Sono una parte del Messina che, a metà degli anni 80 nel secolo scorso, fece innamorare una intera città, sotto la guida, non solo in panchina, di Franco Scoglio, orgoglioso di quel manipolo di "bastardi": Vincenzo Di Palma, Alberto Diodicibus, Romolo Rossi e Peppe Catalano si sono incontrati qualche giorno fa nella nostra città, emozionati come quando si abbracciavano per un gol o una vittoria in maglia biancoscudata.
“A Messina ho trascorso anni bellissimi - dice Vincenzo Di Palma, secondo portiere di grande peso e qualità alle spalle di Piagnerelli, Anellino e Paleari nei tre anni a Messina- avevo accanto compagni e calciatori super, poi il compianto Franco Scoglio e una grande tifoseria."
Di Palma, 70 anni, napoletano di Bacoli, ha un rapporto molto stretto con la nostra provincia, vive a Milazzo, ha giocato sia con i rossoblù mamertini e a Barcellona, per poi arrivare, come tecnico dei portieri, anche a lavorare all'interno dello staff di squadre prestigiosissime, dal Parma alla nostra Nazionale Ma le tre stagioni a Messina restano impresse nella sua mente: "Ho ottimi ricordi di quel periodo bellissimo. Adesso credo che a Messina serva qualcuno che voglia davvero investire sui giovani, ma servono strutture adeguate, perché, senza, non si può lavorare. Eventualmente, - afferma Di Palma, uno dei principali allenatori di Gigi Buffon durante la sua carriera - sarei sempre a disposizione per dare una mano e aiutare i giovani a sognare e a raggiungere un obiettivo”.
I tifosi ne storpiavano il nome, si dannavano per qualche errore di troppo sotto porta, ma gli volevano un gran bene, perchè rivestiva perfettamente i panni del cosiddetto "attaccante generoso". Alberto Diodicibus, triestino doc, per i tifosi giallorossi era "dodicibus": “A Messina trovo sempre grande affetto - commenta - vuol dire che abbiamo lasciato un buon ricordo non solo come calciatori, ma soprattutto come uomini. In quegli anni ci siamo divertiti e abbiamo condiviso, con la città e il pubblico, delle grandi soddisfazioni. Seguo sempre le vicende del Messina, spero che torni almeno in Serie B perché questa città merita contesti diversi da quelli attuali”
Peppe Catalano, invece, era il "numero 10" di quella squadra, voluto fortemente da Scoglio che lo portò con sè dall'Akragas e, in quei 4 campionati sotto la guida del tecnico eoliano in biancoscudato, totalizzò 169 presenze, 47 gol e una miriade di gemme calcistiche tra Coppa e campionato su tutti i campi di serie C e B, per poi arrivare in massima serie con la maglia dell'Udinese. Catalano era, nei cori del "Celeste", il "bello guaglione", ma preferisce entrare più nel vivo delle vicende più recenti riguardanti il Messina: “Con i tempi attuali non è facile - spiega - ma se a Messina si creassero le condizioni giuste, il pubblico risponderebbe alla grande. Il presidente Sciotto adesso ha bisogno di aiuto e in questa città ci sono gli imprenditori che potrebbero farlo. Noi ex del Messina speriamo sempre che si possano raggiungere e superare i nostri traguardi, anche perché la piazza calcistica e i tifosi lo meritano."
Catalano arrivò nella stagione 84-85 insieme a Romolo Rossi suo compagno di squadra anche ad Agrigento, con il quale faceva coppia fissa nelle scorribande fuori dal campo, pur restando nell'ambito di quanto consentito in una vita di atleta. E il buon Peppe parla proprio di Romolo, rimasto a vivere nella nostra città: " Qui c’è Romolo Rossi che potrebbe dare consigli e una grossa mano, così come Antonio Bellopede, il nostro capitano, farebbe carte false per venire a lavorare a Messina. Non conoscevo l’iniziativa del crowdfunding, ne parlerò con gli altri e cercheremo nel nostro piccolo di aiutare il Messina. Noi ci siamo sempre stati, peccato che nessuno di noi sia mai stato preso in considerazione per avere un ruolo in società”.
Sul tema si pronuncia proprio Romolo Rossi: “È un discorso vecchio, pure anacronistico. Credo che da quando ho smesso di giocare non ci sia stato feeling con i vari dirigenti. Io dico le cose in faccia, sono una persona limpida e in questo momento avere dentro persone oneste e leali sarebbe un grande successo per qualsiasi società. non è avvenuto, ma io vivo benissimo con i miei anche dopo quarant’anni. È come se ci fossimo lasciati ieri. Qualsiasi uomo di quella squadra avrebbe portato una ventata di novità, ottimismo e lealtà, nel corso degli anni, all'interno del Messina”.
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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