Casertana - Viterbese, se il pallone rotola al contrario

La partita si è giocata nel rispetto dei protocolli, ma resta il dubbio sull'appetibilità di un prodotto che ha smesso di far sognare la gente
21.12.2020 20:30 di Giovanni Sofia   Vedi letture
La distinta
La distinta

Sarà anche calcio, con le porte, le reti e ventidue interpreti, eppure il senso continua a sfuggire. La Casertana scende in campo in nove, il Covid l'ha falcidiata, mentre intorno la richiesta di rinvio rimane grido inascoltato. Vincere a qualunque costo, oltre i meriti sportivi, perché il regolamento parla chiaro e carte in mano, lo spettacolo deve andare avanti. E' la Viterbese, era stata la Juventus. Dai riflettori accesi per un desolante posticipo di Serie A, all'asprezza dei terreni ruvidi di Lega Pro: ovunque si lotta per la sopravvivenza, senza esclusione di colpi. Il perché, tuttavia, resta interrogativo aperto.

Alle spalle dei calciatori, dove va bene, tribune vuote si colorano di effetti virtuali dal dubbio gusto. Gigantografie con il nome di multinazionali e sagome di tifosi alimentano un disincanto destinato a progredire in maniera proporzionale all'incedere dei giorni e di una pandemia capace di colpire duro fisico e nervi. La televisione da tempo stava sostituendo gli spalti, ma il percorso, per quanto evidente, sembrava lungo. Da buoni nostalgici, ferventi sostenitori dell'era meglio prima, faticavamo ad accettare un verdetto già scritto, aggrappati al convincimento di un ultimo capitolo ancora lontano dal maturare definitivamente. 

A quest'accelerazione, ci scuserete, non eravamo preparati. I panni del tifoso li avevo svestiti da anni, ma con un filo d'invidia provavo simpatia per chi, ostinatamente, riusciva a trovare il modo di credere a quei valori che per oltre venti stagioni erano stati pure i miei. Se ti salvi sul campo e ti retrocede un tribunale, se scendi di categoria e una sentenza annulla il verdetto del terreno di gioco, non c'è motivo di mettere da parte affetti, parenti e ricorrenze, forse nemmeno il ragù della domenica o la colazione con la granita. Già, perché a volte il calendario si è permesso il sadico gusto di inserire match alle 11.30 del mattino. Non erano esordienti, ma Serie C. Per amore di colori, città e stemma ci si è passati sopra, ma questa è un'altra storia. 

🅵🆄🅻🅻 🆃🅸🅼🅴 In nove uomini, di cui tre in stato febbrile e in attesa dell’esito del tampone. Siamo scesi in campo. Noi a testa alta! Ma questa non è la nostra sconfitta. Oggi perdiamo tutti! #CASERTANAviterbese

Pubblicato da Casertana F.C. su Domenica 20 dicembre 2020

"E se tu non ci fossi, a chi importerebbe di tutto questo?", eccolo invece il fulcro della questione. Paul Ashworth, in Febbre a 90, si sveglia nel cuore della notte, va a bere e, in mezzo a un milione di riflessioni, si pone la domanda a cui probabilmente è giunto il momento di rispondere. Non so quanti mi troveranno d'accordo, eppure da un paio di mesi il sabato sera ho iniziato a guardare Ballando con le stelle e i vari talk hanno sostituito nel palinsesto ideale gli infrasettimanali d'Europa. Il calcio dell'immaginario collettivo vive di passione e colori, di canti e bandiere, in una sola parola di gente. A cinque anni vidi la prima partita dal vivo, serie D: stadio pieno e occhi innamorati all'istante di frastuono e facce tirate per gioia o disperazione. Il resto, calciatori compresi, fu consequenziale e rigorosamente successivo. Nessun bimbo, statene certi, sarà stato sedotto dall'ostinazione di giocare ad ogni costo Casertana - Viterbese e, a dirla tutta, nemmeno dalle luci accese di un Juventus - Napoli fantasma.