Rimandati tutti i recuperi del girone I, la Serie D resta nel limbo

Tra gare rinviate a data da destinarsi, nuovi positivi, contributi una tantum per i tamponi, il girone I è fermo, in attesa dei nuovi protocolli
13.11.2020 19:14 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Rimandati tutti i recuperi del girone I, la Serie D resta nel limbo

Continua la sospensione del campionato di serie D, deliberata ufficialmente il 5 novembre, ma il girone I non riesce a completare i recuperi fissati dal calendario emanato dalla LND. Gelbison-Città di S.Agata si doveva giocare domenica prossima, ma è stata rinviata a data da destinarsi a seguito della reiterata positività dei calciatori cilentani, mentre Troina-Roccella è stata spostata di una settimana al 22 novembre. Intanto, aumentano le squadre con elementi portatori conclamati del Covid 19, visto che la serie di tamponi molecolari eseguiti oggi dal San Luca ha confermato che dieci calciatori del gruppo allenato da Ciccio Cozza sono positivi, mentre permangono incertezze sul Castrovillari, ultimi avversari in ordine di tempo dei giallorossi reggini.

Un intrecciarsi di complicazioni che la Lega deve cercare di risolvere evitando atteggiamenti pilateschi come quello del contributo una tantum da 3.000 euro per l’esecuzione dei tamponi in serie D, che, considerando il numero di squadre interessate e il costo medio di un tampone rapido (20 euro) rappresenta una goccia nell’oceano di spese per società che non hanno entrate di alcun tipo e, per essere competitive in un campionato che di dilettantistico ha solo la denominazione, devono investire somme considerevoli.

Più che probabile l’emanazione di un nuovo protocollo dopo il regolamento pubblicato a settembre, che aumenti il numero minimo di positivi per squadra (tra over ed under) superato il quale si possano invocare le cause di forza maggiore e rinviare le partite senza conseguenze, ma, in mancanza di contributi congrui, con il coinvolgimento dello Stato o del calcio professionistico, sarà molto difficile che la stagione si concluda in modo consueto e, soprattutto, entro il 31 maggio.

Le conseguenze per i calciatori, legati ai rimborsi spese, in caso di soste prolungate o di possibili sospensioni dell’attività potrebbero essere piuttosto serie, considerando il fatto che molti di loro vivono con un reddito mensile di poco superiore ad un impiegato reso incerto da società che definire precarie è un delicato eufemismo. Nella speranza che l’emergenza Covid si allenti, bisogna augurarsi una improvvisa illuminazione da parte di chi dirige il calcio italiano. Un auspicio piuttosto ambizioso, considerando che fino ad oggi, il settore dilettantistico è stato solo una mucca da mungere in sede elettorale e non la base e serbatoio dell’intero movimento.