Nel post partita del Derby dello Stretto, Alfio Torrisi respinge l’idea di una Reggina “involuta” dopo lo svantaggio e descrive una gara di spinta e presenza costante nella metà campo avversaria: “ho visto una Reggina padrona del campo per 95 minuti”, intensa e senza pause.

Ma il passaggio più interessante per la lettura “messinese” riguarda l’assetto e l’interpretazione del Messina. Torrisi attribuisce le difficoltà di rifinitura soprattutto al modo in cui i giallorossi hanno difeso una volta trovata la rete: “il Messina ha fatto la partita che doveva fare”, segnando su un episodio “rocambolesco” e poi abbassandosi in maniera marcata, proteggendo l’area con densità e poche linee di passaggio.

Secondo l’allenatore amaranto, la partita è diventata “un’altra partita” proprio dopo il vantaggio ospite: quando “vai sotto” contro una squadra già predisposta a compattarsi, “si abbassano ancora di più” e servono maturità e pazienza per restare lucidi senza concedere ripartenze. In questo contesto, sottolinea, perdere sarebbe stato “un’ingiustizia tremenda”, anche perché la Reggina ha continuato a crederci fino alla fine.

Torrisi si aspettava un Messina così chiuso, anche alla luce della guida tecnica: “a viso aperto qua non sarebbe venuta”, definendo il tecnico giallorosso “importante” e “di categoria”. Sul piano tattico, evidenzia l’impatto della densità centrale: Ferraro “imbrigliato”, poca profondità concessa e sulle corsie laterali parità numerica che ha reso complicato creare superiorità stabile. Per sbloccare gare così, conclude, spesso serve la giocata individuale.

Nella sua analisi torna anche un concetto-chiave: contro un blocco basso come quello del Messina la priorità è segnare per primi, perché “poi gli spazi si trovano”; al contrario, il gol giallorosso ha “rafforzato” il castello difensivo, rcurva regginaendendo la rimonta più complessa.

Sezione: Avversarie / Data: Dom 15 febbraio 2026 alle 20:02
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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