Domenica prossima l’Acr Messina inizierà il suo cammino in serie D, tornando dopo soli quattro anni nell’inferno del calcio dilettantistico. I colori giallorossi, che per otto anni sono stati “gestiti” (per modo di dire) dalla famiglia Sciotto, si ritrovano in una condizione molto peggiore rispetto al momento dell’arrivo degli imprenditori di Gualtieri: almeno, nel 2017, la società peloritana non aveva debiti, partiva da zero punti in classifica e godeva di un minimo di entusiasmo ambientale.
Adesso, com’è noto, il Messina dovrà affrontare la stagione con una pesantissima penalizzazione di 14 punti (minimo), la necessità di presentare un piano di rientro economico al Tribunale e un decennio di vergogne che hanno intaccato l’amore della città. E mentre Pietro Sciotto, probabilmente, starà ancora ragionando sul colpevole del suo fallimento, perchè come da abitudini non si è mai ritenuto responsabile delle oscenità mostrate alla città, il rinnovato Acr Messina di mister Romano, domenica prossima vivrà una surreale gara contro l’Athletic Club Palermo, società neopromossa che mira al professionismo nel giro di qualche anno.
Naturalmente, non esistono precedenti tra il Messina e la seconda squadra del capoluogo siciliano, fondata nel 2012 ed arrivata nel massimo torneo dilettantistico nazionale dopo una scalata encomiabile. La società palermitana, infatti, mosse i primi passi portando il nome di una delle circoscrizioni della città, ovvero Resuttana San Lorenzo, militando in terza categoria. Da quel momento, in tredici anni, ha collezionato solamente promozioni, passando dall’ultimo gradino della piramide calcistica italiana alla serie D. Nel giugno 2024, però, arrivò la vera svolta nella storia della società: venne adottata, infatti, l’attuale denominazione, abbandonando quella del popoloso rione della città.
Il nuovo nome, ricalcato su quello della celebre squadra basca dell’Athletic Club di Bilbao, lascia intendere una volontà ben precisa, ovvero quella di consacrarsi come la seconda realtà di Palermo e di perseguire la politica di crescita di giocatori locali. I colori adottati, sempre in quella sede, divennero l’opposto di quelli del “grande fratello”, ovvero il nero-rosa, in modo da essere diversi ma all’interno della tradizione calcistica palermitana. Il grande colpo all'indomani della promozione in serie D, poi, è stato l’ingaggio di Angelo Perinetti, direttore sportivo dall’immensa esperienza che costituirà la base per i prossimi campionati.
Il Messina, domenica prossima, si troverà contro un esempio di programmazione che, in poco più di un decennio, ha trasformato una squadra di terza categoria in una solida realtà siciliana. L’Athletic, dopo i polverosi campi dell’isola, adesso si troverà a sfidare capoluoghi di provincia di mezza Italia e squadre, come lo stesso Messina o la Reggina, che hanno militato per parecchi campionati in serie A. Insomma, l’esatto opposto di quel che, in riva allo Stretto, è stato fatto da chi sbandierava proclami ed è riuscito a distruggere anche quello che era stato prodotto dopo il fallimento della gestione Proto.
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