“Non mollare mai” recita uno dei cori più antichi delle curve di tutta Italia ed il Messina ieri al “Franco Scoglio”, dopo essere andato al riposo sotto di due gol contro la seconda in classifica, è riuscito a mettere in pratica questa invocazione, realizzando tre reti in poco più di mezz’ora, fermandosi al pareggio solo per l’intervento del signor Lovison di Padova, che ha interpretato l’azione di Emmausso, come “tentativo di giocare il pallone che è vicino quando questa azione impatta sull’avversario”, così come recita la regola sul fuorigioco.
Inutile andare a disquisire su quanto visto in quella occasione, nel momento in cui il risultato era sullo 0-2, nessuno può dirci se la rimonta si sarebbe compiuta con le reti di Emmausso e Zunno, ma resta il rammarico per un provvedimento arbitrale allo stato dei fatti penalizzante per il Messina. Poco male, se guardiamo al complesso della gara contro il Picerno, che ha dato diversi spunti interessanti di riflessione.
Innanzitutto, la capacità degli uomini di Modica (voto 6,5 per il match di ieri) nel non lasciare scappare via l’avversario, restare compatti, non soffermandosi sugli episodi ma badando a costruire qualcosa di concreto, per poi ricorrere ai cambi giusti, entrare in campo nella ripresa con un piglio più battagliero ed aggredire il Picerno fino al 2-2, senza rinunciare, durante gli ultimi 20’, incluso recupero, a mettere in saccoccia il colpo del ko.
Una dimostrazione di forza che mette momentaneamente in archivio lo stop amaro di Giugliano, mantiene intatte le chance di agganciare la zona playoff, lasciando a distanza abbastanza rassicurante lo spauracchio dello spareggio per la permanenza.
La gara è stata caratterizzata da un’ottima prova collettiva dei giocatori in maglia giallorossa, ma spicca indubbiamente il lampo di genialità e tecnica espresso da Marco Zunno (7,5) al minuto 76’ quando la sforbiciata del numero 11 ha concretizzato il 2-2 finale. La partita del talentino di proprietà della Cremonese è arricchita dal repertorio ormai usuale di scatti, controlli perfetti, dribbling sguscianti, palloni recuperati, concludendo la gara nella posizione di punta centrale. L’altro marcatore giallorosso è stato Michele Emmausso (7), non a suo agio sul fondo pesante, ma sempre capace di ritagliarsi diverse giocate qualitativamente alte, fino alla zampata da opportunista che ha riaperto il match al 68’, con un finale in crescendo.
Ermanno Fumagalli (7) è determinante nel chiudere lo specchio della propria porta due volte nel primo tempo, nulla può sul gol di testa, mentre riesce ad opporsi solo d’istinto sulla prima marcatura picernese, non riuscendo a deviare la traiettoria. Molto bene Franco (7) soprattutto nel secondo tempo, quando il Picerno doveva fare a meno di Gallo, motore e mente della manovra lucana, e a centrocampo servivano cuore e fosforo, miscela completata con l’arrivo dalla panchina di Frisenna (6,5) gamba forte e uomo assist, al posto di un incerto Firenze (5,5), in difficoltà con il manto erboso pesante. I gol del Messina, ma anche alcuni pericoli importanti nel primo tempo, arrivano dalla catena di destra, dove Lia (6) e Rosafio (6,5) si spendono in una serie di scambi rapidi marchio di fabbrica del cosiddetto gioco “modichiano”, venendo innescati spesso da lanci lunghi e calibratissimi partiti dai piedi di Franco o, più spesso, Dumbravanu (6,5), la cui valutazione comprende le giocate di alta scuola fatte palla al piede, il senso dell’anticipo sia aereo che con i piedi, ma anche le due incertezze in cui rimane coinvolto sui gol del Picerno. Sul primo si pianta a terra in un goffo tentativo di scivolata per chiudere Santarcangelo, sul secondo resta vincolato al compito di presidiare la propria zona e non legge la traiettoria aerea proveniente da lontano, anche abbastanza lenta. In ogni caso, il voto complessivo rimane abbondantemente sufficiente, perché questo ragazzo moldavo sta dimostrando un progresso costante in ogni prestazione. Meno bene, invece, gli altri due compagno di reparto arretrato, perché Polito (6) strappa la sufficienza solo per l’impegno e qualche recupero attento, ma mette in serio pericolo la squadra con due controlli piuttosto goffi nella propria area proprio dove esistevano le uniche zone del campo in cui risiedeva più acqua. Ortisi (6) alterna buoi recuperi e giocate lucide a qualche errore banale di passaggio potenzialmente letale, poi risolto dai compagni. Il ruolo di punta centrale spetta a due interpreti diversi, considerando l’assenza di Plescia, impiegato solo durante il recupero: Luciani (5,5) paga l’errore di freddezza davanti al portiere nel primo tempo, pur se svolge positivamente il lavoro di sponda e riferimento avanzato per la squadra, ma Zunno in quella posizione si rivela più pericoloso. Infine, i due uomini più attesi presenti in panchina, non deludono al momento in cui Modica li chiama in causa, perché Salvo (6,5) conferma lo spirito propositivo e la corsa del pre squalifica, ma soprattutto Ragusa (6,5) incide in modo determinante nella rimonta, lavorando tanti palloni, creando pericoli ed anche segnando un gol da vero bomber, reso vano dalle interpretazioni arbitrali. Spazio, infine, anche a Scafetta e Plescia dal 90’, troppo poco per essere valutati, anche se il numero 77 trova la chance per mettere l’ultimo brivido sulla schiena di Merelli con una botta al volo che sorvola di poco il sette. Il 3-2 sarebbe stata la ciliegina sulla torta, ma la reazione del Messina, la qualità del gioco, la condizione fisica e mentale evidenziata dai calciatori impegnati in questa partita, infondono serenità nell’ambiente, anche se adesso si entra nella fase realmente cruciale della stagione, quando i punti valgono doppio, iniziando da sabato prossimo a Brindisi, un match ball per uscire definitivamente dalla lotta per la salvezza.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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