Un articolo apparso oggi sulla cronaca messinese di “Gazzetta del Sud” accende un riflettore sulla questione mai risolta della gestione degli impianti sportivi messinesi. Stadi, palazzetti, palestre costruiti nei decenni scorsi con ingenti fondi pubblici, ma che alle casse comunali hanno solo prodotto costi e contenziosi senza esito positivo.
A Messina, praticamente da sempre, gli impianti sportivi sono affidati alla gestione diretta delle società che li utilizzano, spesso senza una concessione assegnata con bando pubblico e, anche in quest’ultimo caso, senza rispettare gli obblighi fissati per poter usufruire di quel terreno di gioco, palestra, piscina, ecc.
I casi più eclatanti sono reperibili cercando a ritroso nelle cronache giudiziarie o nei contenziosi tra il Comune e queste associazioni sportive o società, quasi sempre fallite a distanza di tempo, oppure che hanno ricorso alla pratica della “compensazione”. In sostanza le fatture relative ai lavori eseguiti per manutenzioni o interventi che dovevano essere a carico del Comune, vengono detratte dai canoni di utilizzo o da altre posizioni debitorie senza essere riscontrate in modo puntuale ed al momento in cui sono state effettuate, conteggiandole, nella stragrande maggioranza dei casi, sulla fiducia.
Risale a poco meno di un anno fa la polemica durissima tra il sindaco Cateno De Luca e gli organizzatori dei concerti, proprio basata sulla mancata verifica dei costi portati in compensazione da chi temporaneamente aveva in uso il “Franco Scoglio” durante il periodo estivo per gli eventi. E’ ovvio, o almeno dovrebbe esserlo in questi frangenti, che il compito di vigilare e controllare sulla veridicità di questi rapporti commerciali dovrebbe essere del Comune, e, quindi, del Dipartimento allo Sport, che, nel corso degli ultimi decenni, malgrado l’alternarsi di giunte appartenenti a tutti gli schieramenti, commissari o assessori di varia competenza e con riferimenti di tipo diverso, è stato sempre gestito con le medesime logiche e con i risultati che tutti i cittadini hanno sotto i loro occhi. Nessun palazzetto cittadino è omologato per il pubblico, l’unico stadio che ha capienza ridotta è il “Franco Scoglio” , e, quindi, non si comprende come le società sportive, tutte dilettantistiche, possano avere un introito per pagare i canoni o i lavori indispensabili a tenere in efficienza i campi sui quali sono obbligate a svolgere attività.
Il sindaco De Luca, nell’ormai mitico “Salva Messina”, due anni fa, destinò zero euro agli impianti cittadini, confidando in un piano di bandi pubblici per assegnare concessioni pluriennali e dare la possibilità ai privati di investire in questo settore. Il risultato è stato una serie di avvisi pubblicati per poco tempo sull’albo pretorio, alcuni ritirati in autotutela, l’assegnazione praticamente in modo diretto e parziale degli impianti alle società che vi fanno attività, l’impossibilità ai pochi privati di acquisire la concessione passando attraverso una reale concorrenza e fornendo le garanzie effettive sul piano della affidabilità per gestire durante un arco di anni abbastanza lungo un bene pubblico.
L’impressione è quella del “vedetevela voi, perché lo sport per questa amministrazione e per la burocrazia comunale è solo un peso”. Un atteggiamento lassista che prima combatte le compensazioni e poi le introduce per palazzetti o stadi, lasciando al buon cuore di chi le utilizza (o alla capacità di sapere “valorizzare” i propri interventi) il compito di renderlo agibile. Ed ecco, quindi, che il Fc Messina, nella sua nota odierna, può, giustamente, affermare di essere al "Celeste" da 18 mesi (di cui il periodo da luglio 2019 a maggio 2020 coperto da affidamento dopo evidenza pubblica), e, sulla scorta della comunicazione da parte del Dipartimento Sport, parlare di interventi effettuati, che, adesso, ex post, toccherà al Comune verificare (non certo alla stampa, che non deve quantificare alcunché su beni pubblici). Oppure l’Acr Messina dovrà precisare che la situazione debitoria nei confronti del Comune evidenziata nell’articolo di oggi dalla “Gazzetta del Sud” comprende somme riguardanti il periodo antecedente a luglio 2017, data in cui la società Acr Messina venne cancellata dai quadri federali e, quindi, nulla può essere richiesto all'attuale Messina di proprietà della famiglia Sciotto.
L’attenzione, quindi, restando sugli stadi messinesi per il calcio, dovrebbe ricadere interamente su come viene gestito a tutti i livelli lo sport nella nostra città e non ridotto alle polemiche tra Fc ed Acr o regolato sulla base delle capacità ad incidere sulla ribalta mediatica. I responsabili per la gestione di un bene pubblico sono chiaramente identificati dalla legge, i poteri di controllo politico-amministrativo spettano al Consiglio Comunale, altre questioni riguardano forze dell’ordine e magistratura. A ciascuno il suo.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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