Seguire una partita casalinga del Messina nell’acquario dello schermo televisivo è una esperienza nuova, ma comunque istruttiva, perché vale la pena avere anche il punto di vista di chi, per scelta o per lontananza, sta vicino alla biancoscudata attraverso la tv oppure uno dei tanti strumenti tecnologici a disposizione.
Fatta questa brevissima premessa, la vittoria del Messina contro il Giugliano è uno di quei risultati essenziali per poter vivere con il minimo sindacale di tranquillità una fase molto delicata della stagione, nella quale, non cogliere i tre punti avrebbe significato restare attardati rispetto al treno delle squadre in lotta per non retrocedere.
Giacomo Modica (voto 6,5) rischia una formazione iniziale insolita rispetto alle aspettative, non è la prima volta nella sua esperienza biancoscudata, ma è lui ad avere il polso quotidiano di tutti i componenti la rosa costruita in estate ed ha piena consapevolezza delle loro caratteristiche e forza di volontà, oltre che della condizione fisica. Il lettore che avrà la pazienza di leggere tutte le valutazioni dei singoli potrà rendersi conto di quali, tra le “puntate azzardate” di mister Modica siano andate a buon fine, ma ciò che conta è il risultato, oltre la prestazione, e i giallorossi sono riusciti a fare conciliare entrambe le componenti, pur non entusiasmando.
Sulla scia della gara sofferta al “Massimino”, tutti coloro i quali sono stati chiamati in causa hanno dato il massimo, pur con esiti differenti, ma l’umiltà e l’impegno non sono mancati, dando anche questa chiave di lettura al confronto vinto contro una delle compagini più sorprendenti in questo primo scorcio di torneo.
Il Giugliano ha dato meno di quanto ci si aspettava? Vero, ma il merito va soprattutto al Messina, capace di lottare su ogni pallone, costruire alcune occasioni da gol, sfruttando il rigore a favore, sprecando altre chance di aumentare il vantaggio e salvandosi, per insipienza degli avversari più che per fortuna, quando gli attaccanti gialloblù hanno avuto la possibilità di battere Krapikas (voto 6, mai impegnato, ma presente).
Una vittoria, quindi, più che meritata, su cui c’è la firma del collettivo e la qualità di alcuni elementi tra cui due che sono spiccati più degli altri: Petrungaro (7,5), confermatosi a buoni livelli, una costante spina nel fianco della difesa campana e voglioso di colpire quando praticamente scippa il pallone dalle mani di Luciani, rigorista contro il Taranto, lo piazza sul dischetto e spiazza Russo, siglando il gol decisivo; Ortisi (7), finalmente tornato quello visto per larghi tratti della scorsa stagione, attento a non dare troppo spazio allo spauracchio Ciuferri e capace anche di recuperare palla per proporsi in avanti con profitto, sfiorando il gol, salvato solo da un recupero miracoloso di Caldore. Il ragazzo di Siracusa, ora, deve confermarsi nelle prossime partite, perché il suo apporto può risultare decisivo nelle rotazioni in questo finale del girone di andata in cui il Messina deve accumulare più punti possibili.
Dalla parte opposta dello schieramento difensivo giallorosso, Lia (7) macina chilometri nelle due fasi, preziosissimo quando la squadra deve sfruttare gli spazi lasciati dal forcing del Giugliano, ma non riesce a concretizzare il raddoppio per precipitazione o scarsa precisione al momenti di concludere. Buona prova di sostanza anche da Manetta (7), messo alla prova soprattutto quando Bertotto mette il doppio centravanti e salva alcune situazioni complicate nella propria area, con l’unica distrazione in avvio di ripresa che poteva costare carissima, quando va fuori zona lasciando la metà campo libera a Njambè. Se nella gara contro la Cavese lo avevamo massacrato nei giudizi, ieri Marino (6,5) si guadagna la pagnotta in modo dignitoso, adattandosi meglio a uno schieramento più guardingo adottato dopo il vantaggio da un Messina votato alla difesa e contropiede.
Qualche nota meno positiva giunge dal centrocampo, dove Frisenna (6) guadagna a stento la sufficienza confermando il momento non proprio felice mostrato nelle ultime giornate, Pedicillo (6,5) si adatta con sacrificio in un ruolo non suo di regista davanti alla difesa, Garofalo (6,5) ci mette sacrificio, dedizione e cattiveria agonistica.
In attacco, già detto di Petrungaro, finalmente si iniziano a intravedere le doti di Re (6,5), sempre in partita e anche pungente, mancando di un soffio la conclusione vincente specie nel primo tempo, mentre Luciani (6) si dedica al lavoro sporco, ma la porta non la vede praticamente mai, problema serio per un centravanti.
La panchina, in questa occasione, dà un apporto fondamentale nel momento cruciale del match, perché tutti quelli subentrati se la cavano in modo più che sufficiente. Mamona (6,5) svolge bene il compito di guastatore, pressando come un ossesso e impegnando severamente la difesa gialloblù quando viene lanciato negli spazi; Rizzo (6,5) si piazza nella difesa a tre sigillando la zona davanti alla propria area in modo efficace; Petrucci (6,5), pur con autonomia ridotta, nei 20’ in cui resta in campo diventa riferimento fondamentale e confeziona un paio di deliziosi suggerimenti non sfruttati dai compagni davanti alla porta avversaria; Cominetti (6,5) dimostra di esserci e di poter tornare utile alla causa, vista la volontà con cui lotta su ogni pallone e si propone come sponda, non sempre con la massima efficacia, ma almeno è vivo e già questa può essere una buona notizia.
Così come bisogna prendere la parte positiva di questa partita e farne tesoro per il prossimo futuro, con gli impegni che attendono il Messina, teoricamente più alla portata, ma insidiosi proprio perché in queste occasioni bisogna dare il massimo con la pressione di dovere ottenere il risultato, anche se il contorno e il contesto in cui si sta dipanando il racconto di questa stagione non invita a nessun entusiasmo. Ma questa, purtroppo, è un’altra storia.
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