Il Responsabile Unico del procedimento, Salvatore De Francesco ha rotto gli indugi, non è arrivata una risposta “risolutiva” ma indicativa sul procedimento relativo all’affidamento pluriennale dello stadio “Franco Scoglio”. Dopo giorni di valutazioni si è “pronunciato” lunedì mattina, o meglio dire ha risposto alle recenti sollecitazioni tramite pec dell'Fc Messina, chiedendo integrazioni e ulteriori incartamenti sulla scia di quanto evidenziato nell'ormai nota “relazione Vermiglio”. Che parla abbastanza chiaro sulle criticità emerse su alcuni punti dell'unica proposta presentata al Comune, accentuando le difficoltà del dirigente nello scegliere la strada da seguire. La patata bollente è in questa fase proprio nelle mani del Rup, per etimologia e definizione responsabile principale dell'iter relativo sia al procedimento di assegnazione che di tutte le fasi successive di esecuzione del contratto e dunque il soggetto su cui pendono (e penderanno) le responsabilità quando la gara definitamente si chiuderà. I tempi, però, sembrano allungarsi. Adesso il Football Club avrà sette giorni di tempo per rispondere ai punti indicati da De Francesco, poi si procederà a una nuova analisi. I consulenti della società si sono subito messi a lavoro per produrre le risposte necessarie in tempi brevi e, intanto, hanno informalmente cercato di mantenere i rapporti “politici” vivi con l'Amministrazione per i passaggi successivi. 

COMUNQUE VADA... - Sullo sfondo, una marea di voci più o meno attendibili ma anche corsi e ricorsi storici. Responsabilità e rischi. Da una parte scontato che un'eventuale fumata nera porterà l'unico offerente a ricorrere alla vie legali. Basti ricordare cosa accadde nell'era Franza, quando venne firmata una convenzione pluriennale per lo stadio, poi ritirata in autotutela dal Consiglio comunale e l’allora Fc Messina Peloro, insieme a Mondomessinaservice, intentarono una causa per danni al Comune richiedendo oltre 150 milioni di euro, tra l’altro inclusi nella massa debitoria di 500 milioni che portarono la città sull'orlo del default. Dall'altra non si può escludere (tutt'altro) che, quanto già evidenziato dalla Commissione di gara e poi ribadito più apertamente dal consulente esterno del Rup (l’esistenza di un grado rilevante di rischio per il Comune, che necessita costante monitoraggio, soprattutto preventivo), potrebbe comportare un'eventuale azione di carattere amministrativo nei confronti di funzionari o organi politici (in caso di firma) del Comune. 

DECIDONO LE PROCEDURE, NON GLI STATI D'ANIMO - Anche la città sembra divisa in fazioni, come purtroppo spesso accade, e il calcio non fa eccezione. Personificazione e polarizzazione estrema delle posizioni, dimenticando che stiamo parlando di un bando di gara, in cui sono le normative e i disciplinari a indicare il cammino, non gli stati d'animo, le pressioni, le euforie del momento così neppure i presunti accanimenti. “La pensi così perché sei da quella parte” oppure “Cosà, perché sei dell'altra”: si sbaglia in partenza. Il bene è pubblico, di proprietà del Comune e dunque dei cittadini, se gli organismi preposti hanno scelto di prendere altro tempo, evidentemente avranno bisogno di ulteriori approfondimenti per accertare che tutto sia in linea con i criteri indicati dalle normative in questo ambito così anche dallo specifico disciplinare.

IL FALLIMENTO E' PROGRAMMATICO - Per il resto, sul bando in sé, prescindendo dall'unico partecipante alla procedura, abbiamo più volte ribadito, coi nostri articoli negli ultimi mesi, come le criticità fossero nel metodo scelto più che nel merito della procedura. Tanti aspetti non quadravano, ma allora fummo tacciati di faziosità (?). Il bando non ha attirato gruppi finanziari o realtà economiche da tutto il mondo, così come, nel 2017, non ci fu la fila per acquisire il titolo spettante a Messina in Serie D. Questo tipo di procedure per la gestione e l’investimento è stato applicato ed è andato a buon fine in realtà calcistiche mature e di livello alto, sia in Italia che all’estero, mentre il bando prodotto qui a Messina ha portato ad una offerta unica con caratteristiche tipiche di chi si candida a fare da “intermediario- promotore”, invece di essere un “investitore-gestore”. In mancanza di una società sportiva forte e radicata da tempo ad alti livelli, sarebbe stato meglio, forse, che l’ente avesse progettato interventi di ristrutturazione e di manutenzione programmata, magari trovando finanziamenti (come fatto poche settimane fa a Catania) oppure chiesto, a chi fosse interessato alla gestione, di presentare una offerta per la realizzazione e la gestione di un tipo specifico di progetto. Valutazioni ancora attuali, che attengono certamente al passato ma potrebbero tornare utili anche in futuro per gli altri impianti cittadini che attendono una sistemazione. E aprono anche una finestra su eventuali responsabilità politiche. Ad esempio sull'opportunità di lasciar definire il bando a un assessore (Scattareggia) per poi cambiarlo dopo un mese (con l'avvento di Gallo, che sembra avere tutt'altra idea sul modello di esternalizzazione degli impianti ma anche sulla vicenda concerti). 

SPICCIOLE CONSIDERAZIONI - Le valutazioni, le posizioni, oggi appaiono molto semplificate. “Proviamoci, al massimo se le cose dovessero andare male, ci sono tutti i mezzi per far fuori gli inadempienti”. Fosse così semplice...Chiunque conosca un minimo di amministrazione pubblica sa bene che chiavi in mano, poi si aprono le strade di contenziosi, diatribe, anni di carte e richiami. Il campo Bonanno docet, per chi è al corrente della storia recente della struttura sportiva dell'Annunziata, ma lo stesso San Filippo è stato oggetto di verifiche "sanguinose" per le casse comunali. Così come il “Celeste” del quale abbiamo parlato a proposito delle famose compensazioni o di proroghe non formalizzate. I rilievi, il fermo di queste settimane è stato poi tacciato come spicciola burocrazia che frena super investimenti e speranze di sviluppo sulle quali non vogliamo assolutamente pronunciarci (se divenissero realtà, non potremmo che esserne felici). Ma resta il fatto che un'Amministrazione deve avere piena contezza documentale per avviare un'intesa che durerà 99 anni, non giorni! E se la Commissione di gara si pronuncia positivamente ma con l'avvertimento di controllare che nel tempo quanto detto venga rispettato, il Rup chiede a un consulente se vi sia la sostenibilità programmatica e quest'ultimo risponde di non avere trovato elementi sul piano economico-finanziario per poter procedere a un periodico controllo, non sembra poi una follia prendersi ancora qualche giorno per decidere. E questo è solo uno degli aspetti rilevati nella “relazione Vermiglio” su cui si è concentrato il Rup. I tempi? Li detta il Comune che, come per primi abbiamo evidenziato, richiamando l'originario bando, non è vincolato in alcun modo verso il concessionario sino alla firma finale sul contratto e può, in qualsiasi momento, procedere alla revoca senza procedere all'affidamento se non ritenesse adeguata l'offerta sul piano prospettico. Tutto il resto è contorno.

SOGNI VS SOSTANZA - Perché non un “Franco Scoglio” rinnovato? Perché non permettere di provare un'alternativa diversa dal “mai peggio di così” odierno?  Nessuno, crediamo, voglia permanere nella mediocrità o speri che il San Filippo resti in condizioni indecorose. Ma ci sono delle procedure da rispettare e indicazioni da seguire, altrimenti se qualcuno avesse un sogno da realizzare, potrebbe tranquillamente comprarsi un terreno e costruirselo su misura con tutti gli investitori del caso, palesi o segreti. Tutti amano i sogni, ma nei bandi contano le carte.

Sezione: Fuori Campo / Data: Mer 26 maggio 2021 alle 18:03
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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