacco oppure puntare l’area. Balde (6,5) fa una delle sue migliori prestazioni in giallorosso, sprecando nel primo tempo una chance importante, ma perde pochi contrasti, rende il suo gioco essenziale e dà una mano sempre. Accanto a lui, la vera sorpresa positiva della partita, l’ex Virtus Francavilla Perez (7,5), dipinto come immalinconito dalla tanta panchina in maglia biancoazzurra, che si presenta in giallorosso con quasi 90’ giocati a fare il vero attaccante, quel centravanti che mancava come il pane al Messina in questa stagione. E fa sensazione perché in realtà non riesce mai a piazzare un tiro pericoloso verso la porta avversaria, ma è comunque determinante in una vittoria fondamentale nella lunga marcia verso la salvezza.
Così come contro la Virtus, si ritaglia oltre mezz’ora di spessore Konate (6,5) sempre presente davanti alla propria area e determinante quando recupera nella metà campo avversaria il pallone da cui si avvia il terzo gol. Su buoni livelli anche Fiorani (6), che recupera con volontà qualche incertezza, sfiorando il gol nel recupero, Grillo (6), diligente nei 25' concessi dal tecnico e Zuppel (6) bravo a metterci il fisico e fare la sponda decisiva all’89’ che porta alla rete di Marino.
Resta negli occhi e nei cuori di chi ha seguito questa lunga trasferta a Viterbo l’impressione di una squadra ritrovata, o forse trovata per la prima volta dopo una assenza durata praticamente dall’inizio della stagione, per una serie di motivazioni che adesso non serve rivangare, mentre diventa vitale guardare avanti, al prossimo impegno, cercando, tutti, di fare del proprio meglio per continuare, passo dopo passo, il lungo ed impervio sentiero che dovrà portare, a fine campionato, alla salvezza.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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