Pro Favara, Tino Longo: "Ci dicano chiaramente se non si può ripartire"

Il direttore sportivo della squadra agrigentina (in cui milita anche l'ex giallorosso Cocuzza) è duro con le nuove misure del governo: "Anche stavolta neanche una menzione a un settore che ritengono di periferia"
04.12.2020 20:27 di MNP Redazione Twitter:    Vedi letture
Pro Favara, Tino Longo: "Ci dicano chiaramente se non si può ripartire"

L'urlo arriva dalla provincia di Agrigento, ma la voce non è solo quella di Tino Longo, ds della Pro Favara, bensì quella di tutto il calcio dilettantistico che chiede chiarezza al governo su possibilità ed eventuali tempi di ripresa dei campionati regionali e provinciali. Un comunicato forte, in cui il dirigente esprime a chiare lettere il disappunto per un altro giro di misure, con relativo DPCM, in cui le cosiddette serie minori non sono neanche nominate, a fronte di tutti gli investimenti richiesti ed effettuati nei mesi scorsi per permettere una ripartenza che, fondamentalmente, è stata di sole poche settimane. La voce di Longo si unisce ad altre, tra cui quella di Salvatore Cocuzza, ex attaccante del Messina e oggi in forza proprio alla Pro Favara, che nelle scorse settimane aveva invocato a sua volta tutela per le categorie colpite, nella tasca e nella passione, dallo stop forzato.

Riportiamo di seguito il comunicato integrale della Pro Favara:

"L’ultimo DPCM firmato da Conte ed in vigore da poche ore - scrive in una nota il direttore sportivo della S.S.D. Pro Favara 1984 Tino Longo - dimentica ancora una volta un settore del Paese forse ritenuto a Roma di periferia ma che invece occupa un posto importante non solo per l’aspetto sportivo ma sociale: il calcio dilettantistico. Ancora una volta nessun cenno, nessuna parola, nessuno spiraglio sul movimento sportivo che in Italia impegna centinaia di Associazioni e migliaia di atleti e che interessa migliaia di tifosi e sportivi. Un settore che, pur non essendo annoverato tra i professionisti, genera un indotto rilevante: pubblicità, sponsor, addetti ai lavori, fornitori (pullman, ristoranti, alberghi), centri di fisioterapia, trasmissioni televisive e radiofoniche (giornalisti, cameraman, pubblicitari) etc. 
Rimangono ancora fermi, per timore di generare ulteriori contagi, tutti i campionati dall’Eccellenza alla Terza Categoria ma la cosa più grave è che il Governo non indica un potenziale calendario di ripresa con i relativi protocolli. Ci hanno fatto partire in estate facendoci fare notevoli investimenti, adeguando le strutture che utilizziamo, sanificando ambienti e spogliatoi. Ci hanno fatto reclutare tecnici ed allenatori, elaborando un programma annuale e alimentando aspettative nei tifosi. Sapevamo della chiusura degli spalti ma ci avevano illusi per una parziale apertura: con distanziamenti, precauzioni e sorveglianza. Ed invece oggi registriamo il silenzio più assoluto ed il futuro delle società dilettantistiche appare compromesso e segnato. Abbiamo stipulato accordi con giocatori e tecnici prevedendo rimborsi spese, organizzando la logistica (dimore per atleti, mense, fornitura di materiale sportivo, visite mediche). Dal punto di vista atletico, pur prevedendo (unica cosa autorizzata) una preparazione individuale a domicilio o nelle vicinanze delle proprie abitazioni (assurdo tutto ciò) rischiamo di compromettere la stagione e mandare in aria tutto il lavoro fatto da allenatori e preparatori. Sul piano motivazionale si rischia di azzerare il clima di spogliatoio. Sul piano economico una vera e propria catastrofe. Se non ci devono far ripartire che lo dicano a chiare lettere, dedicando un articolo di un DPCM. Almeno svincoliamo atleti ed addetti ai lavori, facciamo disdette di utenze e locazioni e sgonfiamo i palloni di cuoio chiudendoli in armadio. Ma rischiamo di non gonfiarli più!".