Mi sento realmente fortunato, perché sono riuscito a lavorare senza gravare sulla mia famiglia e a togliermi tante soddisfazioni sia da un punto di vista umano che professionale. Penso di essere cresciuto tanto, ma il meglio deve ancora venire. Le esperienze all’estero mi sono servite, mi diverto e sono felice, ma un giorno mi piacerebbe tornare in Italia per dimostrare il mio valore”.

Sono queste le dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni da Antonio Stelitano, nato in riva allo Stretto il 22 ottobre del 1987, 179 centimetri di altezza per 73 chilogrammi di peso, terzino destrogiramondo”, cresciuto nelle fila del glorioso Real Messina. Nella stagione 2006-2007 la sua prima esperienza nel massimo campionato dilettantistico con la maglia del Giarre (14 presenze in Serie D). A vent’anni l’esperienza friulana nel campionato di Eccellenza con la maglia del Palmanova (22 presenze), poi il ritorno al Sud alla Taurianovese, sempre in Eccellenza (24 presenze), prima della grande occasione siciliana con l’Igea Virtus, nel campionato di Serie C2. In maglia giallorossa, con il team del Longano, Stelitano collezionò 23 presenze realizzando anche il suo primo gol tra i professionisti: “Non dimenticherò mai l’esperienza vissuta a Barcellona Pozzo di Gotto – dichiara il giovane atleta messinese –. Ho conosciuto tantissime persone che ancora oggi sento e ho avuto l’onore di giocare in una piazza importantissima. E’ stata la mia prima esperienza tra i professionisti e ho avuto anche la soddisfazione di andare in gol. Ricordo con grande affetto tutti i tifosi che ci seguivano sempre, in casa e in trasferta, erano veramente straordinari, un pubblico incredibilmente caloroso”.

Tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006 Antonio Stelitano fu ad un passo dal tesseramento con il Messina, ma tutto saltò a causa di un cavillo burocratico: “Ho fatto un provino dopo essermi allenato per oltre due mesi con la formazione Primavera dell’allora tecnico Stefano Sanderra e ho avuto anche la fortuna di essere stato aggregato in diverse occasioni alla Prima Squadra di mister Bortolo Mutti per qualche tempo e di giocare qualche amichevole con i miei idoli di allora Carmine Coppola e Arturo Di Napoli, oggi entrambi miei cari amici, e con tutti quei calciatori che sono entrati nella storia del Messina giocando in Serie A. Il provino andò bene, ma la federazione bloccò il mio trasferimento perché non era consentito accasarsi tra i professionisti con la sessione di mercato già chiusa. Ogni tanto penso a come sarebbe cambiata la mia carriera calcistica se fossi passato al Messina – continua Antonio StelitanoResta un grande rammarico, però mi sono rimboccato le maniche e ho deciso di ripartire dal basso. Proprio tra Eccellenza e Serie D ho imparato tanto, ho compreso i veri valori dello sport e del calcio e ho capito che se vuoi arrivare in alto devi faticare il doppio e correre più degli altri. Non smetterò mai di ringraziare il Signore per quello che mi ha dato, ho fatto tanti sacrifici e ho dovuto sgomitare da solo con l’appoggio della mia famiglia e della mia forza interiore. A Messina è molto difficile emergere, soprattutto per un giovane, ma quella delusione mi ha fortificato parecchio, lì ho capito che le potenzialità c’erano e che potevo realmente giocare a calcio”.

Dopo un ottimo campionato nelle fila dell’Igea Virtus, per Antonio Stelitano si presentò la grande occasione, il Sudamerica, più precisamente, l’Argentina: “Ho deciso di emigrare, fu un vero e proprio colpo di testa, che però mi ha reso forte. Sono partito dall’Italia senza sapere mezza parola di spagnolo, senza conoscere nessuno, completamente da solo e lontano dalla mia famiglia – racconta il terzino destro ex Real Messina –. La voglia di fare il calciatore, però, era più grande di ogni cosa. Come si presentò questa occasione? La fortuna, a volte, bisogna cercarsela da soli. Nell’Igea Virtus arrivarono in prova diversi calciatori argentini, con un agente che si presentò spesso in Sicilia per assistere agli allenamenti. Entrai in contatto con lui, ci siamo scambiati il numero di telefono e l’indirizzo e-mail, così al termine della stagione mi contattò per propormi un’esperienza all’estero, in Argentina, nel campionato di Serie C”. La squadra era l’Atletico Union Arrojo Seco, con cui collezionò 14 presenze: “L’esperienza argentina è stata più che positiva e molto formativa – dichiara Antonio Stelitano –. Giocai in un paese vicino Rosario e mi trovai molto bene, attirai anche le attenzioni di tanti addetti ai lavori, le mie prestazioni furono molto apprezzate”.

Dopo l’esperienza Sudamericana, il ritorno in Italia con la maglia del Cittanova Interpiana, nel Girone I del campionato nazionale di Serie D: “Tornai in Italia quando ci fu l’opportunità di giocare l’ultima parte di stagione, grazie al Direttore Sportivo Paolo Campolo e a Pedro Pablo Pasculli, ex Campione del Mondo argentino. Giocai anche contro il Messina, prima della chiamata dalla Romania”. Questa volta in massima serie: “Firmai con la compagine rumena del Turnu Severin, in Serie A, ma grazie ad un talent scout, in un momento di crisi della società rumena, trovai un accordo con il Parma assieme al centrocampista messinese Francesco Calcagno, mio caro amico, ex Licata, Reggina, Milazzo e Messina, attualmente al Savona, in Lega Pro, con Arturo Di Napoli”.

Dopo l’esperienza rumena, dunque, la realizzazione di un sogno. Un contratto da professionista con il Parma: “Sono partito dal nulla, non avevo niente, e arrivai a conquistarmi un contratto con il Parma – dichiara Antonio Stelitano - Quello che mi fa enormemente piacere è che la mia storia ha avuto anche un discreto risalto a livello mediatico, soprattutto nazionale, con televisioni del calibro di SKY che hanno fatto servizi su di me e un libro in cui sono stato citato. Sono partito dal basso, ho segnato in Serie C2 con la gloriosa maglia dell’Igea Virtus e mi sono tolto tantissime soddisfazioni”.

Grandi emozioni, tra le quali la vittoria di un campionato nella Repubblica Dominicana: “Andai al Moca, in Serie A. Era una squadra veramente molto competitiva, avevamo il giocatore dominicano più forte in assoluto e diversi nazionali haitiani, in linea di massima il livello era paragonabile alla nostra Lega Pro. Collezionai 10 presenze e in più disputai tutte le gare dei play-off per assegnare lo scudetto, giocai titolare, ottenendo anche la vittoria del campionato, una bellissima soddisfazione e una grandissima emozione. Tra l’altro lì ricevetti un’accoglienza grandiosa, anche all’aeroporto, tifosi incredibilmente calorosi, tante trasmissione sportive che mi invitavano spesso, con gli appassionati pronti ad aspettarmi all’uscita per chiedere foto e autografi”.

E una volta terminato il campionato cosa è successo? “L’intenzione era quella di cercare una sistemazione in Lega Pro, c’è stato un contatto con il Cosenza, ma poi le certezze erano poche e il mercato stava chiudendo, così optai per la Spagna, mi mancava questa esperienza – dichiara il calciatore messinese –. Adesso gioco nel Buelna, in Serie C spagnola. Come mi trovo? Alla grande, ho iniziato il campionato da titolare, fin qui 2 presenze dopo 2 giornate, purtroppo siamo reduci da una sconfitta contro il Racing Santander B. Ci sono squadre molto interessanti, divise in gironi in base alla regione di appartenenza. Il livello? E’ tanto che non gioco in Italia in Serie C, non saprei, anche se quando posso colgo sempre l’occasione per guardare qualche partita del Messina in streaming, su internet. A parer mio, in Spagna, da un punto di vista tecnico sono superiori, mentre in Italia siamo più cattivi e tattici, molto abili in fase difensiva piuttosto che a giocare la palla. Il livello è comunque ottimo secondo me, ma non so dirti se superiore o inferiore rispetto al campionato italiano”.

E si ritorna al passato, ai ricordi legati alla maglia dell’Igea Virtus: “Auguro a loro e a tutti i suoi tifosi di tornare al più presto in ben altre categorie e nei palcoscenici che meritano – dichiara l’ex giallorosso –. Inoltre, mando un grande abbraccio al Dirigente ed ex capitano Giuseppe Alizzi, sono molto legato a lui, una persona fantastica che conosce molto bene la piazza e l’ambiente e che darà il massimo per questi colori e per la tifoseria. Sono arrivato a Barcellona Pozzo di Gotto in punta di piedi, ero molto giovane ed ero ancora inesperto. Ho svolto il ritiro ad Assisi con la compagine siciliana e ricordo che nel mio ruolo c’erano giocatori di grande esperienza, reduci da campionati di alto livello e da categorie decisamente superiori. Andai molto bene nei test fisici e atletici, quasi doppiai i miei compagni e si resero conto che anche se venivo dall’Eccellenza la fame e la voglia di emergere erano da Serie A. Dopo circa un mese dall’inizio del campionato guadagnai il posto da titolare e giocai in pianta stabile, nonostante cambiammo diversi allenatori, fu un’esperienza incredibile per me, che non dimenticherò mai. Sto seguendo ancora oggi l’Igea Virtus, lo scorso anno ha fatto un bel campionato, peccato per la promozione mancata. Ricordo il grande Antonio Cannavò, attualmente al Rocca di Caprileone, un ragazzo che stimo tantissimo. E’ un grande attaccante, spero faccia bene per se stesso e per la squadra, ma merita ben altre categorie. Sono certo che l’Igea Virtus, quest’anno, lotterà fino alla fine e dirà la sua fino all’ultima giornata, può competere per la promozione in Serie D”.

Il terzino destro messinese si sofferma anche sui mesi trascorsi con la formazione Primavera del Messina e sull’attuale momento del team peloritano, reduce da sette punti nelle ultime tre partite, frutto delle vittorie casalinghe tra le mura amiche dello stadio “San Filippo” contro Lecce e Vigor Lamezia, intramezzate dal pareggio esterno allo stadio “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia contro la Juve Stabia: “Della formazione Primavera del Messina ricordo con grande affetto il difensore centrale Antonio Cucinotta, che ha anche vinto gli ultimi due campionati a Messina dopo aver fatto benissimo con la maglia del Milazzo, e l’attaccante Attilio Angotti, che ha esordito anche in Serie B con il Messina, prima di diventare mio compagno di squadra all’Igea Virtus. Sono molto legato a Francesco Calcagno, come ho già detto prima, e a Gaetano Mastroieni, che sta facendo molto bene con la maglia del Città di Messina – continua Antonio StelitanoIl Messina lo seguo sempre, quando posso guardo anche le partite in streaming su internet, anche perché il Messina è la mia squadra del cuore sin da piccolo. Sono contentissimo delle ultime prestazioni dei giallorossi, poi il patron Pietro Lo Monaco non ha bisogno di presentazioni, già il suo nome è più di una garanzia ed è circondato da gente competente come il grande Direttore Sportivo Fabrizio Ferrigno, che ho anche conosciuto personalmente, e da un allenatore come mister Gianluca Grassadonia, che è anche stato un grande giocatore e che in prospettiva penso possa ambire alla massima serie. Non avevo dubbi che dopo una partenza a rilento si sarebbero rialzati alla grande, hanno fatto grandi acquisti del calibro del difensore Errico Altobello, del centrocampista Vincenzo Pepe e dell’attaccante Luca Orlando e possono contare su due grandi leader e due grandi uomini come Rosario Bucolo e il mitico capitano Giorgio Corona. Il Messina deve tornare al più presto in ben altre categorie”.

Una carriera ricca di gioie e dolori. Antonio Stelitano è un ragazzo che ama mettersi in gioco, che si è fatto da solo, con l’aiuto della famiglia e della sua fidanzata. Il suo sogno nel cassetto? Migliorare sempre di più ed affermarsi ad altissimi livelli nel mondo del calcio. E l’Italia? Un capitolo mai chiuso del tutto per il terzino destro peloritano: “Ci penso spesso, mi piacerebbe tornare per far vedere a tutti quanto valgo, ma per me il calcio è un lavoro, oltre che una grande passione, dunque per il momento vado dove trovo maggiori sicurezze sul piano economico e sportivo. Queste esperienze estere, comunque, mi hanno fatto crescere tanto. Sono diventato un uomo e ho imparato a stare da solo. Certo, mi manca casa mia, io sono legatissimo alla mia famiglia, alla mia fidanzata e agli amici di sempre, però grazie a questo lavoro ho imparato altre lingue, altre culture e altri modi di vivere e non so quanta gente alla mia età può dire di aver vissuto da solo in diverse parti del mondo. Viviamo in un momento storico di grande crisi e di grande incertezza, soprattutto per i ragazzi della mia generazione, dunque non posso che ringraziare Dio per quello che ho avuto e che ho ancora oggi. Sono molto religioso e la fede mi ha sempre accompagnato”.

Antonio Stelitano dà un consiglio a tutti i ragazzi che, come lui, sognano di diventare calciatori professionisti: "A tutti coloro che coltivano questo sogno posso dire che per fare il calciatore bisogna fare tantissimi sacrifici e rinunciare a tante cose. Si possono anche prendere tantissime delusioni, ma mai mollare, bisogna sempre sapersi rialzare. Nella vita, e dunque anche nel calcio, tutto può cambiare da un momento all’altro, nel bene o nel male. Non bisogna vivere di illusioni e mai aspettare che la fortuna ti venga a cercare, perché bisogna andarsela a prendere. Consiglio anche di studiare, perché è importante. Spero di aver lasciato un bel ricordo a Messina e in Sicilia. Per il momento penso a fare bene con la maglia del Buelna, in Spagna. Qui mi hanno spalancato le porte e mi sento voluto bene da tutti, ho dei compagni di squadra che sono dei bravissimi ragazzi e con l’allenatore e il presidente mi trovo alla grande, sono persone fantastiche. Io sono sempre stato un ragazzo umile e semplice, che si è sempre impegnato e ha sempre dato il massimo in ogni situazione. Faccio il lavoro che ho sempre sognato sin da bambino e che amo, mi sento un ragazzo fortunato. Spero di migliorare ancora tanto e di togliermi grandi soddisfazioni attraverso questo sport, perché è la mia più grande passione, tanto da aver girato il mondo pur di giocare a calcio”.

Il messinese Antonio Stelitano chiude con un messaggio rivolto ad un altro calciatore: “Mando un grandissimo abbraccio ad un ragazzo, Daniel Leone, portiere della Reggina, so che ha subito un’operazione molto delicata e gli faccio un grosso in bocca al lupo. Personalmente non lo conosco, ma ho sentito parlare bene di lui e gli auguro di tornare in campo il prima possibile”.

Sezione: Il focus / Data: Mar 21 ottobre 2014 alle 00:00
Autore: Fabrizio Bertè / Twitter: @fabrizioberte
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